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3 Agosto 2017

Concorrenza, legge dopo 30 mesi Tutte le novità da notai a farmacie

Claudia Marin ROMA NOVECENTO giorni e quattro letture, con un voto di fiducia finale risicato nei numeri, ma alla fine il pacchetto sulla concorrenza diventa legge. E porta con sé più di una innovazione di mercato in molteplici ambiti: dall’ energia (con la fine, dal 1° luglio 2019, dell’ ambito di maggior tutela per l’ energia elettrica e il gas) alle assicurazioni (per l’ Rc auto arrivano sconti per i clienti che installano la scatola nera), e poi dalle professioni alle comunicazioni, dall’ ambiente ai trasporti, al turismo, alle poste, banche e farmacie, fino al telemarketing. Ma attira anche su di sé un carico di polemiche non irrilevante da parte delle associazioni di consumatori, delle opposizioni e di qualche esponente dello stesso Pd. CERTO è che, sia pure dopo due anni è mezzo, la legge «annuale» sulla concorrenza supera al Senato l’ ultimo miglio di un percorso disseminato di ostacoli e barriere politiche e lobbistiche. E se il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla soddisfatto di un «impegno mantenuto», anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda definisce l’ approvazione del pacchetto un «segnale di serietà» per il Paese, con l’ obiettivo «di stimolare la crescita, la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo». E di «spinta strutturale a potenzialità della nostra economia» scrive in un tweet il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. Positiva anche la valutazione dei vertici dell’ Antitrust, che, però, sollecitano per il futuro il ricorso a uno strumento «più rapido e incisivo», magari mirato su singoli settori rispetto al testo «omnibus» proposto dal governo nel 2015 e approvato ieri. Una via che lo stesso Calenda aveva ipotizzato nei mesi scorsi. GUARDANO al bicchiere mezzo pieno anche organizzazioni come Confcommercio e Confesercenti o la Cna per le imprese artigiane e le Pmi. Di segno opposto, invece, i giudizi delle associazioni di consumatori e di alcune categorie di liberi professionisti. L’ Unione nazionale dei consumatori punta l’ indice contro la fine del mercato tutelato nel settore dell’ energia, «considerato che non vi può essere alcuna concorrenza fino a che, per la luce, i primi cinque operatori detengono l’ 87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato». Sulla stessa linea si muovono Codacons e Federconsumatori, mentre Elio Lannutti di Adusbef parla di legge scritta «sotto dettatura delle lobby» che si tradurrà in rincari tariffari di 150 euro l’ anno per i cittadini. DI RILIEVO, almeno politicamente, la dissociazione del presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti del Pd, che non ha votato la fiducia definendo la legge «un favore a grandi aziende». «Il voto di Mucchetti? Un suo diritto», ha commentato Calenda. Mentre il relatore del provvedimento, salvatore Tomaselli, anche lui del Pd, ha insistito: «Trovo inaccettabili i toni scomposti e a tratti irridenti» delle accuse di Mucchetti.
claudia marin

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