Considerazioni sull’assetto del sistema radiotelevisivo italiano
Il Presidente della Repubblica, con il messaggio alle Camere del 23 luglio 2002, ha sottolineato l’esigenza di assicurare un maggior grado di concorrenza nel mercato radiotelevisivo ed ha evidenziato che la garanzia del pluralismo e dell’imparzialità dell’informazione costituiscono uno strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta. A distanza di un anno e nel momento in cui il Parlamento sta esaminando il disegno di legge Gasparri, dal nome del Ministro delle Comunicazioni, che introduce norme di principio sul riassetto del sistema radiotelevisivo, anche ai fini dell’emanazione di un Codice della radiotelevisione, si sente la necessità di riflettere sul tema della libertà di espressione, del diritto all’informazione e del pluralismo informativo. Lo scorso 19 dicembre il Garante della Concorrenza e del Mercato aveva espresso un parere sulla riforma. Dalla relazione del Presidente dell’Autorità, il prof. Giuseppe Tesauro, emerge che il mercato radiotelevisivo nazionale è fortemente concentrato, ostacola l’ingresso ed impedisce la crescita ai potenziali nuovi entranti. Il tasso di concentrazione, in termini di audience share, era pari al 90,2% nel 2001, valore che non ha eguali in Europa, e tale percentuale, poi, aumenta sino al 96,8% per quanto riguarda il mercato della raccolta pubblicitaria. Tale situazione era stata già segnalata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nella relazione annuale sull’attività svolta nel 2001, in cui venivano rilevate le difficoltà incontrate da La Sette a contendere quote di mercato ai due operatori dominanti.
Occorre evidenziare, poi, che il 9 gennaio 2003 il Garante delle Comunicazioni (Delibera n. 14/03/CONS) ha avviato un procedimento finalizzato alla verifica della sussistenza di posizioni dominanti nel settore televisivo ai sensi dell’art. 2 della legge n. 249/1997, dal momento che "la situazione italiana ha la connotazione propria del duopolio". Dagli atti del procedimento, consultabili sul sito web www.agcom.it, emerge che l’analisi viene svolta dall’Autorità nell’intento di vigilare sul rispetto del pluralismo, in coerenza con l’indirizzo della giurisprudenza della Corte costituzionale espresso nelle sentenze nn. 826/1988, 420/1994, 466/2002.
Si deve considerare, inoltre, che l’essenza e la funzione della RAI è mutata in radice con la cessazione del regime di monopolio pubblico delle emissioni radiotelevisive.
La RAI è diventata una società per azioni di proprietà pubblica, operante, insieme ad altre aziende di proprietà privata, in regime concessorio, entro i limiti e con gli oneri derivanti da un atto di concessione. Si può sostenere, dunque, che la RAI si trova ad agire nella medesima condizione e posizione in cui versano i concessionari privati ed opera, quindi, in regime di mercato, su un piede di assoluta parità con i concorrenti privati.
In attesa di conoscere l’esito dell’istruttoria si auspica che l’introduzione della nuova normativa nel settore radiotelevisivo consenta una reale apertura alla concorrenza del mercato, nel senso dell’effettivo recepimento delle nuove direttive comunitarie e, soprattutto, la garanzia del rispetto dei diritti costituzionali all’informazione e del pluralismo delle voci.
Gianluca Di Ascenzo
Avvocato del Foro di Roma
Coordinatore Ufficio Legale Nazionale Codacons
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