1 Maggio 2015

Concorso caos, il giorno del giudizio

Concorso caos, il giorno del giudizio

Siamo al dunque. A quasi due mesi dalla prima prova d’ esame per 4 posti da infermiere a tempo indeterminato nell’ azienda ospedaliera di Gallarate Sant’ Antonio Abate, ieri sono arrivati i risultati, pubblicati in tarda serata sul sito della stessa azienda ospedaliera. Su 1758 candidati partecipanti, 789 sono gli ammessi, circa il 45% degli esaminati, concorrenti che hanno superato 21 punti su 30, il minimo consentito per essere ammessi alla seconda prova, quella pratica, ancora a data da destinarsi (prima della terza prova orale). In 928 non ce l’ hanno fatta; 16 i rinunciatari e 25, invece, i candidati risultati non valutabili, quelli cioé che sono stati trovati in possesso di buste manomesse o sono stati beccati addirittura in bagno (3 i casi segnalati dagli addetti alla sorveglianza) con le prove d’ esame in mano, intenti a correggere il compito. La rabbia corre in rete La prova d’ esame si è svolta al palazzetto dello sport di Monza lo scorso 9 marzo, tra il caos generale, senza banchi o tavoli dove poter appoggiare il compito e in reparti, hanno denunciato fin da subito i partecipanti, controllati in modi differenti. In certi settori “guardie” severe che non consentivano neanche di andare in bagno; in altri persino al momento della riconsegna c’ era gente che metteva a punto le risposte date. Ha fatto scalpore il concorso lanciato dall’ azienda gallaratese. Tanto da dar vita a un gruppo su facebook dal nome emblematico “Ricorso annullamento concorso Gallarate”. E ora? «L’ impegno è stato preso e lo porteremo avanti – dice Alessandro Rullo, ideatore del gruppo e candidato – Certo dovremo essere almeno 200 persone, altrimenti ci manca la forza economica per poterlo fare». In gran parte disoccupati o sottoccupati alla ricerca del posto fisso che Gallarate potrà garantire soltanto a 4 persone, diventerebbe, infatti, difficile per loro mettere in conto anche le spese legali. «Al Niguarda altra musica» Ma l’ amarezza, lo sconforto restano per una prova d’ esame come quella andata in scena a Monza, costata 10 euro a testa ai 3300 che si erano iscritti al concorso, senza contare le spese di viaggio. «Di recente c’ è stato il concorso al Niguarda, eravamo in 16 mila ma in 5 minuti dal sorteggio è arrivata a tutti i partecipanti una busta chiusa con il test da sostenere. Non come a Monza dove sono trascorse 3 ore dalla scelta della busta alla distribuzione dei compiti» annota Alessandro, arrivato da Roma, che ricorda l’ ammassamento nel palazzetto e si chiede perché sia stato scelto quel luogo. «Nel momento in cui è terminata la prova, la premura dei controllori è stata quella di raccogliere le cartelline dove ci appoggiavamo per scrivere. Come se il nostro compito valeva meno dei 2 euro di costo della cartellina». L’ amarezza sta prendendo il posto della rabbia esplosa quel 9 marzo stessa. Intanto si attende il pronunciamento del Codacons. •
alessandra pedroni

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