«Concordia le paratie stagne erano aperte»
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fonte:
- Il Mattino
Gigi Di Fiore Chiedono 400 milioni di dollari. Per la morte del violinista ungherese Sandor Feher, la prima vittima identificata tra le 32 del naufragio della Costa Concordia, i familiari hanno depositato un esposto a New York. Sostengono che anche la società armatrice è responsabile di «gravi negligenze» nella sciagura. Si moltiplicano così le azioni di richiesta di risarcimenti civili fuori dal processo penale. I primi sono stati i familiari di Williams Arlotti e della figlia Dayana, che hanno raggiunto un accordo con la Costa Crociere per risarcimenti da assegni a sei zeri. La contropartita è stata la segretezza della cifra, con l’ impegno a non costituirsi parte civile nel processo. Mentre il comandante Francesco Schettino, dopo le polemiche sulla sua intervista televisiva a pagamento, viene fotografato su un motoscafo a Meta di Sorrento, l’ inchiesta segna il passo in attesa dell’ udienza sui risultati delle perizie. Il 15 ottobre, al teatro Moderno di Grosseto, dovrebbero essere consegnate le conclusioni sulla lettura della scatola nera, del computer e di tutte le strumentazioni di bordo. Un passaggio fondamentale per ricostruire quanto accadde prima e dopo l’ impatto con lo scoglio de Le Scole al largo dell’ isola del Giglio. Il 21 luglio, il gip Valeria Montesarchio ha detto sì alla proroga ai periti non ancora pronti con le risposte a tutti i 50 quesiti di inquirenti e difensori. Quattro i periti: il contrammiraglio Francesco Carpinteri del corpo di Capitaneria di porto; il professore Enzo Dalle Mese ordinario alla facoltà di Ingegneria informatica all’ Università di Pisa; il professore Mario Maestro ordinario alla facoltà di Ingegneria navale all’ Università di Trieste; l’ ammiraglio di divisione Giuseppe Cavo Dragone comandante dell’ Accademia navale di Livorno. In attesa dei loro risultati, l’ ultima indiscrezione sul loro lavoro viene dal Codacons, parte civile che presenzia alle operazioni di perizia con il consulente Bruno Neri, docente all’ Università di Pisa. Sarebbe emerso che, al momento dell’ urto con lo scoglio, erano aperte alcune paratie della nave. La circostanza avrebbe affrettato l’ allagamento del locale generatore, bloccando subito il sistema elettrico che ha creato problemi ulteriori ai soccorsi e al governo della Costa. Le porte stagne sono rimaste aperte nonostante più ordini per chiuderle. Il primo fu 40 minuti dopo l’ impatto, alle 22,45 e partì dal primo ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio. Poi, la replica attraverso l’ ufficiale di guardia Giovanni Iaccarino. L’ ordine è registrato sui nastri della radio: «C’ è acqua che entra dalle porte tagliafuoco, continua a entrare acqua dalle porte tagliafuoco». Le porte dovevano rimanere chiuse, ma la capitaneria di Genova aveva concesso una deroga alla Costa Concordia se il comandante lo avesse ritenuto opportuno per circostanze eccezionali, con l’ obbligo di annotare apertura e chiusura sul giornale nautico. Sulla nave, però, è stato accertato che l’ apertura delle porte stagne in navigazione era una prassi, per favorire gli spostamenti del personale di bordo. Lo hanno confermato anche gli ufficiali Giovanni Iaccarino e Simone Canessa nelle loro dichiarazioni. Insomma, non si trattava di una decisione eccezionale, come obbligava la deroga della capitaneria di Genova. Secondo il Codacons, il comandante Schettino avrebbe avuto a disposizione anche delle carte geografiche inadeguate: mappe in scala 1: 100.000, invece di 1:2000 consigliate per la navigazione sotto costa. E, nonostante facesse parte della strumentazione di bordo, la cartografia elettronica Ecdis, che fa scattare l’ allarme anti-incagliamento, non era abilitata. Intanto, solo qualche giorno fa, in attesa della perizia gli inquirenti hanno dissequestrato lo scoglio de Le Scole dove è incagliata la nave. Il Comune del Giglio ne farà un monumento sul mare in ricordo delle 32 vittime. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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