3 Novembre 2011

Comunali e Caserta Ambiente, niente stipendi

Comunali e Caserta Ambiente, niente stipendi

«Il dissesto a Caserta comincia adesso»: un’ affermazione stringata – «rubata» ieri ad alcuni dirigenti comunali – la dice lunga sugli effetti e le difficoltà innescate dalla dichiarazione di default e che mette ben in evidenza un dramma che parte dagli stipendi, passa per i servizi e arriva sino alle attività di routine.
L’ ultimo episodio riguarda il «niet» della Tesoreria che per il momento si è rifiutata di autorizzare i mandati di pagamento predisposti dall’ Ente per far fronte agli stipendi dei dipendenti comunali, per saldare parte del debito maturato nei confronti di Caserta Ambiente (la società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti) e della Impresud (la piattaforma che si occupa del trattamento e dello smaltimento dell’ umido).
Troppo alta l’ esposizione della banca (il Comune avrebbe beneficiato nell’ ultimo anno di anticipazioni di cassa pari a circa diciotto milioni di euro mentre i fondi a specifica destinazione, per un totale di circa quattordici milioni di euro, e già tutti utilizzati, non sono ancora stati reintegrati), troppo precarie le condizioni economico-finanziarie del Comune che al momento può offrire come unica garanzia quella dell’ eventuale alienazione degli immobili.
Queste, secondo quanto trapelato nelle ultime ore dalla Banca popolare di Torre del Greco, le motivazioni all’ origine del rifiuto.
Un no che rischia tuttavia di bloccare attività e servizi e innescare problemi di ordine pubblico.
In bilico c’ è innanzitutto la raccolta dei rifiuti.
I 180 operatori ecologici (in stato di agitazione da lunedì) hanno annunciato infatti uno sciopero per domani se non verrà loro corrisposta l’ ultima tranche della mensilità di settembre.
E anche il credito concesso fino ad oggi dai 570 dipendenti comunali all’ amministrazione starebbe per terminare secondo le organizzazioni sindacali.
«Non comprendiamo un simile irrigidimento da parte della Tesoreria – fa sapere l’ assessore comunale alle Finanze, Nello Spirito – la legge (il riferimento va all’ articolo 195 del Testo unico degli Enti locali) ci consente di fare leva sui fondi a destinazione vincolata nei casi di emergenza come questo, soprattutto se il Comune dimostra di aver già pronto un piano di dismissione del patrimonio immobiliare.
Abbiamo già predisposto una delibera di giunta ad hoc, abbiamo informato il prefetto del caso e l’ argomento sarà al centro di un incontro, già convocato per questo pomeriggio a Palazzo Castropignano, con il tesoriere.
Speriamo si renda conto della gravità della situazione».
L’ ultima carta di Palazzo Castropignano è riposta allo stato in una sentenza del tribunale attesa per questa mattina.
Se il giudice accoglierà la richiesta, depositata giovedì scorso dall’ Ente, di bloccare un pignoramento del valore di un milione di euro, il Comune avrà la liquidità necessaria per fronteggiare l’ emergenza stipendi e scongiurare l’ ennesima crisi dei rifiuti.
Se invece, come sostengono i bene informati, il giudice deciderà di attendere qualche altro giorno prima di pronunciarsi, la situazione, peraltro già drammatica, potrebbe acuirsi.
Sembrano ancora lontani invece i trasferimenti statali (l’ Ente non ha ancora incassato la quota prevista per il 2011 di circa venti milioni di euro) attesi per il mese di novembre mentre sulla soglia si affacciano nuove scadenze e nuovi debiti da saldare.
E intanto continua la protesta dei 22 dipendenti del Cem, il consorzio napoletano cui è stata affidata, per effetto di un appalto triennale, la pulizia delle strutture comunali.
In presidio da due giorni sotto i porticati del Comune, i lavoratori – che rivendicano cinque mensilità arretrate – rischiano ora di perdere anche il posto.
Un grido di allarme arriva infine anche dal Codacons che ha invitato il sindaco Del Gaudio a individuare i responsabili del dissesto «affinché paghino per il danno economico e patrimoniale arrecato alla città – si legge nella nota a firma del presidente Maurizio Gallicola – ma anche per evitare che gli stessi possano continuare a sedere sugli scranni della politica e perpetrare il malaffare».
 

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