20 Settembre 2018

Con i sacchettini bio imposti dal Pd raddoppiati i costi per le famiglie

gli italiani, che già spendevano 40 euro all’ anno per le borse eco alle casse, ora ne devono sborsare altri 50 per le buste, prima gratuite, per frutta e verdura sfuse. ed è una balla che sia stato un diktat dell’ europa
alfredo arduinoHanno ufficialmente fatto la loro comparsa tra gli scaffali dei supermercati italiani lo scorso 1° gennaio. A Palazzo Chigi sedeva ancora l’ ex premier Paolo Gentiloni e proprio dal suo governo era arrivata una promessa: «I sacchetti biodegradabili per la frutta e la verdura non saranno una stangata». Con una precisazione: «Ce li chiede l’ Europa». Oggi, a quasi nove mesi dall’ entrata in vigore della legge che ha attuato la relativa direttiva europea, emerge che i famigerati sacchetti ai consumatori costano. E anche parecchio. In media ogni famiglia italiana è costretta a spendere fino a 90 euro l’ anno, divisi per le buste ecologiche che si acquistano in cassa e per i sacchetti nei quali riporre frutta e verdura. Insomma, se fino allo scorso anno la «tassa sulla spesa» si fermava all’ acquisto del bioshopper aggirandosi sui 40 euro l’ anno, la nuova legge firmata Pd ha più che raddoppiato l’ esborso, portandolo a circa 90 euro. ospite alla leopoldaAnche perché mentre l’ esecutivo aveva promesso che il prezzo dei nuovi sacchetti dove riporre la verdura non avrebbe mai superato i 2 centesimi a pezzo, di fatto la cifra è lievitata. A seconda del supermercato scelto, una bustina trasparente può costare fra 2 e 4 centesimi. Gentiloni parlò di una spesa annuale di circa 12 euro, invece siamo intorno a quota 50. Mentre il costo di un bioshopper alla cassa, che però non è imposta per legge, può oscillare fra 8 e 15 centesimi. Tutti soldi che, naturalmente, escono dalle tasche dei soli consumatori. Mentre quelle dei produttori continuano a ingrossarsi.E qui emerge una seconda, spinosa, questione. Quando i sacchetti bio sono diventati legge qualche esponente politico del centrodestra, per esempio la numero uno di Fratelli d’ Italia Giorgia Meloni, aveva fatto notare che una delle più importanti aziende produttrici di queste confezioni bio era vicina all’ ex premier Matteo Renzi. Proprio la Meloni, attraverso un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, aveva scritto: «Non bastavano i rincari di gas, luce e autostrade. Dal 1° gennaio 2018 è arrivata una nuova tassa voluta dal Pd: i sacchetti di plastica usati nei supermercati per frutta, verdura, eccetera sono a pagamento. A guadagnarci sarebbe, secondo alcune ipotesi di stampa, un’ azienda molto vicina a Renzi e al Giglio magico. Non voglio credere che sia vero». L’ impresa in questione è la piemontese Novamont, colosso e leader italiano nella produzione di bioplastiche guidato dall’ ad Catia Bastioli. Ovvero da una persona considerata vicina all’ ex sindaco di Firenze, in prima linea in qualità di oratore alla Leopolda del 2011 e poi, dall’ aprile 2014, ai tempi del governo guidato da Renzi, nominata presidente della partecipata pubblica Terna. Da parte sua l’ ex premier si è sempre difeso targando come «fake news» queste accuse. Mentre la Bastioli ha detto: «Avrò visto Renzi quattro o cinque volte in tutto. E sia chiaro, nel 2011 non mi ha neppure invitato lui alla Leopolda ma fu Ermete Realacci a dirmi che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda». Resta il fatto che, a oggi, chi realizza e commercializza questi prodotti ha guadagnato una montagna di soldi. Considerato che gli italiani utilizzano in un anno circa 20 miliardi di sacchetti, il business stimato supera i 400 milioni di euro l’ anno. Sempre pagati di tasca propria dai consumatori.Ma non finisce qui. Perché nel tempo sono emersi dubbi anche sul fatto che l’ obbligo di eliminare i vecchi – e soprattutto gratuiti – sacchetti per la frutta e la verdura sia stato imposto dall’ Unione europea. La loro imposizione ha tradotto in legge una direttiva europea che mira a eliminare la plastica dalle buste distribuite nei supermercati. Ma in realtà il testo comunitario del 2015 non solo non contiene il diktat sui sacchetti usa e getta necessariamente a pagamento, ma prevede esplicitamente che dall’ obbligo di eliminare la plastica possano essere esonerati proprio i sacchetti destinati alla frutta e alla verdura. Insomma, la direttiva di Bruxelles mette al bando le borse di plastica per riporre la spesa, che in Italia sono diventate illegali già nel 2012, ma salverebbe quelle trasparenti che si trovano nel reparto ortofrutta. Tanto che, Francia a parte, la maggior parte degli Stati membri non ha cambiato la legislazione in materia. Limitandosi a seguire la direttiva in materia solo di bioshopper. Il dubbio che a volere questa norma sia stato unicamente il governo italiano appare quindi quantomeno legittimo. nuove abitudini Alla luce di questi nodi sembrano più attuali che mai le proteste delle associazioni dei consumatori. Come per esempio il Codacons che ha sempre definito «illegale» la misura varata dai democratici, considerandola una vera e propria tassa sui consumi. Specialmente nella parte in cui vietava ai consumatori di portare i sacchetti bio da casa. Norma cancellata lo scorso 29 marzo da una sentenza del Consiglio di Stato, che ha di fatto dato il via libera ai sacchetti acquistati autonomamente, purché uguali a quelli previsti dalla legge. Insomma, le polemiche intorno agli involucri green sono destinate a proseguire.Nel frattempo gli acquisti di frutta, ortaggi e verdure sfusi sono crollati. La flessione, da quando la nuova legge è in vigore, è del 3,5% in quantità e del 7,8% in valore. Mentre, secondo i dati resi noti da Ismea, stanno aumentando le persone che preferiscono comprare alimenti preconfezionati. In questo caso la crescita degli affari è rispettivamente di circa l’ 11% e il 6,5%. Peccato che le confezioni in questione siano più costose rispetto ai prodotti sfusi e che siano realizzate in pura plastica. Con buona pace delle direttive europee e anche degli ambientalisti, che avevano applaudito i sacchetti non inquinanti.

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