23 Febbraio 2010

Concerto rinviato due volte, giallo sui rimborsi

Settanta euro la platea, 65 euro la galleria. Più i diritti di prevendita, naturalmente; ma sul fatto che ne valesse la pena non c’ erano dubbi. Solo che lo spettacolo è saltato non una, ma due volte; e adesso chi si presenta a chiedere il rimborso del biglietto, perché non si fida di una promessa e presunta terza data, si sente mandare ad altro indirizzo. Segnali di rivolta tra gli spettatori mancati dello spettacolo «Canto perché non so nuotare, da quarant’ anni», che Massimo Ranieri ha presentato a Venezia con grande successo la scorsa estate e che avrebbe dovuto riproporre al Corso di Mestre per la stagione invernale. Una prima data, fissata all’ inizio di dicembre, era stata rinviata per «improrogabili impegni» dell’ artista; solitamente, dietro una simile dicitura, bisogna intendere che sono stati venduti pochi biglietti. Nuova data, il 22 febbraio: cioè ieri. Ma a metà della scorsa settimana la società che organizza l’ evento, «La mole e il porto» di Livorno, invia un comunicato alla stampa informando che «purtroppo bisognerà attendere ancora per sentir cantare Ranieri»; promette una nuova data che però ancora non c’ è e, immaginando che la gente magari si sia stancata di aspettare o le sia passata la voglia, dice che chi non vuole aspettare la «nuova data» può chiedere il rimborso del biglietto nel punto vendita dove l’ ha acquistato. Dei 439 che l’ hanno comprato, non pochi hanno pensato di aver aspettato abbastanza, e ieri si sono presentati al punto vendita (l’ avviso era anche sulla porta del teatro Corso, del tutto estraneo alla vicenda in quanto si limitava a ospitare l’ evento). E sono tornati indietro con un nulla di fatto: i soldi non li hanno riavuti. I punti di prevendita (per esempio a Mestre, in via Brenta Vecchia), quei soldi non li hanno più da tempo. Li hanno dati a Teleart (sede legale a Verona e operativa a Marghera, riferimento di Box Offfice), che in parte li avrebbe già inviati a Livorno. E allora? Mentre c’ è già chi minaccia di mettere in campo il Gabibbo, e chi è pronto a rivolgersi al Codacons, da Livorno Alessandro Chellini, di «La mole e il porto», spiega così la questione. «Non si poteva tenere il concerto perché 439 persone su un teatro da 900 posti sono troppo poche per un artista del calibro di Ranieri. Quindi, a parte una nuova possibile data, chi vuole può avere il rimborso. I soldi dei punti di prevendita sono andati a Teleart, che parte ce li ha girati ma circa 10 mila euro li ha ancora in cassa. Dovrebbero essere loro per primi a restituire i soldi ai botteghini perché li diano ai clienti. I soldi che abbiamo noi li possiamo restituire solo in un modo: chi ha comprato il biglietto ci deve spedire l’ originale, tenendosi una fotocopia, e noi gli mandiamo i soldi a casa». Gli spettatori mancati non ci pensano nemmeno: «Se mandiamo l’ originale non ci resta in mano niente, lo diamo solo a chi ci dà i soldi all’ istante». Chellini rovescia la frittata: «Non dò i soldi se non vedo i biglietti, io a mia volta devo mandarli alla Siae». E dunque? Ieri sera Chellini ha ricevuto una mail da Teleart: «Mi hanno scritto che la restituzione dei soldi è iniziata, ma c’ è chi dice che non è vero; al massimo in due giorni saremo in grado di fare tutti gli accertamenti e spiegare con chiarezza alla gente come rientrare in possesso dei soldi». Ieri a chiedere la restituzione si è presentata gente che aveva acquistato fino a tre biglietti: passi la delusione, ma a pagarla a caro prezzo non ci sta nessuno.

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