17 Febbraio 2011

Consegna dei rispettivi acquedotti al gestore

Consegna dei rispettivi acquedotti al gestore salvaguardato, ovvero la società Carniacque Spa entro 15 giorni. Questo l’ultimatum che l’Autorità d’Ambito Centrale Friuli ha inviato lo scorso 1. febbraio ai quattro sindaci carnici di Comeglians, Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri che stanno continuando a gestire in economia il servizio idrico integrato dei loro comuni, in attesa ancora di un pronunciamento definitivo del Tribunale Superiore delle Acque, presso il quale tre dei quattro municipi hanno ancora in piedi una sentenza. Una intimazione, l’ultima di una lunga serie a partire dal 2008, che non è piaciuta proprio ai sindaci Manuele Ferrari, Dario De Alti e Giorgio Morocutti, i quali ieri hanno risposto convocando una conferenza stampa a Udine per chiedere al presidente della Regione Renzo Tondo un tavolo di concertazione sulla questione, al fine di arrivare ad una modifica della legge Galli regionale che permetta ai Comuni montani di scegliere come gestire l’acqua dei propri cittadini. «Ci sia data democraticamente la possibilità di decidere: noi vogliamo solo continuare a gestire in proprio i nostri acquedotti, così come ci chiedono i nostri cittadini» hanno sottolineato i tre primi cittadini, portando a ruota diversi esempi. «Come posso giustificare al mio concittadino, passando sotto Carniacque, una bolletta annuale da 500 euro invece che i 50 euro dell’attuale gestione comunale?» si è chiesto Morocutti, aggiungendo poi: «È logico che questo cittadino che già fa enormi sacrifici per rimanere a vivere nel più piccolo paese carnico inizierà a pensare di trasferirsi da un’altra parte dove magari l’acqua costa meno». A rafforzare il concetto il collega De Alti: «Con i nostri manutentori comunali riusciamo a gestire bene il servizio e farlo pagare un terzo di quello che capita nei comuni serviti da Carniacque, stiamo creando una concorrenza che non piace, per questo sono arrivati all’intimazione».
      A spalleggiare la battaglia dei sindaci, che per loro stessa ammissione non sarà facile da vincere, in quanto di fronte a loro hanno una sentenza della Corte Costituzionale (la 325/2010), si sono schierati i vari comitati sorti in montagna contro la privatizzazione delle acque. Da Franceschino Barazzutti del Movimento Mont che ha distribuito diversi esempi di bollette salatissime firmate Carniacque (da 300 a 500 euro) arrivate nei mesi scorsi in Carnia, ad Antonino Galassi del coordinamento "Aghe di Mont" che ha reso noto come siano giunte a 3275 le lettere di protesta di nuclei familiari di Carnia e Val Canale spedite al presidente Tondo, "ancora purtroppo inevase". Galassi anche informato che entro la fine del mese a Paluzza sarà convocata un’assemblea con tutti i sindaci carnici e il presidente dell’Ato Zuliani "affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità". Infine manforte arriverà sia dal Codacons, sia anche da due consiglieri regionali, Pustetto della Sinistra Arcobaleno e Picco della Lega Nord che solleveranno la questione in consiglio regionale con due interpellanze convergenti.

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