Con l’euro un tramezzino ci costa il 200% in più
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fonte:
- Libero
CATERINA MANIACI
ROMA
QQQ Compie dieci anni e li dimostra
tutti. Nel senso che l’eu –
ro, nei suoi primi dieci anni di vita
(e chissà se non saranno anche
gli ultimi) ha pesato parecchio
sulle spalle e sulle tasche
degli europei e soprattutto su
quelle degli italiani.
Mentre si allunga la lista dei
commenti, delle analisi, delle
previsioni, degli anatemi o dei
peana (pochi, per la verità) intorno
alla moneta unica europea,
il Codacons, associazione
dei consumatori, ha fatto i conti
e ha rilevato che dall’introdu –
zione dell’euro le famiglie italiane
hanno perso il 39,7% del loro
potere d’acquisto: dal 2001 ad
oggi, tra rincari di prezzi e tariffe
e speculazioni varie, una famiglia
di quattro persone ha subito
una stangata media da 10.850
euro.
Al top dei rincari che ci sarà
mai, macchine di super lusso,
viaggi in resort da sogno, gioielli,
pellicce? Macché, lo studio del
Codacons è stato fatto spulciando
proprio la lista della spesa
quotidiana, scoprendo così che
il cono gelato, da un prezzo medio
(tradotto in euro) di 0,77 di
dicembre 2001, è passato agli attuali
2 euro (+159,7%), la penna
a sfera da 0,26 a 0,80 (+207,7%), e
il tramezzino al bar, da 0,77 a
2,30 euro (+198,7%). Seguono i
supplì, da 0,67 a 1,50 euro,
(+123,9%) e 250 gr di caffè (da
2,63 a 6,22 euro, +136,5%). Nella
classifica, anche la pizza margherita
(da 3,36 a 6,50, +93,5%).
La lista della spesa più che
raddoppiata comprende molti
altri beni e generi di consumo
quotidiani, di cui non si può fare
a meno. Tipo andare dal dentista,
il quale però, per una semplice
otturazione, è passato dai
72,30 euro a 112,00 ( +54,9%).
Un chilo di patate è aumentato
da 0,62 a 1,12 euro, (+ 80,6%), un
chilo di riso arborio da 1,52 a
2,80 euro (+84,2%). Persino Il sacrosanto
cappuccino, con l’im –
mancabile brioche, uno dei
sempre più rari piccoli piaceri
quotidiani, è diventato man
mano più indigente e pesante:
da 1,19 a 2,00 euro, (+68,1%). E
che dire dei parrucchieri? Una
semplice messa in piega , che
costava 9,81 euro, ora ne costa
ben 16,00, (+ 63,1%). Più contenuti
i rincari per televisione e telefono.
Il canone Rai costava 179
mila lire: è salito a 112 euro, con
un aumento del 21,1%, mentre il
canone di Telecom Italia è passato
da 24.840 lire mensili (12,83
euro) a 16,50 euro.
«Il Codacons fu la prima associazione
che nel gennaio 2002,
quando venne introdotto l’euro,
denunciò gli aumenti selvaggi e
le speculazioni da changeover»,
spiega il presidente Carlo Rienzi.
«Allora venimmo accusati di
euroscetticismo e di terrorismo
mediatico, mentre oggi tutti ci
dannoragione perché», conclude
Rienzi, «la prova di ciò che è
successo è sotto gli occhi di
chiunque, a partire dagli stessi
commercianti, prime vittime
della loro stessa politica suicida
».
Che la conversione alla moneta
comune, arrivata nelle tasche
degli italiani il primo gennaio
2002, facesse aumentare i
prezzi era al primo posto tra le
paure degli italiani alla vigilia
dello storico cambiamento. A
poco sono serviti gli accordi sottoscritti
da associazioni dei consumatori
e dei commercianti,
con la promessa di congelare i
cartellini per cinque mesi,come
richiesto dalla Commissione
Europea. I vari comitati hanno
evidentemente controllato ben
poco. E già nella prima settimana
di vita dell’euro si stimavano
aumenti generalizzati tra lo
0,4% e lo 0,7% in media. Ancora
qualche esempio raggelante,
come la giocata minima del lotto,
raddoppiata in una notte da
mille lire a 1 euro. In molti hanno
approfittato del passaggio
forzato di consegne tra lira ed
euro per raddoppiare i prezzi
dall’oggi al domani. Anzi, qualcuno
ha anche giocato d’antici –
po eha anticipato i rincari a fine
2001. In autogrill, in quei fatidici
giorni, ad esempio, un panino,
che prima costava 4.500, lo si
comprava a 4.850 lire, per poterlo
poi convertire in 2,5 euro, nella
gelida alba del primo gennaio
2002.
Stangate da brivido, certo. Ma
il bello è che il salasso non si fermerà,
perché nel 2012 le famiglie
pagheranno 2.103 euro in
più per i rincari di prezzi, bollette
e premi rc auto. Un annus
horribilis dietro l’altro: e la lista
sembra destinata a non esaurirsi
qui.
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