26 Agosto 2009

Con le Frecce vola l’export italiano in Libia

Le Frecce Tricolori voleranno nel cielo di Tripoli? Che male c’è: «Sono anche il simbolo dell’alta tecnologia italiana e del made in Italy, come la Ferrari e ora anche come la Fiat», s’accalora Adolfo Urso, vice ministro del Commercio Estero, di fronte al turbine delle polemiche scatenato dalle opposizioni. «Sono stupito. L’accordo con la Libia lo hanno messo in cantiere i passati governi di centrosinistra. Silvio Berlusconi lo ha mandato in porto grazie alle sue capacità. Non capisco perché ora ritirano la mano, invece di rivendicare qualche merito», commenta Urso. Ma evidentemente il passato è passato. Le opposizioni non demordono e continuano a chiedere chiarimenti: sulla trasferta degli aerei e sul rispetto dei diritti umani in Libia.  Il Codacons ha chiamato in causa la Corte dei Conti per indagare sui costi dell’esibizione, perché il sospetto dei consumatori è che la spesa ricada sulle finanze dell’Italia. I rimpatriati dalla Libia dell’Airl non sono contenti: vorrebbero almeno che il governo aumentasse il risarcimento finora ottenuto, che viene giudicato «umiliante». Perfino il pacifico Lorenzo Cesa, capo dell’Udc, minaccia un sit-in davanti all’ambasciata libica se Berlusconi non rinuncerà al suo viaggio a Tripoli, dove festeggerà domenica con il colonnello Gheddafi il Trattato bilaterale firmato un anno fa. Onorevole Urso, valeva la pena andare incontro a questa marea di polemiche per qualche passaggio delle Frecce Tricolori nel cielo di Tripoli? «Le Frecce Tricolori sono il simbolo non solo dell’Italia militare, ma dell’eccellenza tecnologia di cui il nostro Paese va orgoglioso. Sono la dimostrazione di ciò che le nostre migliori aziende, come la Finmeccanica, sono in grado di fare. Direi che sono un pezzo importante del "made in Italy", come lo sono la Ferrari e ora per fortuna anche la Fiat. All’estero ci conoscono e apprezzano per queste cose e per la tecnologia che c’è dentro». Ma quanto ci costerà questa trasferta? «Il ministro La Russa ha garantito che a pagare saranno i libici». Le opposizioni però sostengono che l’esibizione è un "regalo" fatto a Gheddafi, criticano anche i festeggiamenti del Trattato che ha chiuso il lungo contenzioso con la Libia, chiedono garanzie sugli immigrati bloccati sull’altra sponda. «Macché, a me sembra che l’esibizione delle Frecce più che un omaggio a Gheddafi sia un omaggio all’Italia. Non è un atto di vassallaggio, ma una dimostrazione di orgoglio nel segno della pacificazione. E non capisco le critiche della sinistra, che ha messo in cantiere l’accordo con la Libia, prima con Dini, poi con Prodi e D’Alema. Se il Trattato fossero riusciti a firmarlo loro, altro che Frecce nel cielo di Tripoli». Insinua che è solo invidia? «Chissà, può essere. Certo Prodi e D’Alema non parlano, ma gli altri». Dunque, il governo non ha nulla da rimproverarsi su Frecce Tricolori e Trattato. E poi il viaggio del premier e l’esibizione del cielo di Tripoli avranno un loro ritorno economico. «La Libia è il nostro primo partner commerciale: soltanto in termini di export vale 2 miliardi di euro. Ma poi ci sono in ballo i nuovi contratti e non solo per i big: anche la piccola e media impresa avrà un suo spazio grazie ai quattro distretti industriali ottenuti da Confindustria. Insomma, la Libia è un grande cantiere aperto. E ci sarà da investire per tutti».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox