13 Ottobre 2012

Concordia, tutto quello che la perizia non dice

Concordia, tutto quello che la perizia non dice

 

 

Frasi «fuori contesto». Dalla Gran Bretagna, dove partecipa all’ annuale conferenza della Camera di commercio a Londra, l’ ad di Fiat, Fiat Sergio Marchionne si scusa con Firenze. «Per rendere giustizia all’ importanza e alla grandezza di Firenze mi ci vorrebbe tutta la giornata e non i 15 minuti che oggi ho a disposizione. Ho sofferto molto a causa degli scrittori che hanno citato questa o quella mia frase o fuori contesto o giustapponendole a questioni incongrue, distorcendone così il significato o distruggendolo del tutto». Inoltre, Marchionne ha sottolineato che le sue «opinioni personali» su Matteo Renzi sono state «raccolte e diffuse in modo improprio». Ma per il presidente dell’ Ente Cassa di Risparmio di Firenze Jacopo Mazzei a Marchionne l’ uscita su Firenze è venuta proprio male. di Marco Barabotti wPISA L’ agonia della Costa Concordia è stata ricostruita attraverso un filmato realizzato dai consulenti del collegio Codacons che opera in difesa di alcuni naufraghi e proiettato in anteprima assoluta al cineclub Arsenale di Pisa. Nel filmato si evidenziano quelle che il Codacons ritiene carenze e punti deboli della interpretazione del gip sul naufragio. «Nella visione globale del magistrato _ ha detto il professor Bruno Neri, ingegnere elettronico all’ università di Pisa e consulente del Codacons _ ci si è limitati a ricostruire come la nave sia affondata, tralasciando le circostanze che l’ hanno fatta affondare». In sostanza il Codacons, che ha riunito a Pisa un team di esperti di varie università durante un convegno organizzato dalla fondazione Area, ha chiesto di non chiudere l’ incidente probatorio sul naufragio di Costa Concordia. Il professor Neri, illustrando il filmato, ha evidenziato la mancanza di accertamenti che potrebbero rivelarsi decisivi. Lunedì a Grosseto ci sarà l’ udienza e c’ è attesa per vedere in aula per la prima volta Francesco Schettino. Il filmato ricostruisce alcuni passaggi drammatici di quella tragica serata. Dalla partenza, in cui il capitano dice chiaramente di dover passare vicino alla costa del Giglio per fare un “inchino”, fino alle conversazioni concitate tra ufficiali con la sala macchine dopo lo scontro con gli scogli «Nella relazione dei periti, in un certo numero di pagine – ha detto Neri – si legge che ulteriori accertamenti non sono necessari perché dopo l’ urto la nave era condannata ad affondare. Il problema è che quelle 32 persone forse si potevano salvare». Nella perizia, come hanno detto i legali del Codacons, si risponde sulle cause, sulle inadempienze, sulla dinamica del naufragio «senza porsi il problema di dare delle risposte su come e perchè 32 persone siano morte, soprattutto se quelle morti potevano essere evitate». Il prof. Neri, illustrando il filmato durante la proiezione, ha evidenziato cosa mancherebbe alla perizia stilata dagli esperti nominati dal gip di Grosseto. La lista delle “inadempienze” (così vengono chiamate dagli esperti e dai legali del Codacons) è abbastanza lunga. «Intanto _ ha detto il prof. Neri _ se la scatola nera avesse funzionato, la registrazione avrebbe coperto almeno altre quattro ore di tempo. Invece i dati che sono stati esaminati dai magistrati e investigatori si sono salvati grazie al Vdr, un disco rigido del computer. Se la nave invece che a destra si fosse inclinata a sinistra non avremmo tracce, sarebbe sparito tutto perché l’ hard disk sarebbe andato sott’ acqua danneggiandosi. Anche altre porte stagne, nella zona di poppa _ come dimostra il filmato _ vengono aperte e chiuse dopo l’ impatto. Le porte stagne, poi, vanno immediatamente in default (e non avrebbero dovuto). Inoltre la registrazione del dato dell’ ecoscandaglio al momento dell’ impatto e negli istanti precedenti segna 105 metri». «E anche questo _ ha aggiunto il prof. Neri _ la perizia non lo dice». «Queste navi giganti _ ha detto l’ avv. Carlo Rienzi, fondatore e presidente del Codacons _ sono dei veri colabrodo. Purtroppo adesso è un colabrodo anche l’ inchiesta. Noi abbiamo fatto decine d’ istanze ai magistrati tutte rigettate. Ad esempio, perché non funzionava il generatore di corrente . Chiediamo invece che vengano acquisiti tutti gli elementi utili a ricostruire completamente il flusso di informazioni tra la nave, l’ unità operativa di Costa Crociere e le ditte di manutenzione. Devono poi essere individuate, tramite ispezione sul relitto e sulla nave gemella Serena e/o simulazioni al computer, le cause dello sbandamento. Dobbiamo impedire insomma che si chiuda il processo in queste condizioni. Bisogna arrivare alla verità». Uno dei legali del Codacons, Giuliano Leuzzi, ha poi evidenziato come «il tribunale di Grosseto abbia richiesto circa 35mila euro a ciascuno dei naufraghi per entrare in possesso di tutta la documentazione dell’ inchiesta, nel caso vogliano tutelare i loro interessi».

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