5 Luglio 2018

Concorsone, qualcuno già conosceva le risposte

le domande sarebbero state fotografate con gli smartphone e inviate via chat a diversi candidati
Clara Varano Dieci anni per una speranza che potrebbe diventare vana. Serpeggia questo timore tra tutti i candidati al concorso pubblico per l’ assegnazione di 18 posti da infermiere, al quale hanno partecipato oltre 4.500 persone, e 30 posti di operatore socio sanitario, a cui hanno invece, partecipato circa 550 persone. Seguirà quello degli amministrativi, sempre che l’ iter non venga interrotto. Pare, infatti, che le domande dei test consegnate ai candidati siano state divulgate durante lo svolgimento del concorso, che si è tenuto a Lamezia Terme nell’ area della Fondazione Terina, e anche dopo, a chi avrebbe sostenuto la prova il giorno successivo. «Ci hanno fatto entrare e fatti accomodare dove ritenevamo più opportuno senza assegnarci un posto, io ho addirittura cambiato la mia postazione e nessuno mi ha detto nulla – ci racconta una delle tante persone che hanno partecipato -. Ad un certo punto, prima di iniziare hanno detto che avremmo dovuto spegnere i cellulari e tenerli lontani dai test, ma visto che la “supervisione” non è stata adeguata non è andata proprio così. Molte persone hanno usato il cellulare per trovare le risposte alle domande e poi hanno fotografato i test e non è giusto. Non lo è perché io ho aspettato una vita per avere la possibilità di lavorare in una terra dove il lavoro non è alla portata di tutti. Ho aspettato una vita perché si aprisse una possibilità concorsuale e questo è il metodo? Vorrei ricordare a tutti che stiamo parlando di persone che un giorno avranno la salute dei pazienti fra le mani». A gestire il concorso la Cs Concorsi, la stessa agenzia che si è occupata dell’ ultimo concorso del Pugliese Ciaccio. «Non c’ è stata una grande tutela della privacy anagrafica – prosegue il racconto – le buste sulle quali era indicato il mio bar-code identificativo, ben visibile, sono state messe in un’ unica busta insieme a tutte le altre. Chiunque potrebbe, conoscendo il mio bar-code (codice a barre, ndc), aprire la busta e cambiare il test con uno esatto, oppure scambiare il bar-code». Dei fatti considerati sospetti è stato immediatamente avvisato Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons che ha deciso di presentare un esposto in Procura e rimettere al vaglio degli inquirenti l’ ennesimo episodio dubbio sulla gestione dei concorsi in Calabria che riguarda anche test inviati il giorno prima del concorso, vicenda che se provata renderebbe tutta la procedura concorsuale nulla. «Abbiamo preparato e già presentato l’ esposto perché abbiamo avuto subito notizia di queste irregolarità, sia di test fotografati durante il concorso e inviati, sia addirittura inoltrati il giorno prima del concorso stesso ad alcune persone. La questione dovrà essere provata, ma va da sé che c’ è qualcosa che non va e il problema pone certamente dei chiari dubbi sulla regolarità». Dubbi che sono stati illustrati all’ azienda che anche se non gestisce personalmente il concorso si ritroverà in futuro queste persone tra la schiera dei suoi dipendenti. «Abbiamo proposto all’ Azienda di annullare questo concorso per riproporlo in altra data anche perché le persone hanno speso dei soldi per sostenerlo sia per accedervi, e mi riferisco ai 10 euro spesi per il bonifico, sia per studiare acquistando testi vari, e non è giusto che non siano messi nelle condizioni di concorrere alla pari con tutti. Non è giusto che la Calabria salti agli onori della cronaca sempre per questi episodi, ma su questo vorrei dire, però, che fino a quando si avrà la coscienza di indignarsi davanti alle ingiustizie di questo genere significa che ancora c’ è speranza». La proposta di Di Lieto è quella di installare delle telecamere per visionare l’ andamento dei concorsi, «perché se in Calabria non siamo capaci di organizzare un concorso per l’ accesso ad un posto pubblico per 4.500 persone siamo veramente proprio fuori da ogni criterio, in più questo avviene in un settore come la Sanità dove c’ è estrema necessità sia dal punto di vista occupazionale che dell’ utenza e non mi pare si siano fatti grossi passi avanti».

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