24 Settembre 2013

Concordia, decisa una perizia a bordo il 7 ottobre saranno ascoltati i primi testi

Concordia, decisa una perizia a bordo il 7 ottobre saranno ascoltati i primi testi

Il tribunale di Grosseto ha deciso di svolgere una perizia supplementare sugli apparati della Costa Concordia, previo sopralluogo a bordo, appena il relitto della nave sarà in condizioni di sicurezza. Lo ha comunicato il presidente Giovanni Puliatti. Lo avevano chiesto la difesa di Schettino e parti civili tra cui il Codacons. La perizia verterà, fra l’ altro, sugli ascensori e su apparati informatici. Intanto saranno Giovanni Iaccarino, ufficiale di macchina, Simone Canessa, ufficiale cartografo, e Salvatore Ursino, ufficiale in affiancamento la notte del naufragio in plancia, i primi testimoni al processo fra coloro che erano a bordo della Concordia la sera del 13 gennaio del 2012. Verranno sentiti già dalla prossima udienza che è stata fissata per il 7 ottobre. Successivamente il tribunale ascolterà subito Mario Palombo, il comandante in pensione di Costa Crociere, Antonello Tievoli, il maitre di bordo per il quale sarebbe stato fatto l’ inchino al Giglio, Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, Ciro Onorato, in plancia al momento dell’ impatto, e Domnica Cemortan, moldava, ex dipendente di Costa Crociere e ospite sulla Concordia la sera del naufragio. Il tribunale di Grosseto ha deciso inoltre la restituzione del passaporto e di altri documenti a Francesco Schettino, non più sotto sequestro. Decisa anche la restituzione di altri effetti personali, tra cui due chiavette da pc, che vennero sequestrati l’ indomani del naufragio della Costa Concordia. Lo ha comunicato in aula il presidente del collegio Giovanni Puliatti dopo camera di consiglio. È iniziata invece questa mattina all’ Isola del Giglio, l’ attività subacquea intorno alla Costa Concordia dei palombari della Marina Militare. Un’ attività ispettiva che precede la fase iniziale di ricerca dei corpi degli ultimi due dispersi. “Prima dobbiamo avere la ragionevole certezza che la parte immersa della nave sia in sicurezza”, spiega all’ Adnkronos il Capitano di Corvetta Giovanni Modugno, comandante della squadra dei palombari della Marina Militare in attività sull’ isola del Giglio. Effettuare ricerche “su questa nave così grande e in questa situazione non sarà facile ma ce la metteremo tutta”. Non sarà un compito facile, considerando che, dopo il naufragio, gli arredi e il mobilio della nave hanno subito un ulteriore scossone con le operazioni di raddrizzamento della nave: una scena “paragonabile a un palazzo di Beirut dopo un’ esplosione”, rileva. “In questa prima fase – continua il comandante del nucleo palombari – si tratta di realizzare la preparazione del campo di lavoro, quindi capire se esistono eventuali punti di pericolo per le attività di ricerca che saranno effettuate successivamente”. Dieci i palombari della Marina Militare schierati, tra cui un infermiere e un medico specializzati nell’ assistenza nelle attività subacquee e incaricati di gestire la camera di decompressione che viene portata nei ‘teatri operativì “e che abbiamo disposto sull’ isola del Giglio per l’ assistenza ai sub di tutti i corpi dello Stato presenti sull’ isola”. La task force della Marina Militare dovrà ispezionare la Costa Concordia nella metà di poppa, sia nella zona emersa che nei sei piani ancora sott’ acqua. “Ora, con la nave raddrizzata cambia lo scenario rispetto alla fase iniziale, subito dopo il naufragio”, spiega l’ ufficiale della Marina, che partecipò alle fasi di recupero dei corpi nella fase successiva al naufragio. “L’ ambiente che abbiamo trovato è del tutto diverso rispetto al momento del disastro. Il doppio ribaltamento della nave ha spostato, ancora una volta, tutto il mobilio”. Arrivati al Giglio la settimana scorsa, i palombari della Marina hanno prima ispezionato il fondale su cui poggiava la nave dal giorno del naufragio per capire in che situazione si trovasse. Ora è iniziata la vera e propria attività subacquea. La scena che si sono trovati davanti è “paragonabile a un palazzo di Beirut dopo un’ esplosione”, commenta il Capitano di Corvetta, più volte in missione all’ estero. Nella parte immersa della nave “si vedono tende che fuoriescono dalle finestre delle cabine che volteggiano e porte che sbattono, trasportate dal flusso delle correnti”.
 
 

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