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15 Novembre 2012

Consiglieri senza controllo

Consiglieri senza controllo

POTENZA – Se la legge stabilisce che i controlli siano soltanto «opzionali » dopo tutto perché farli? Se controllore e controllato coincidono anche uno studentello svogliato di giurisprudenzapotrebbe malignare che il conflitto d’ interessi non può portare che a crucci di questo genere. Fatto sta che ai piani alti del parlamentino lucano dopo cinque anni di “self-control”, il dilemma si sarebbe materializzato e la soluzione si sarebbe imposta con una semplicità rassicurante: girarsi dall’ altra parte. Mentre prosegue il lavoro di carabinieri e guardia di finanza sui rendiconti e la documentazione giustificativa dei rimborsi per le spese di segreteria e rappresentanza dei consiglieri regionali per il 2010 e il 2011 dagli uffici del palazzo di via Anzio continuano a trapelare scomode verità, oltre alle indiscrezioni sul lavoro degli investigatori. Così si scopre che durante tutta la scorsa legislatura, dal 2005 al 2010, su scontrini e fatture presentati per i costi sostenuti per «l’ esercizio del mandato senza vincoli di mandato» non è stata una effettuata una sola verifica. L’ Ufficio di presidenza guidato dalla democratica Maria Antezza avrebbe semplicemente ignorato la questione fino alla sua elezione in Senato, segnata dall’ “equivoco” sulla doppia indennità percepita per diversi mesiassieme adaltri ex consiglieri finiti sui banchi del Parlamento senza che nessuno dalle parti di via Anzio muovesse dito. Sulla questione è intervenuta la Corte dei conti condannando per omissione di controllo i reduci dell’ Ufficio dove al posto di Antezza si sarebbe insediato il centrista Prospero De Franchi. L’ andazzo, tuttavia, sarebbe rimasto pressappoco lo stesso, con una sola differenza: mentre prima la questione controlli sui rendiconti del rimborso per le spese di segreteria e rappresentanza era stata ignorata tout court, De Franchi avrebbe suggellato la decisione di non effettuare verifiche in tre distinte sedute, come da verbali rimasti agli atti: quella del 18 aprile 2009, quella del 23 dicembre del 2009 e quella del 15 febbraio del 2010. Come sia andata a finire è venuto a galla grazie all’ onda lunga degli scandali esplosi in diverse regioni italiane, che in Basilicata ha raccolto anche un precedente per cui proprio De Franchi assieme ai suoi due vice Franco Mollica e Giacomo Nardiello si trovano tutt’ ora a processo con l’ accusa di truffa sui rimborsi per le trasferte casaConsiglio, avendo dichiarato diessere residenti fuori Potenza pur essendo comodamente domiciliati in città. L’ arrivo di un nuovo dirigente all’ ufficio Risorse finanziarie del Consiglio è coinciso col ripristino dei controlli da parte dell’ Ufficio di presidenza guidato da Vincenzo Folino, a cominciare dall’ ultimo semestre della vecchia legislatura. Ma qui è accaduto quello che nessuno poteva prevedere. «L’ ufficio competente ha fatto presente che per ragioni attinenti alla genericità della normativa e alla mancanza diprecisi riferimenti in base ai quali effettuare i controlli non era possibile procedere». E’ la giustificazione formale dell’ apparato. In sostanza dev’ essere bastata un’ occhiata di sfuggita perche la dottoressa Maria Teresa Lavieri si accorgesse che c’ era qualcosa che non andava, chiedendo che in presidenza Folino, i suoi vice e i segretari, rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio approvassero un nuovo regolamento di giustificazione del rimborso per i costi di “segreteria e rappresentanza”, introducendo anche un lungo elenco di spese non ammissibili. Basta leggerlo per capire lo scandalo che a via Anzio si è cercato di tenere nascosto, che ora ri schia di trasformarsi in una maxiinchiesta sulla casta del parlamentino lucano come non se n’ è mai viste. «Lampadari, lampade da terra, da tavolo, tende, suppellettili, tappeti, portasciugamani, portasapone, eccetera». O ancora: «Gadget ealtrioggetti simbolici quali targhe, coppe e medaglie». Poi «soggiorni in alberghi» di categoria 4 stelle superiore. Acquisto di riviste e «documentazione non strettamente pertinente all’ attività di consigliere». Bollette di utenze, telefoniche e altro, intestate a terze persone. Banchetti e «spese per arredo», che non sia lo stretto necessario per un ufficio decoroso, e magari -una volta terminato il mandato – segue l’ ex consigliere regionale fino alla sua privata dimora. Dato che le cose stavano in quel modo – ossia i controlli erano in pratica aboliti – non ci sarebbe più nulla di cui stupirsi. PALERMO – Per palesare la rinuncia ai rimborsi elettorali dopo il voto in Sicilia, il Movimento Cinque Stelle aveva organizzato un evento simbolico davanti al palazzo del Parlamento, ma un errore nel calcolo dell’ importo e alcune inesattezze nella lettura della legge sui contributi pubblici hanno trasformato l’ iniziativa “anticasta” dei grillini in polemica politica. La scelta, tuttavia, è netta: il movimento non percepirà un solo euro, lasciando il contributo previsto per legge nelle casse del ministero del Tesoro. In preparazione dell’ iniziativa, i grillini, che all’ Ars contano 15 deputati, avevano preparato un assegno gigante con l’ intenzione di consegnarlo simbolicamente all’ Assemblea regionale, con tanto di lettera di rinuncia, trasmessa alla Camera dei Deputati. L’ importo calcolato era di 1,42 milioni di euro. Ma dopo i primi scatti dei fotografi, i “cittadini”, appellativo che preferiscono a quello di “onorevoli”, hanno riposto l’ assegno nel portabagagli di un auto, senza che i cronisti lo potessero vedere. Qualcuno s’ è accorto in tempo che l’ importo segnato era sbagliato, in realtà il rimborso che spetta al Movimento, in base alla legge dello scorso luglio, si aggirerebbe intorno agli 800 mila euro. «Non conosciamo esattamente la cifra – ammette Giancarlo Cancelleri, portavoce e capogruppoall’ Ars del M5S-ma non intendiamo incassare la somma per poi restituirla. Rispettiamo così la volontà dei cittadini che nel ’93 abrogarono, con un referendum, il finanziamento pubblico ai partiti, poi tornato sotto forma di rimborso per le spese elettorali» . Secondo i Cinquestelle la rinuncia al contributo «rappresenta un passaggio obbligato, pena il dover obbligatoriamente percepire il rimborso elettorale». Ma se il Codacons loda il gesto dei grillini, invitando tutti gli altri partiti a fare lo stesso, Grande Sud attacca i neo -inquilini di Palazzo dei Normanni. «I rimborsi elettorali non sono automatici, per ottenerli bisogna fare un’ esplicita richiesta «entro il 30/o giorno successivo alla data delle elezioni; se non la si fa, non si riceve un euro», afferma la coordinatrice nazionale dei Club di Grande Sud, Costanza Castello. Che incalza: «Non serve, pertanto, alcuna lettera di rinuncia; non si scrive una missiva per confermare di volersi avvalere di un diritto, lo si esercita e basta». L’ art.3 del legge 96 del 6 luglio del 2012 recita che «i partiti e movimenti politici che intendono usufruire dei rimborsi per le spese elettorali e dei contributi a titolo di cofinanziamento dell’ attività politica ne fanno richiesta, a pena decadenza, al presidenza della Camera o al presidente del Senato». Ma i grillini guardano avanti. E annunciano la presentazione di un disegno di legge per tagliare le indennità ai parlamentari regionali. «Sarà il nostro primo atto -avverte Cancelleri -ma temo che farà la fine delporco, una fine scontata » . Loro già metà dell’ indennità hanno deciso di non percepirla. E questo, afferma Cancelleri, «è il vero atto rivoluzionario». POTENZA – «Per avere piena rappresentanza di tutte le circoscrizioni in Parlamento per le votazioni on line è stata estesa la possibilità di candidar si a tutti coloro che risultano iscritti al MoVimento 5 Stelle (la maiuscola è nell’ originale in memoria dei vaffaday , ndr) al31 dicembre del 2011 con un profilo certificato (con documento inviato e verificato) nelle seguenti regioni: Basilicata; Calabria; Molise; Trentino; Alto Adige; Umbria». Ha ripreso slancio grazie alla deroga concessa dallo staff di Gianroberto Casaleggio la mobilitazione dei grillini lucani in preparazione della prossima campagna elettorale. Ora manca solo l’ annuncio al pubblico dei candidati e delle date per le votazioni on-line che dovranno decidere l’ ordine di presentazione per le varie circoscrizioni nelle liste di quella che i sondaggi ormai considerano la seconda forza politica del Paese con un 20% di preferenze. A indurre il ripensamento delle regole già stabilite per selezionare chi potranno scegliere i cittadini per comporre il nuovo Parlamento è stato proprio il caso dellaBasilicatae delle altre regioni dove il criterio dell’ essersi già presentati in una lista certificata con le “5 stelle” di GrilloCasaleggio avrebbe lasciato fuori ampie fette del territorio. Si prenda Potenza, per esempio, dove era attiva da tempo una cellula di attivisti, ma né alle scorse amministrative né alle scorse regionali si è mai presentata una listaverae propria, così nessuno sarebbe stato candidabile nemmeno per le politiche 2013. Ben diversa invece la situazione di Matera, dove alle scorse comunali una lista s’ era già presentatabenché non siariuscitaa eleggere un solo consigliere. In rete intanto si è già scatena ta un’ accesa competizione per conquistare il voto degli iscritti al movimento che parteciperanno alle primarie on-line per scegliere le liste. Nella città dei Sassi è ancora forte il contrasto per il ritorno in campo dell’ ex candidato sindaco Mimmo Savino, che si era allontanato dalle 5 stelle in aperta polemica col “guru” Casaleggio e alcuni attivisti della sua città. La giravolta di Savino, che resta tra i candidati più quotati per l’ ingresso in Parlamento (secondo una stima prudenziale soltanto in Basilicata sarebbero 2/3 i seggi conquistati dai grillini), non smette di suscitare polemiche che sconfinano persino nel potentino. Escluso anche dai criteri più ampi previsti dalla deroga dello staff di Casaleggio nel gruppo animatore della cellula meetup “Potenza5stelle” , nata appena quest’ estat e da una scissione del vecchio gruppo, c’ è chi evoca il nome del tenente della polizia provinciale Giuseppe DiBello come candidato ideale. Ma c’ è il problema della condanna per aver rivelato i dati di una sua inchiesta sull’ inquinamento del Pertusillo a bloccargli la strada. Sempre che non venga approvata una deroga “ad personam” solo per lui.

di leo amato

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