fbpx
21 Febbraio 2009

Concorrenza sì, ma serve “fair-play”

 In tempi di feroci deprezzamenti dei valori bancari e di disorientamento dei risparmiatori, insinuare dubbi sulla solvibilità dei concorrenti è come buttare un fiammifero acceso in un deposito di carburante. Negli anni è stato raggiunto in Europa uno standard comune di garanzie di "ultima istanza" per chi investe in depositi, rappresentato dai fondi di tutela presenti nei vari Paesi, che intervengono in caso di dichiarata insolvenza di un istituto. In Italia questa assicurazione è fornita dall’Fitd (fondo interbancario per la tutela dei depositi), che ha coperture migliorative per i clienti delle banche che vi aderiscono rispetto a quelli di altri Stati membri. Ma prima di arrivare a questo, la solvibilità delle banche è tipicamente garantita dagli Stati. La cui azione può tutelare, oltre che i depositanti, anche gli obbligazionisti (che in Italia non sono coperti da alcun fondo, tranne che nel caso delle Bcc). In questo ambito, è fondamentale che ci sia omogeneità tra le legislazioni d’emergenza dei vari Paesi in termini di: 1) assenza di un privilegio negli interventi a favore delle attività domestiche rispetto a quelle estere; 2) eguali modalità di accesso agli interventi da parte delle banche, indipendentemente dal Paese di origine. Se è sleale calunniare i concorrenti, appare distorsivo conquistare quote di mercato all’estero grazie agli aiuti pubblici ottenibili in madrepatria. Le banche italiane per il momento non hanno avuto bisogno di questi interventi, anche se all’occorrenza il Governo vi farà fronte con i Tremonti- bond; per altro, a differenza di altri Stati membri, l’Italia potrebbe avere un limite ai possibili aiuti rappresentato dall’elevato rapporto debito pubblico/Pil, pur con le rassicurazioni provenienti da Moody’s. Ing, oggetto di un intervento di ricapitalizzazione dello Stato olandese per 10 miliardi, ha annunciato la riduzione del tasso base sul Conto Arancio dal 3 al 2,5%, per tener conto della generale diminuzione dei saggi. Altri operatori, come CheBanca!, vanno nella stessa direzione (si veda l’articolo a fianco). Far seguire alla propria offerta l’andamento dei tassi di mercato, senza forzature, è forse la strategia migliore dal punto di vista degli operatori. Le forze che agiscono sulle remunerazioni sono diverse e di segno contrario: se le banche erogano interessi troppo bassi vengono accusate di essere avare.  Se li danno troppo alti, spingono qualcuno (come ha fatto il Codacons) a invitare la Banca d’Italia e Tesoro a obbligarle a indicare nelle comunicazioni pubblicitarie la dicitura «prodotti ad alto rischio». E creano mal di pancia nella concorrenza, che a volte reagisce male. Calunniando.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox