1 Gennaio 2010

Con il 2010 via alla class action

Scatta con il nuovo anno la “class action”, la causa collettiva che i consumatori possono intraprendere per difendere insieme i loro diritti contro pratiche commerciali scorrette e danni subiti dalle aziende. Sarà possibile dunque fare causa in gruppo e non sarà più obbligatorio ricorrere individualmente. Ma la formula non vale per i vecchi crack come Parmalat e Cirio: ecco perché molte associazioni consumatori ritengono la rivoluzione “mutilata”. Per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, si tratta invece di “uno strumento di civiltà essenziale per la tutela dei consumatori”. Il battesimo del nuovo strumento arriva dall’ associazione dei consumatori Codacons, che ha annunciato di aver già depositato i primi ricorsi contro due banche, per i costi troppo alti delle commissioni sui conti correnti. La normativa, però, e qui nascono subito le polemiche, non è retroattiva: si possono intentare cause collettive per illeciti commessi a partire dal 16 agosto scorso. Restano fuori, dunque, tutti i maxi-crack del passato, a partire da Cirio e Parmalat. CLASS ACTION AL VIA La nuova disciplina consente a consumatori o utenti che abbiano subito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento: tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa potranno aderire all’ azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente a un avvocato. Lo strumento, inizialmente previsto dalla Finanziaria 2008, è stato modificato perché il governo Berlusconi riteneva quella versione “carente sia sotto l’ aspetto procedurale che sostanziale”. L’ avvio della class action è stato dunque rinviato più volte, fino al via libera definitivo. Certo, ci sarà bisogno di un periodo di rodaggio. Nei tribunali non ci sono ancora, ad esempio, sezioni specializzate per questo tipo di cause. E le associazioni dei consumatori hanno più volte espresso perplessità sulla versione definitiva della normativa, e in particolare sulla mancata retroattività, che lascia fuori i risparmiatori che hanno subito danni dal fallimento della Parmalat o chi è rimasto coinvolto nel caso Cirio. IL PRIMO RICORSO – Appena attivata, subito “battezzata”. La nuova azione legale, infatti, è già stata intentata dall’ associazione Codacons, che ha notificato due citazioni in Tribunale contro due colossi bancari: Unicredit e Intesa Sanpaolo. Oggetto del contendere, le commissioni applicate dalle banche sui conti correnti in rosso, giudicate troppo costose, anche sulla scorta di una segnalazione fatta alcuni giorni fa dall’ Antitrust. “Si tratta della prima azione collettiva in Italia – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – speriamo serva per disincentivare i colossi economici a fare scorrettezze gravi contro i consumatori che per pochi euro non farebbero mai causa individualmente”. La somma richiesta in giudizio dai correntisti, aggiunge l’ associazione, sarà pari a circa un miliardo di euro per ciascuna banca. Altre due associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, pur essendo “felici” dell’ azione intrapresa dal Codacons ritengono sia necessaria prima “un’ analisi precisa e approfondita al fine di non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare comportamenti scorretti”. ANCHE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il primo gennaio è la data di inizio anche per la class action “targata P.a.’ ” ovvero nei confronti degli uffici pubblici o società concessionarie di servizi pubblici (come autostrade o la Rai). Rispetto alla class action “privata” non prevede il risarcimento del danno, ma solo il ripristino dell’ efficienza del servizio. Le azioni, in ogni caso, si potranno intraprendere solo quando saranno definiti tutti gli standard indispensabili per i servizi.

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