19 Novembre 2013

«Con un cacciavite feci partire il motore»

«Con un cacciavite feci partire il motore»

di Pierluigi Sposato GROSSETO Insomma, l’ alimentazione degli ascensori era comandata o no dal generatore diesel di emergenza, il cosidetto Dge? Il testimone di ieri, il capoelettricista Antonio Muscas ha detto sì mentre le precedenti risultanze dicevano il contrario. Teste inattendibile? Ed è stata questa la contestazione avanzata dall’ avvocato Massimiliano Gabrielli (Giustizia per la Concordia) in un acceso scambio di vedute con il presidente Giovanni Puliatti. Il legale di parte civile era partito con il chiedere al testimone se fosse stato indennizzato da Costa Crociere («27mila euro sporchi – ha detto Muscas – sporchi perché se ne sono andati tutti in tasse») e ha poi insistito su alcuni aspetti sempre concernenti l’ indennizzo, al punto che il presidente del collegio gli ha posto la domanda: «Lo ritiene inattendibile?». Gabrielli non ha risposto sì ma ha fatto notare che il testimone «ha fatto delle puntualizzazioni successive. Ad esempio ci ha detto che il Dge alimenta gli ascensori mentre la perizia dice altro». L’ avvocato si riferiva verosimilmente non solo all’ incidente probatorio ma anche a quanto dichiarato dall’ ingegner Vittorio Bucci, consulente del collegio dei periti del gip, all’ udienza dibattimentale del 24 settembre scorso: alla domanda di un altro avvocato di parte civile, Alessandra Guarini, aveva risposto che gli ascensori non sono collegati al Dge. Una questione che interessa molto le parti civili, visto che alcune vittime della Concordia sono state trovate in fondo al vano ascensori, le cui porte avrebbero dovuto essere chiuse: i passeggeri erano precipitati lì dentro anche per effetto dell’ inclinazione della nave. Gabrielli ha poi specificato fuori dal teatro la rilevanza della questione, precisando perché aveva insistito particolarmente con uno dei testi più competenti sull’ argomento. Gli ascensori. Proseguendo con le domande di altri avvocati, Giuliano Leuzzi (Codacons) in particolare, Muscas ha poi specificato che in caso di emergenza le cabine devono andare al ponte 4, con le porte che devono aprirsi e richiudersi subito dopo. Chi è dentro può uscire, chi è fuori deve far forza con uno strumento per aprire. Quei minuti di funzionamento del Dge, ha detto invece rispondendo al presidente, sarebbero bastati a portare gli ascensori al piano se l’ avvio fosse stato iniziato. Il cacciavite. Muscas, da 40 anni in Costa, ha spiegato al pm Alessandro Leopizzi che il Dge era stato testato il 9 gennaio precedente all’ incidente a Barcellona, per una quindicina di minuti, e che funzionava regolarmente. A proposito del quadro di controllo, ha ribadito che «era accesa la spia del motore 2, che era in moto ma non in funzione» dopo l’ urto. E che era impossibile scendere al quadro elettrico perché era già allagato, per almeno 1,20 metri dal pavimento. «Con il cacciavite smontai la parte frontale dell’ interruttore: cercai di infilarlo per aggirare le protezioni che impedivano la chiusura del circuito». L’ alimentazione si interruppe per tre volte: in tutto il Dge funzionò per nemmeno dieci minuti. Forse fu il surriscaldamento la causa del distacco del Dge . Salire a bordo. Il presidente si è riservato di dare una risposta la prossima settimana alla richiesta del Codacons che chiede di poter salire a bordo della Concordia per un sopralluogo («devo parlare mercoledì con il custode, l’ ingegner Porcellacchia, lunedì potrò dare una risposta»). Attenzione in macchina. Cosa succede quando c’ è un passaggio rischioso? «Si dà la cosidetta “attenzione in macchina”», ha risposto Giuseppe Pilon, direttore di macchina. «Non sapevo dell’ accostata al Giglio, altrimenti avrei potuto rinforzare la guardia». Al momento della partenza, comunque, ha detto rispondendo all’ avvocato Gabrielli, c’ è un piano di navigazione con le velocità già predisposte. Quella sera i nodi erano 16, funzionavano tre motori al 70 per cento e non c’ erano «giri critici» Motori spenti. I motori si sono spenti o sono stati spenti? ha chiesto l’ avvocato Cesare Bulgheroni: «Si sono spenti», ha risposto Pilon. Poi di fronte a una contestazione ha ammesso: «Può darsi che li abbiano fermati dalla plancia, non ricordo bene». E qualche dubbio al direttore di macchina era venuto anche sulla chiusura delle valvole di compartimentazione, tanto che nelle intercettazioni con Fiorito e Borghero fatte sentire dall’ avvocato Giuliano Leuzzi si sente Pilon chiedere lumi .
 

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