15 Settembre 2018

Con dei tagli mirati un punto di Pil da usare per ridurre le tasse

Claudio antonelliLuglio è stato caratterizzato, oltre che da un intenso dibattito attorno allo spread, anche da due elementi di bilancio. Il debito pubblico è salito di circa 18 miliardi in soli 30 giorni e il gettito delle tasse ha subito un andamento simile. Gli italiani infatti hanno pagato solo a luglio 49,4 miliardi di tasse, un dato in aumento del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2017. Per quanto riguarda il primo tema, difficile dare colpa all’ attuale governo. Il trend prosegue da quello precedente e nei mesi scorsi l’ inversione di tendenza era dovuta solo agli interventi del Tesoro. Che ha utilizzato le riserve di liquidità accantonate di solito per gestire eventuali picchi dello spread o giorni di aste complicate sui nostri titoli. L’ aumento delle tasse invece riguarda il governo gialloblù. Non tanto perché abbia aumentato le tasse (il trend della pressione fiscale era destinato a crescere), ma perché non le ha tagliate. Nel contratto firmato tra Lega e 5 stelle la riduzione delle imposte è un passaggio fondamentale. Anche se riguarda più le istanze del Carroccio, visto che i grillini premono quasi soltanto per il reddito di cittadinanza e la pensione minima garantita a 780 euro, il taglio è ormai imprescindibile. L’ autunno in arrivo ci regalerà più inflazione. E questo è un dato certo. Secondo i calcoli del Codacons l’ aumento dell’ inflazione avrà cospicue ripercussioni sulle tasche dei consumatori: per spostamenti e trasporti una famiglia con due figli spende oggi 223 euro in più su base annua e in generale il rialzo dell’ inflazione all’ 1,6% determina una maggiore spesa pari a 493 euro su base annua per la famiglia «tipo», cifra che sale a 625 euro annui se si considera una famiglia con due figli. A questi numeri bisognerà aggiungere la questione dei prezzi e delle tariffe, con listini in aumento e rincari a catena a danno delle famiglie, in particolare nel comparto scuola, alimentari ed energia. «Sulle tasche dei consumatori», ha spiegato ieri il presidente dell’ associazione dei consumatori Carlo Rienzi, «pende poi la spada di Damocle del possibile aumento Iva, mentre si attende l’ annunciato taglio alle accise sui carburanti che consentirebbe di spegnere la fiammata dell’ inflazione». Posto che l’ aumento dell’ Iva sembra in realtà essere scongiurato, il taglio delle accise in queste ultime settimane sembra essere finito in cavalleria. E non è un bene. Il tema dell’ equilibrio di bilancio si ripropone con maggiore insistenza e sarà il must delle giornate comprese tra il 24 e il 27 di settembre, quando il governo dovrà inviare il testo della manovra a Bruxelles. I margini per rivedere l’ imposizione fiscale però ci sono e sono evidenti, anche se richiedono un mastodontico lavoro di precisione. Come spiegato nell’ articolo di Giorgia Pacione di Bello, oltre il 60% delle detrazioni fiscali non è stato tracciato e dunque lo Stato non è in grado di sapere che effetto produca. Sono agevolazioni e tax expenditure delle quali si sa quanto costano ma non quanto rendano. e quale sia l’ effettivo risparmio dei contribuenti. E si parla di circa 117 miliardi di euro in tutto. Ogni anno. È chiaro che questa massa di aiuti fiscali sono nati secondo il criterio della mancia elettorale. E non vale solo per Matteo Renzi, ma per moltissimi governi. Quasi tutti. I sostenitori delle tax expenditure sostengono che eliminarle equivalga ad alzare le tasse. Vero, solo in parte. Mentre si fa ordine si recupera gettito da utilizzare per una riforma fiscale complessiva. Basta piccole toppe. L’ ipotesi del taglio dell’ Irpef anche se di un solo punto sembra già slittare. Un vero peccato, ma sarebbe stato poco più che un buffetto. Serve invece una sberla in piena faccia che aiuti a cambiare passo e rivedere l’ intero sistema fiscale. Così non funziona. Non è ammissibile che lo Stato conceda agevolazioni fiscali per circa 175 miliardi e non ne conosca al centesimo le ricadute. Un’ analisi dettagliata – siamo pronti a scommettere – rileverà che una buona fetta delle agevolazioni è inutile e improduttiva. Allora, limare qui porterà efficienza. Certo, magari qualche piccola categoria si ritroverà con più tasse da pagare, ma nel complesso le risorse potranno essere ridistribuite per sforbiciare Irpef e magari finalmente tagliare il cuneo fiscale. Si discute di revisione delle tax expenditure dal 2009, nessuno da allora ha avuto il coraggio di mettere mano a decenni di stratificazioni. Questo governo o lo fa adesso o non lo farà mai più. E allora si limiterà a promettere palliativi fiscali. Ma non prenderà il toro per le corna. Rivedere anche solo un quarto delle agevolazioni fiscali porterà un margine di manovra di quasi 30 miliardi. Se 23 vengono ricollocati per evitare che le tasse si alzino resteranno comunque 7 miliardi di euro da utilizzare per interventi a sostegno dell’ economia.
claudio antonelli

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