24 Marzo 2018

«Congelate i soldi del buco Mazzoni»

mediolanum chiede di sospendere il pagamento dei danni è un pasticcio: ha già pagato 3 milioni, ora parola ai giudici
Mediolanum non ci sta, almeno adesso: perché sebbene condannata come responsabile civile a risarcire subito i danni causati di quasi 11 milioni e mezzo di euro da Raffaele Mazzoni, ex broker e family banker, appunto di Mediolanum (per lui pena di 11 anni), la banca ha chiesto e ottenuto dai giudici della Corte d’ appello di valutare di sospendere e congelare il pagamento di questi danni “provvisionali”.Per questo motivo il prossimo 19 aprile è fissata a Bologna, 2a sezione Corte appello, l’ udienza in cui si discuterà la sospensione della esecuzione delle provvisionali che erano state decise dal giudice di Ferrara, Debora Landolfi. Insomma, i giudici dovranno valutare se bloccare tutto oppure no. Ma è un vero pasticcio giudiziario che non ha eguali proprio per le vittime, i truffati: perché in realtà – ed è questo il paradosso-pasticcio – una parte di questi ex clienti, vittime delle truffe di Mazzoni, la maggior parte, assistiti dall’ associazione Codacons e dall’ avvocato Bruno Barbieri, hanno già ottenuto i rimborsi da Mediolanum per 3 milioni di euro, tanto che è in corso da settimane la distribuzione degli assegni, che la stessa banca aveva già consegnato a Codacons. E allora, spiegano gli altri legali degli ex clienti, al momento esclusi, questo è il pasticcio. Occorre spiegare il motivo di tutto questo: il giudice Landolfi nel gennaio del 2017 condannò Mazzoni alla pena di 11 anni per aver sottratto nell’ arco di 10 anni di attività, secondo i conteggi di Procura e Finanza, la bellezza di 11 milioni 303 mila 865.55 euro. E condannò anche Mediolanum, come responsabile civile, a far fronte al buco creato da Mazzoni: ordinando per le oltre 200 posizioni una rifusione di danni provvisionali, esecutiva. Una parte dei soldi subito a tutti i truffati, anche se il processo deve seguire i vari gradi di giudizio. Provvisionali esecutive ma nel caso la sentenza in appello non dovesse essere confermata, i soldi debbono essere restituiti alla banca. Ed è su questo punto che Mediolanum chiede la sospensione, oltre che per diverse argomentazioni tecniche: perchè spiegano i legali, la banca è un «debitore potenziale che offre ampie garanzie di solvibilità», e dunque i danni possono essere restituiti in qualsiasi momento. Mentre «le parti civili (gli ex clienti che incassano gli assegni, ndr) non offrono serie garanzie di restituzione se la Corte d’ appello dovesse riformare anche solo parzialmente la sentenza»: nel caso di incasso dei soldi e di spendita, non c’ è certezza di averli restituiti.Ma allora perché i clienti Codacons hanno già ottenuto le provvisionali? Codacons per mesi, dopo la sentenza – spiegava ieri l’ avvocato Barbieri – ha sollecitato Mediolanum a pagare le provvisionali. La banca non rispondeva ed è scattato un «atto di precetto» che l’ ha obbligata a pagare: 3 milioni di euro, già distribuiti a molti ex clienti di Mazzoni. Tutto ciò accadeva nei mesi scorsi. Così come la richiesta di sospensione di Mediolanun risale a gennaio, mentre la risposta della Corte d’ appello di Bologna per la fissazione dell’ udienza per la richiesta di sospensione è della settimana scorsa. Codacons, dunque, è stata più veloce ad incassare. Ora Mediolanum corre ai ripari per congelare il restante esborso (altri milioni di euro) in attesa del giudizio d’ appello che dovrà confermare condanne e provvisionali, al processo ancora da fissare.Daniele Predieri.

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