Concordia, Schettino punta il dito contro il timoniere: “Non eseguì i miei ordini”
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fonte:
- Lastampa.it
Il
comandante in un’ intervista al Codacons: «Non fece la manovra che
indicai» Da lunedì al via le operazioni per la rimozione del relitto,
«no fly zone» sull’ isola.
La Concordia è andata a sbattere contro gli scogli davanti all’ isola del Giglio perché il timoniere non eseguì gli ordini impartiti dal capitano della nave, Francesco Schettino. È la versione dello stesso Schettino, riferita in un’ intervista su Codacons Tv. «Io – ricorda Schettino – gli avevo detto sinistra per aggirare lo scoglio. Il timoniere è andato a destra: si evince dalla scatola nera che è andato 20 gradi a destra. I miei ordini sono stati chiari, dati con tempismo, dovevano semplicemente essere eseguiti». «Quando mi trovavo di fronte allo scoglio ho avuto paura di apprendere di eventuali morti». È quanto dichiarato da Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia naufragata all’ Isola del Giglio, in un’ intervista rilasciata a Codacons Tv. Ricordando il momento dell’ impatto della nave con gli scogli, «la cosa di cui ho avuto paura è stato l’ eventuale bilancio delle morti – ribadisce Schettino – tanto è vero che a De Falco (il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno con cui parlò al telefono quella notte, ndr) ho chiesto subito quanti morti ci fossero, perché quella è la cosa che più mi ha colpito». Intanto è arrivata la conferma che i 14 luglio sarà il D-Day della Costa Concordia, purché, fa sapere la protezione civile, si avverino due condizioni: che il meteo sia amico, soprattutto per il vento, e che l’ Osservatorio ambientale riceva da Costa spa risposta scritta alle ultime indicazioni chieste. Stabilito anche un divieto di sorvolo sul Giglio, una “no fly zone”, mentre sul porto la Telecom ha potenziato la rete telefonica fissa e cellulare piazzando un camion dotato di celle e ripetitori. Comunque è sulla nave che, appena al largo, fervono i veri preparativi per i quali si adoperano uomini piccini come lillipuziani davanti al gigante d’ acciaio: c’ è da sentirsi così al cospetto della Costa Concordia anche per chi si avvicina in barca rimanendo alla giusta distanza, dove impressiona sempre la parte che era in acqua, marcia, da quella sollevata e appena scalfita dalle intemperie. E questa che si vede ed ora è solo una parte del relitto: sotto il mare ce ne sono altri 30 metri, e ci rimarranno in buona parte fino all’ ora X del `rigalleggiamento´. Intorno l’ attività è continua, giorno e notte. Lillipuziani sembrano i tecnici che piazzano i cavi tiranti e supportano le manovre aiutate dai ponti-gru. Tute arancioni per chi lavora sui ponti. Mute grigie, marroni o nere come formiche di mare per chi si cala in acqua, i sub che curano l’ installazione e il controllo degli apparati. E tutti, a decine per volta, si avvicendano, andata e ritorno, dal porticciolo del Giglio a bordo di barchini e gommoni facendo scalo su Ciclope, il ponte adiacente alla nave. Oggi la Concordia è sembrata sbandare sulla sinistra, piegare un po’ da questo lato rispetto a ieri. Forse per un test, una prova, che ha riguardato l’ ultimo cassone a prua, dove è stato verificato il corretto funzionamento delle valvole che al momento giusto espelleranno acqua e incamereranno aria spinta da compressori potenti. Oggi il test è stato svelato da suggestivi sbuffi d’ aria e un ribollire di schiuma sotto la plancia di comando, che segna adesso la linea del mare. C’ è stato un cambio di colore dell’ acqua, da blu intenso a celeste chiaro quasi bianco, e si è capito che si stava lavorando. Tutti i cassoni saldati alla nave stanno subendo queste simulazioni, ma gli altri non si vedono perché sott’ acqua, mentre quelli di prua e di poppa invece sono ancora fuori. La cintura dei cassoni, oggi zavorra, al momento opportuno sarà un’ enorme `ciambella di salvataggio´ piena d’ aria e tirerà su la nave. Impressionante la rete di martinetti idraulici, fuori acqua, che tengono allineati e in tensione i cassoni, e le torri di tenuta. La protezione civile ha allestito la sua sala di controllo davanti al quartier generale di Titan Micoperi: sono due tende azzurre, refrigerate da condizionatori e con arredi blu, dove Franco Gabrielli e il suo staff faranno base durante le operazioni.
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