11 Febbraio 2006

Con il carbone a rischio le produzioni agricole

Un mare di documenti. Le vicende delle due centrali Enel di Porto Tolle e di Civitavecchia, entrambe interessate dal progetto di riconversione dall` olio combustibile al carbone, si intersecano e fanno emergere relazioni, studi e verifiche che spiegano le preoccupazioni sollevate dagli abitanti e dagli agricoltori. Fino alle due recentissime novità che riguardano la centrale di Civitavecchia: un esposto presentato all`inizio di gennaio alla Procura di Roma per chiedere indagini sul via libera al progetto di riconversione, e la delibera approvata giovedì sera dalla giunta regionale del Lazio per bloccare le opere a mare necessarie alla riconversione a carbone della Centrale. Federico Saccardin era ieri a Roma, la città dove è stato bloccato il progetto dell`Enel analogo a quello per la centrale di Porto Tolle. “È una questione che riguarda la Regione Lazio e il suo presidente Marrazzo – prende le distanze il presidente della Provincia -. La nostra situazione è diversa, perché l`amministrazione provinciale non ha ancora espresso un giudizio definitivo sulla riconversione a carbone. Aspettiamo di fare delle verifiche, tanto più ora che sembra porsi questo problema per l`agricoltura nel raggio di 30 chilometri dalla centrale“. Ed ecco allora gli studi che – va comunque detto – riguardano la centrale di Civitavecchia e un territorio decisamente più urbanizzato rispetto a quello del delta del Po. “Tutto è iniziato nell`aprile del 2002 – spiega il coordinamento dei comitati dei medici di Civitavecchia per l`ambiente e la salute -. All`epoca, la giunta comunale di centrodestra affidò uno studio ad una commissione di docenti universitari composta dai professori Fara, Giovannozzi e Naso che, pur approvando il progetto di riconversione a carbone, parlò esplicitamente del problema del rilascio sul terreno di arsenico, cromo e nichel, con la possibilità di “raggiungimento delle falde acquifere e di assorbimento da parte di piante e prodotti agricoli destinati all`alimentazione“. È qui che si consigliò di privilegiare colture a fini non alimentari, oppure i fiori“. Il possibile impatto della trasformazione della centrale a carbone fu poi al centro di un ricorso presentato nel 2004, tra gli altri, dalla Provincia di Roma e dal Codacons, nella cui relazione del giudice istruttore si scrive a chiare lettere che “l`ambito delle ricadute della centrale carbone non può limitarsi alla superficie di 25-31 chilometri, in quanto le particelle più fini (Pm 2,5) hanno una bassa ricaduta locale e vengono trasportate a lunga distanza, anche di centinaia di chilometri“.Infine, l`ultimo esposto è quello protocollato dalla Procura della Repubblica di Roma appena un mese fa, il 4 gennaio scorso, e presentato da Coordinamento dei medici, Wwf, Legambiente, Federazione dei medici di famiglia del Lazio, un paio di amministrazioni comunali e parecchi comitati. E qui si citano studi scientifici internazionali che parlano di ricadute negative sulla salute per le persone che risiedono in un raggio addirittura di 30 miglia (48 chilometri, come da Polesine Camerini alle porte di Rovigo) dalle centrali elettriche, e si sostiene che “la combustione dell`olio combustibile, e ancor più quella del carbone, libera soprattutto Pm2“, cioè polveri sottili inferiori ai 2 microgrammi per metro cubo.“Tutto ciò è la riprova che la riconversione a carbone non è affatto una soluzione rispetto all`olio combustibile – commenta il consigliere regionale dei Verdi, Gianfranco Bettin -. È come scegliere tra un supplizio cinese ed una tortura un po` più raffinata e, a farne le spese, saranno in primo luogo gli abitanti e le colture del delta del Po. Per noi il futuro della centrale di Polesine Camerini non può che essere quello della dismissione, oppure la conversione a gas per una fase transitoria necessaria a garantire la produzione di energia necessaria alla nazione. Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha dato prova di coraggio scegliendo di agire prima di trovarsi di fronte al fatto compiuto. È difficile pensare che anche il presidente veneto Galan sarà in grado di fare altrettanto, nonostante in passato si sia apertamente dichiarato contro la centrale“.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this