27 Ottobre 2004

Consulenti mobilitati sulle cartelle pazze



L` ultimo caso clamoroso è quello dell`Inail, un disguido informatico che in Umbria ha interessato circa 50mila imprese. Ma quello degli avvisi bonari e delle “cartelle pazze“ è un fenomeno ricorrente nella regione. Nella quasi totalità dei casi si tratta di pratiche risolvibili, anche se non sempre è possibile risalire alle cause del disguido. Partiamo con quanto successo lo scorso settembre con l`Inail, con diversi datori di lavoro che si sono visti recapitare lettere attraverso le quali venivano richiesti importi relativi all`addizionale per il danno biologico. Ma, come spiegato anche dall`istituto, non si è trattato di “cartelle pazze“.
«Gli importi indicati sugli avvisi (dai 60 ai 120 milioni, ndr) erano macroscopicamente errati ? spiega Sandro Paiano, presidente dell`Ordine dei Dottori commercialisti di Perugia e Orvieto ? ma solo nella riga finale del documento, mentre nelle righe precedenti erano riportati i dati esatti sulla posizione aziendale.
La cifra finale ha comunque creato apprensione e per questo abbiamo apprezzato la lettera di scuse che la direzione Inail ha inviato all`Ordine per i disagi causati».
Tra gli altri casi riscontrati, quelli degli avvisi bonari dell`Agenzia delle Entrate per Irpef, Irap o Irpeg. In questo caso gli errori derivano, ad esempio, dal mancato abbinamento da parte dell`anagrafe tributaria dei pagamenti tramite modello F24, alcuni eseguiti tardivamente ma regolarizzati con penale e non acquisiti dal sistema informatico dell`Agenzia. «Un`anomalia che spiega l`emissione dell`avviso errato ? aggiunge Paiano ? nei cui confronti i professionisti devono comunque attivarsi per ottenerne l`annullamento». Altre situazioni segnalate riguardano divergenze tra il reddito dichiarato dal contribuente e quello acquisito dagli uffici: «Stiamo cercando di capire l`origine dell`anomalia forse riferibile a problemi della procedura telematica che con l` Agenzia delle Entrate stiamo verificando». Per evitare il fenomeno delle “cartelle pazze“, tuttavia, dal 1998, per dichiarazioni contenenti errori, i contribuenti ricevono le «comunicazioni di irregolarità» che consentono di annullare o correggere gli errori prima dell`iscrizione a ruolo, tramite il pagamento di una sanzione ridotta. «Per snellire il flusso di utenti interessati ? spiega la dirigente, Emilia Teresa Ardolino ? gli uffici regionali delle Entrate hanno creato canali di assistenza privilegiati. Tra questi, gli sportelli dedicati a Ordini professionali, Caaf e Associazioni di categoria attivati grazie a protocolli d`intesa. Sui mancati abbinamenti nell`anagrafe tributaria dei versamenti tramite F24 fatti tardivamente, non può esserci soluzione diversa dall`esibizione della delega di pagamento. Il software a percorso guidato per la compilazione della dichiarazione via telematica, invece, consente di evitare sia errori formali che di calcolo».
Meno frequenti i casi che coinvolgono l`Inps con le richieste di pagamento che, talvolta, si sono però rivelate fondate interessando più i soci di società di persone o i titolari di ditte individuali, che situazioni contributive riferibili alle aziende per i dipendenti. «Le richieste di pagamento più frequenti ? spiega Paiano ? derivano da errati conteggi o rettifiche nel reddito che hanno portato ad aumenti della base imponibile che interessano anche la parte contributiva».
Anche le associazioni dei consumatori si sono mobilitate. Tra i casi seguiti negli ultimi mesi dal Codacons Umbria, ad esempio, c`è quello di un`attività commerciale di generi alimentari cui è stata recapitata una cartella relativa a diritti annuali per gli anni 1994, 1995 e 1998-2000. L`esercizio in realtà era stato cessato nel 1983 e per annullare le cartelle l`associazione ha intrapreso un`azione di fermo amministrativo. «L`aspetto negativo del sistema ? fa notare Carla Falcinelli , presidente del Codacons Umbria ? è che pur essendo in regola, sono i contribuenti a doversi attivare per far pervenire agli organi competenti le informazioni esatte per tentare di risolvere le questioni». Lo stesso iter è stato attivato per annullare la cartella relativa alla tassa automobilistica del 1996 ma riferita a un veicolo posseduto fino al 1987, anno in cui il cittadino si disfaceva del veicolo in seguito ad incidente. Proprio il bollo auto è stato al centro di un vero e proprio caso amministrativo lo scorso anno, con 130mila avvisi bonari recapitati ai contribuenti (su un totale di 700mila auto circolanti in Umbria) e oltre 32mila ricorsi. Richieste che nel 90% dei casi si sono rivelate fondate.

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