Concordia, 16 anni a Schettino mai giudici dicono no all’ arresto
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fonte:
- Il Mattino
GROSSETO. Ha voluto mettere ordine la Corte di Grosseto con la sua sentenza robusta e dettagliata. Tanto che due cose sono saltate subito agli occhi: Schettino ha sbagliato e deve pagare, ma non è un pericoloso criminale. E poi la Costa ha la sua parte di responsabilità e quindi è stata chiamata in solido con l’ ex comandante a risarcire tutte le parti civili. Molti soldi, quasi dieci milioni di euro: dal milione e mezzo destinato al ministero dell’ Ambiente, ai 300 mila euro della Regione Toscana e dell’ Isola del Giglio, fino ai 30 mila concessi a Domnica Cemortan, passeggera abusiva sulla Concordia, che ne aveva chiesti 200 mila. E così, dispositivo alla mano, si capisce il perché non è stata accolta la richiesta dei pubblici ministeri di condannare l’ ex comandante a 26 anni di carcere. Una decisione che non va contro la procura, perché l’ impianto accusatorio rimane confermato, ma parte da presupposti diversi. A Schettino sono stati contestati i reati di naufragio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, abbandono della nave e abbandono di incapaci, mancata comunicazione alle autorità marittime. I giudici hanno ritenuto di dover valutare la sua posizione partendo da un minimo edittale, quindi 10 anni per l’ omicidio colposo plurimo, al quale non è stata riconosciuta l’ aggravante della colpa cosciente. L’ imputato, in sintesi, non poteva prevedere che morissero tutte quelle persone. Per il naufragio, invece, è stata riconosciuta l’ aggravante. Nel fare l’ inchino davanti al Giglio ha corso il rischio che il disastro potesse avvenire. Un anno, poi, gli è stato dato per l’ abbandono della nave e per l’ abbandono degli incapaci, mentre i pm avevano chiesto tre anni. Nei confronti dell’ ex comandante non ci sarà alcuna misura cautelare. Niente carcere. Perché secondo il collegio giudicante esiste solo «un astratto» possibile pericolo di fuga e non un «concreto» rischio in tal senso. A favore ha giocato «il comportamento» tenuto durante la fase processuale in cui è stato sempre presente, tranne che in un’ udienza a causa della febbre e il periodo dell’ obbligo di dimora successivo al naufragio. Il tribunale ha rigettato ogni richiesta di misura cautelare, compreso il ritiro del passaporto. Schettino è stato anche interdetto per cinque anni dalla carica di comandante di nave, per quattro mesi dalla professione di comandante e condannato all’ interdizione perpetua dai pubblici uffici. Soddisfatta, comunque la procura. «Le prove raccolte erano tali che non poteva andare diversamente e i giudici hanno confermato tutte le accuse- ha dichiarato il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, andato in pensione qualche mese fa, ma presente in aula – È stata una scelta sbagliata quella di Schettino di voler affrontare il dibattimento. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni». «Siamo totalmente soddisfatti, hanno aggiunto i pm Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizzi – i giudici hanno deciso per un completo accoglimento del nostro impianto accusatorio confermando tutti i reati per l’ imputato». Di tutt’ altro avviso gli avvoca ti difensori di Schettino: «Non siamo affatto soddisfatti della sentenza – dice Donato Laino – leggere mola sentenza e poi faremo ricorso. Ci lascia perplessi il riconoscimento da parte del Tribunale del reato di abbandono della nave che ritenevamo inesistente. Questo reato è infamante per il nostro assistito». Amarezza tra ifamiliari. «Sedici anni per 32 vittime non sono nulla», dice Giovanni Girolamo, padre di Giuseppe, il musicista pugliese che lavorava sulla nave e che morì per salvare un bambino. «Non so valutare se la condanna per Schettino sia giusta o meno: ormai ho accettato quanto è accaduto e non voglio vivere di rimorsi o rancori. «L’ importante è non dimenticare questa vicenda. Invece se Schettino finirà in carcere, dopo un po’ tutti si dimenticheranno di lui, come si dimenticheranno delle vittime», ritiene Kevin Re bello, il fratello di Russel, il cameriere indiano ultimo disperso della Costa Concordia. Secondo il Codacons, infine, «il tribunale di Grosseto sconfessa la procura. Molti degli argomenti portati da noi in giudizio al fine di evidenziare i devastanti malfunzionamenti della nave e l’ evidente nesso causale tra questi ultimi e la perdita di vite umane, sono stati tenuti in ampia considerazione».
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