9 Novembre 2012

“Compro Oro”, sequestri per 163 milioni, 118 indagati

“Compro Oro”, sequestri per 163 milioni, 118 indagati

LA CATENINA della nonna sacrificata per la bolletta del gas.I l braccialetto della Comunione, invece, per avere qualche soldo in tasca. E con la speranza di poterlo riscattare dal “Compro Oro” di turno in tempi brevi, passati questi da acqua alla gola. Senza neppure ipotizzare che nel frattempo quelle buone cose di pessimo gusto – e impossibili da riscattare viste le cifre da usura, come hanno accertato i magistrati – erano già in viaggio verso la Svizzera. Per essere trasformati in lingotti d’ oro, forma nella quale tornavano poi nel Belpaese. Il tutto rigorosamente “in nero”. Come hanno accertato le Fiamme Gialle, nella maxi operazione ribattezzata Fort Knox che ha portato a 259 perquisizioni, in undici regioni italiane. Per un totale di 118 indagati, con 500 conti bancari messi sotto sequestro per un totale di 163 milioni. E con accuse – estese anche a oreficerie e aziende orafe – che spaziano dal riciclaggio. alla ricettazione. Passando per la frode fiscale e il commercio abusivo d’ oro. Che andava e veniva dalla Svizzera, sotto forma di lingotti, come niente fosse. Per dire: soltanto nell’ ultimo anno sarebbero stati movimentati 4.500 chili d’ oro e 11 mila d’ argento, per un controvalore di 183 milioni di euro. Sempre nella tratta Italia -Svizzera -Italia, per quanto riguarda l’ oro. L’ argento, invece, sarebbe stato raccolto, fuso e ricommercializzato esclusivamente nel Belpaese. In parecchi, si sono rivolti ai “Compro Oro” disseminati dal nord a sud Italia. Fra i molti costretti dalla necessità a cedere qualche oggetto d’ oro e d’ argento, anche chi ha utilizzato quegli stessi negozi per riciclare e ripulire denaro e oggetti provenienti da furti o altri reati come l’ usura. Che secondo l’ indagine della Guardia di Finanza era praticata apertamente in alcuni dei “Compro Oro” esaminati ieri a tappeto nell’ operazione “Fort Knox” . E che ha portato oltre 300 pattuglie delle Fiamme Gialle a far emergere un business da 14 miliardi di euro, destinato ad aumentare di pari passo con le sedi dei “Compro Oro”. Erano 20 mila i negozi censiti ad aprile 2011, oggi sono oltre 28 mila. Ognuno con un giro d’ affari medio di 500 mila euro l’ anno. Numeri da paura. Che certo non ha la criminalità organizzata, avendo trovato un modo facile facile – secondo la Finanza -per candeggiare il denaro, frutto di affari sporchi realizzati commettendo reati. Il quartier generale del traffico era ad Arezzo, una delle capitali italiane del prezioso metallo. In una villa a Monte San Savino – ufficialmente di una società maltese – l’ organizzazione aveva la sua base operativa. Naturalmente super protetta e ultra vigilata. Le altre due basi erano a Marcianise e Valenza Po. Il trasporto? Come ai vecchi tempi: per attraversare la frontiera, i corrieri utilizzavano auto ad hoc: munite di doppiofondo. Un viavai stoppato il 10 ottobre, che è anche la data dell’ ultimo summit nella villa a Monte San Savino. Con l’ irruzione della Finanza che ha interrotto gli affari tra un orafo di Arezzo e due corrieri di Como. In uno scambio denaro -lingotti, che ha tolto ogni dubbio. Anche sul luogo di fabbricazione: la Svizzera, appunto. Come appare evidente dal timbro ufficiale che il Paese delle banche appone sui lingotti appositamente fusi per chi sce glie questa forma d’ investimento. Tutt’ altra storia, purtroppo, è invece quella di chi impegna monili d’ oro e argenteria di famiglia. Spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «Il sempre più crescente bisogno di liquidità immediata, da ottenere in modo facile e veloce, porta le persone a liberarsi dell’ oro. Per avere contanti necessari al pagamento di mutui, rate e bollette. O per spese sanitarie impreviste». Franco Pozzebon, presidente nazionale di Confartigianato Orafi, invoca «una legge che regolamenti il fenomeno dei Compro Oro, con un giro d’ affari di 10 miliardi di euro l’ anno». Rammentando: «L’ assoluta mancanza di regole ha permesso ai Compro Oro di proliferare in tutta Italia, con gravi danni al settore degli orafi e alla trasparenza delle compravendite del prezioso metallo». Insomma, urge una regolamentazione per un settore che «movimenta non meno di 300 tonnellate di metalli nobili all’ anno con un giro d’ affari stimato in 7/10 miliardi di euro».

patrizia albanese

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