17 Marzo 2019

«Concessioni a due soldi e prorogate mentre il mare diventa un lusso»

la provocazione di briatore divide il salento: «canone diverso per zona»
Affitti delle concessioni balneari triplicati e messi all’ asta subito. Arriva da Flavio Briatore, proprietario del Twiga della Versilia, la ricetta per far viaggiare meglio il mondo dell’ imprenditoria balneare in Italia, alla luce del provvedimento del Governo che ha sterilizzato la direttiva Bolkestein rinviando al 2034 la scadenza. E anche nel Salento, dove, come nel resto del paese, i canoni delle concessioni demaniali non rispecchiano la realtà di diversi decenni addietro. Per Briatore, lo Stato dovrebbe premiare i più meritevoli, togliendo la concessione a chi ha un atteggiamento parassitario senza portare benefici alla comunità. L’ imprenditore di Verzuolo, interessato qualche anno fa a creare una struttura a Otranto, raddoppia la posta: «Bisognerebbe mettere all’ asta subito tutte le licenze. Chi è capace va avanti, chi invece lucra senza impegnarsi e investire allora non dovrebbe avere vantaggi. Se avessimo potuto partecipare alle aste, avremmo aumentato il nostro business, perché abbiamo requisiti che altri non hanno». Una presa di posizione spiazzante, per chi, a partire dal ministro Gianmarco Centinaio aveva parlato di un settore in ginocchio se non si fosse intervenuti in maniera rapida per allungare il periodo di concessione. A gettare benzina sul fuoco anche il Codacons che nei giorni scorsi ha presentato un esposto alla magistratura contabile affinché accerti il danno erariale, derivante dai canoni di affitto irrisori delle concessioni balneari, in palese contrasto con le direttive europee e con le sentenze della Corte di Giustizia Ue e alle Procure della Repubblica territorialmente competenti. «È assolutamente paradossale che l’ affitto di un gazebo presso uno stabilimento balneare italiano arrivi a costare all’ utente mille euro al giorno, mentre l’ esercente per ottenere la concessione balneare paghi allo Stato pochi spiccioli all’ anno – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Il problema, ovviamente, è politico, perché i governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno mai applicato le direttive comunitarie, limitandosi a prorogare di volta in volta le concessioni, arrecando un enorme danno economico alle casse dello Stato e, quindi, alla collettività». La Puglia non fa eccezione, anzi è tra le Regioni che ricava meno dagli stabilimenti balneari, circa 7 milioni di euro, contro gli 11 milioni di Toscana e Liguria. Dal Gargano al Salento, quello che salta agli occhi è l’ aumento dei costi che in questi anni c’ è stato per i servizi (dai lettini e ombrelloni, al parcheggio), in proporzione alla crescita dell’ appeal del posto, mentre, come mostrano i dati, gli introiti per le casse nazionali sono sempre rimasti uguali. «Per entrare agli Uffizi si paga un biglietto adeguato – spiega Piero Mongelli, di Codacons Lecce – che permette di mantenere il patrimonio artistico. Andrebbe fatta la stessa cosa: si dovrebbe fare una differenziazione per zone. Il canone che si paga a Spiaggiabella, non può essere uguale a quello che costa investire a Punta della Suina. Non è scandaloso avere una concessione lunga, anche di dieci anni, per rientrare dell’ investimento che l’ imprenditore ha messo in atto. È però evidente che i canoni di concessioni devono essere aggiornati alla zona e alla struttura che sarà installata. L’ esposto mira a stabilire se queste decisioni di natura politica che cozzano con la direttiva europea, si determina un danno erariale. E poi bisogna anche giustificare gli aumenti che nel corso degli anni hanno riguardato l’ affitto degli ombrelloni e dei lettini che è diventato considerevole e in alcuni casi, assolutamente eccessivo».
maurizio tarantino

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