11 Aprile 2001

Condomino vince la causa contro antenna sul tetto

Condomino vince
la causa contro
antenna sul tetto

Giudice boccia l`installazione

Quell`antenna della Omnitel sul tetto lui non la voleva proprio. E ha vinto la battaglia. O almeno il primo round. Mario Malerba, 80 anni, ingegnere, di casa in via Ventimiglia 166, ha ottenuto dal tribunale civile un provvedimento che inibisce all`azienda di telefonia mobile di attivare l`impianto, peraltro già installato. L`ordinanza, firmata dal giudice Mauro Secci, non ha precedenti in Italia: parola del Codacons, che ha diffuso la notizia e che ha affiancato Malerba nella sua impresa.

«Il tribunale ? spiegano all`associazione dei consumatori – ha affermato che in base al principio di tutela della salute dei cittadini è necessario, come sancito anche dalla recente legge quadro sull`elettrosmog, procedere alla pianificazione e al monitoraggio delle sorgenti di campi elettromagnetici. Però mancano ancora mezzi e strutture adeguate. E allora non è possibile valutare in modo affidabile, in prospettiva futura, l`effetto delle emissioni in prossimità delle abitazioni».

L`ingegnere è stato l`unico condomino a rivolgersi ? con l`assistenza degli avvocati Giulietta Redi e Domenico Prato ? alla giustizia. Nel corso del procedimento si è costituito anche il Codacons con l`avvocato Tiziana Sorriento. Cosa può succedere adesso? La Omnitel può presentare reclamo contro l`ordinanza e giocare le sue carte nella causa di merito vera. Del resto i valori registrati nell`appartamento di Malerba sono risultati inferiori alla soglia di sei volt per metro fissata dal decreto 381/91 e in più la società telefonica potrà farsi forte delle recenti dichiarazioni del ministro della Sanità Umberto Veronesi sulla non pericolosità delle onde elettromagnetiche. Ma secondo il Codacons non basta che quei valori siano inferiori alla soglia. «A nostro avviso il limite non è sufficiente per proteggere la popolazione dai rischi di effetti biologici negativi a lunga scadenza.
Senza contare il fatto che in termini di livelli massimi vi sono normative regionali o comunali assai più rigorose».

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