26 Ottobre 2021

Comprendo la rabbia contro di noi

Tre  anni  fa,  all’alba  di  oggi,  26  ot-tobre,  scattava  il  blitz  dei  carabinieri  che  avrebbe  portato  al  sequestro  del  tempio  crematorio  cittadino  all’arresto  dell’amministratore  delegato  della  società  (Socrebi  S.r.lr..)  che  ne  aveva  la  gestione.  finire  in  carcere,  fino  alla  vigilia  di  Natale,  con  una  misura  di  custodia  cautelare  fu  Alessandro  Ravetti.  Con  il  fratello  Marco,  in  qualità  di  amministratori  delegati  della  So.cre.bicre..  – società  che  fino  quell’ottobre  ha  gestito  la  struttura  – sono  stati  condannati  rispettivamente  anni  quattro  mesi  di  reclusione  anni  di  reclusione  dal  Tribunale  di  Biella.La  Procura  della  Repubblica  aveva  chiesto  anni  mesi  per  Alessandro  Ravetti  anni  di  reclusione  per  il  fratello  Marco.  Ai  due  fratelli  sono  stati  contestati  una  serie  di  fatti  che  hanno  colpito  ed  indignato  l’opinione  pubblica  ed  in  particolare  la  scoperta  di  doppie  cremazioni.I  casi  di  doppie  cremazioni  accertati  dalla  Procura  della  Repubblica  di  Biella  nel  corso  di  un  mese  di  indagini  sono  stati  tre.  Il  dubbio,  che  però  questa  fosse  una  prassi,  ancora  oggi  tormenta  tantissime  famiglie.  Molti  figli  figlie,  mariti  mogli,  padri  madri,  si  interrogano  se  le  ceneri  su  cui  piangono  siano  quelle  dei  propri  cari  di  uno  sconosciuto.  In  tanti  hanno  presentato  denuncia  contro  gli  ex  amministratori  di  So.cre.bicre..e  molti  si  sono  rivolti  al  Codacons.  Per  tutti  questi  casi,  la  Procura  ha  chiesto  l’archiviazione  ed  il  Tribunale,  con  ordinanza  del  maggio  2021,  ha  definitivamente  respinto  le  opposizioni  alla  richiesta  di  archiviazione  presentate  da  oltre  500  persone,  in  quanto  gli  elementi  probatori  acquisiti  (e  acquisibili)  durante  le  indagini  non  sono  idonei  sostenere  l’accusa  in  giudizio.  In  particolare,  il  Gip  ha  considerato  scarsi  ed  inutili  risultati  ottenuti  dalle  analisi  genetiche  effettuate  dai  consulenti  tecnici  dei  querelanti,  riconoscendo  l’inevitabile  contaminazione  tra  le  cremazioni.  Per  la  prima  volta,  dopo  tre  anni,  la  famiglia  Ravetti,  titolare  anche  dell’omonima  Agenzia  di  onoranze  funebri,  che  dallo  scandalo  del  tempio  crematorio  ha  subito  un  colpo  durissimo,  ha  accettato,  tramite  Marco  Ravetti,  di  parlare  “il  Biellese”  rispondendo  domande  anche  scomode  delicate.  Dottor  Ravetti,  lei  è  stato  condannato  cinque  anni  suo  fratello  cinque  anni  mesi.  Sono  pene  severe,  lo  ha  riconosciuto  la  stessa  Procura.  Per  parte  dell’opinione  pubblica  è  troppo  poco.  Perché,  dopo  tutto  questo  tempo,  proprio  ora,  avete  deciso  di  rompere  il  silenzio?  Innanzitutto,  ci  tengo  ringraziare  le  tante  persone  che  ci  sono  state  vicine  che,  conoscendoci,  non  hanno  creduto  tutto  quello  che  è  stato  detto.  Dopo  tre  anni  abbiamo  voglia  di  raccontare  ciò  che  è  accaduto.  Parliamo  solo  ora,  non  perché  non  avessimo  nulla  da  dire,  ma  perché,  essendoci  prima  un’indagine  poi  un  processo  in  corso,  nostri  legali  ci  hanno  consigliato  di  non  rilasciare  dichiarazioni  pubbliche.Ma  è  stato  estremamente  difficile  restare  in  silenzio  subire  quotidiane  ingiurie  minacce  (anche  di  morte),  oltre  diversi  attacchi,  giunti  da  molti  fronti.  Siamo  inoltre  molto  dispiaciuti  che  l’opinione  pubblica  sia  stata  investita,a  più  riprese,  da  racconti  non  veritieri  comunque  travisati.  Alcuni  reati  sono  stati  contestati  anche  suo  padre  sua  cognata.  Cosa  ne  pensa?  Mi  dispiace  molto  per  mio  padre,  sia  livello  umano  che  professionale,  perché  sapeva  ben  poco  di  quello  che  succedeva  al  tempio  crematorio,  in  quanto  non  vi  si  recava  praticamente  mai.  Inoltre,  colpire  lui  significa  colpire  il  buon  nome  dell’impresa  funebre.  Ovviamente,  mi  dispiace  molto  anche  per  la  moglie  di  mio  fratello  che,  seppur  non  avesse  alcun  potere  decisionale,  è  rimasta  coinvolta  in  questa  vicenda.  Ci  sono  state  delle  ammissioni  circa  il  vostro  operato:  può  rilasciare  un  commento?  Mio  fratello  ed  io  non  siamo  dei  criminali,  ci  sono  stati  degli  episodi,  che  sono  ancora  al  vaglio  della  magistratura,  di  cui  comunque  ci  siamo  assunti  la  responsabilità,  pagandone  le  dure  conseguenze.  media  hanno  sempre  accostato  la  storica  impresa  funebre  al  crematorio.  Perché?  Probabilmente  perché  io  sono  anche  amministratore  dell’Agenzia  Funebre.  Mio  papà  ed  io  lavoravamo  lavoriamo  nell’impresa  funebre  di  famiglia  che,  sin  dal  1945,  ha  sempre  svolto  la  propria  attività  con  impegno  professionalità,  come  riconosciuto  da  migliaia  di  famiglie  biellesi.  Dopo  quasi  ottant’anni  di  lavoro  improvvisamente  siamo  diventati  dei  mostri.  Quindi,  delle  persone  che  si  sono  sempre  impegnate  seriamente  nel  proprio  lavoro,  tutto  ad  un  tratto,  si  sarebbero  macchiate  di  fatti  gravi  infanganti.  Credo  che  dietro  questa  vicenda  ci  sia  anche  molta  invidia.  Eravamo  una  piccola  impresa  che  ha  voluto  fare  il  salto  di  qualità,  investendo  per  il  territorio  costruendo  il  forno  crematorio  per  la  propria  città.  Quindi,  è  possibile  che  questa  nostra  “intraprendenza”  abbia  dato  fastidio  qualcuno.  Dicono  che  il  movente  per  il  quale  si  siano  generate  queste  situazioni  sia  il  denaro.  Volevate  guadagnare  di  più?  No,  non  avevamo  bisogno  di  “guadagnare  di  più”.  Grazie  alla  grande  dedizione  ed  all’impegno  di  tre  generazioni,  gli  affari  per  l’impresa  funebre  andavano  molto  bene  lo  stesso  era  per  la  società  che  gestiva  il  tempio  crematorio:  lavoravamo  molto,  dedicando  alle  nostre  attività  ogni  energia.  Cosa  vi  sentite  di  dire  chi  ha  dei  dubbi  sull’identità  delle  ceneri  dei  propri  cari  ? Vorrei  rassicurare  familiari  dei  defunti  cremati,  perché  all’interno  delle  urne  ci  sono  le  ceneri  dei  loro  cari  sicuramente  non  c’è  sabbia  altro,  come  inizialmente  è  stato  detto.  Questa  vicenda  ha  indignato  un’intera  comunità.  Sentite  di  dover  delle  scuse?  In  qualità  di  ex  amministratore  di  Socrebi,  oltre  ad  assumermi  le  mie  responsabilità,  sono  sinceramente  dispiaciuto  per  tutto  quello  che  è  successo.  Infatti,  sono  consapevole  della  sofferenza  che  possono  aver  patito  familiari  dei  defunti  cremati  pertanto  voglio  chiedere  scusa  tutti,  anche  coloro  che  non  c’entrano  nulla,  ma  che  in  qualche  modo  sono  stati  tirati  in  mezzo  questa  vicenda  mal  raccontata  strumentalizzata.  Cosa  pensa  quindi  di  queste  famiglie  che  soffrono?  Come  ho  detto,  sono  sinceramente  dispiaciuto.  Però  sono  anche  amareggiato  per  tutti  dubbi  che  sono  stati  loro  insinuati.  Il  caso  ha  avuto  visibilità  nazionale.  Se  ne  è  occupata  anche  una  trasmissione  televisiva  come  “Le  Iene”.  Sono  stati  trasmessi  filmati  che  non  possono  non  turbare  lo  spettatore  non  possono  non  far  montare  rabbia.  In  particolare,  in  un  filmato  compare  la  bara  bianca  di  un  bambino  sopra  un’altra.  Viene  fatto  sottendere  che  in  quel  caso  poi  si  fosse  proceduto  ad  un’unica  cremazione.  È  davvero  andata  così?  Ringrazio  per  la  domanda,  perché  ci  tengo  davvero  molto  chiarire  che  non  è  mai  stata  cremata  la  bara  di  un  bambino  insieme  ad  un  altro  feretro.  Quell’immagine,  che  ha  destato  molto  scalpore,  è  stata  strumentalizzata.  Infatti,  non  c’è  alcun  video  (o  fotografia)  in  cui  si  veda  la  piccola  bara  bianca  entrare  nel  forno  insieme  ad  un’altra,  perché  ciò  non  è  mai  avvenuto.  Dalle  immagini  mandate  in  onda  si  vede  solamente  che  una  piccola  bara  bianca  è  adagiata  su  un  altro  feretro,  sistemato  sul  carrello  posto  lato  del  forno,  nient’altro.  Le  salme  sono  poi  entrate  una  per  volta  nel  forno  quindi  cremate  separatamente.  Anche  il  Gip  del  Tribunale  di  Biella  ha  rilevato  che,  dalle  fotografie  prodotte,  risulta  solo  che  la  piccola  bara  bianca  si  trovava  nella  stanza  del  forno,  ma  non  all’interno  dello  stesso.  Penso  quindi  ai  genitori  di  quel  bambino  quali  è  stato  raccontato  un  fatto  che  non  è  accaduto.  Se  la  sente  di  escludere  che  si  siano  verificate  doppie  cremazioni  che  hanno  coinvolto  le  salme  di  persone  appena  defunte?  Lo  escludo.  Inoltre,  è  tecnicamente  impossibile  introdurre  contemporaneamente  due  feretri  all’interno  del  forno  crematorio.  La  bocca  del  forno  è  alta  90  centimetri,  mentre  una  cassa  in  legno  è  alta  circa  62  centimetri.  Dunque,  due  bare  posizionate  una  sull’altra  non  potrebbero  entrare  in  alcun  modo.  Un  argomento  che  ha  suscitato  non  poche  perplessità  riguarda  la  durata  delle  cremazioni.  Sul  sito  di  Socrebi  troviamo  scritto  che  il  processo  di  cremazione  dura  circa  2-3  ore.  Cosa  può  dirci  in  merito?  Le  cremazioni  non  sono  tutte  uguali:  la  durata  dipende  da  molti  fattori,  dei  quali  principali  sono  il  peso  lo  stato  di  conservazione  della  salma,  nonché  il  peso  lo  stato  di  conservazione  della  cassa.  Purtroppo,  ancora  oggi  alcune  persone  pensano  che  la  durata  della  cremazione  sia  di  due/tre  ore,  ma  è  l’intero  processo  (cremazione  vera  propria,  raffreddamento  delle  ceneri  preparazione  dell’apposita  urna)  ad  avere  quella  durata,  così  come  indicato  sul  nostro  sito.  Quindi,  posso  affermare  che  le  cremazioni  effettuate  presso  il  tempio  crematorio  di  Biella  hanno  avuto  una  durata  corretta  perfettamente  in  linea  con  le  durate  osservate  in  altri  crematori  italiani  esteri.  Un  altro  aspetto  che  ha  indignato  la  comunità  è  la  scoperta  di  ceneri  che  sono  state  smaltite  in  discarica.  Inevitabile  che  si  sia  parlato  di  defunti  trattati  come  spazzatura.  Ci  può  dare  una  spiegazione?  Tutti  forni  crematori  producono  residui.  Ogni  volta  che  si  provvedeva  alla  manutenzione  ed  alla  pulizia  del  forno,  raccoglievamo  grandi  quantità  di  frammenti  ossei  di  ceneri  residue.  Questo  si  verifica  in  qualunque  impianto,  poiché  la  produzione  di  ceneri  residue  la  parziale  commistione  tra  le  stesse  è  fisiologica  per  un  forno  crematorio.  Ovviamente,  questi  residui,  ormai  frammisti,  non  sono  più  collocabili  nelle  rispettive  urne,  perciò  devono  essere  smaltiti.  Bene,  ma  per  queste  ceneri  residue non  esiste  una  normativa  che  dica  come  debbano  essere  smaltite?  Le  leggi  italiane  non  affrontano  il  tema  – faccio  presente  che  la  cremazione  è  un  argomento  molto  recente  in  Italia,a  differenza  di  altri  paesi- e  nemmeno  nel  Catalogo  Europeo  Rifiuti  (CER)  esiste  menzione  di  ceneri  residue.  Quindi,  non  avendo  un  apposito  codice  CER,  nessuno  specifico  metodo  di  smaltimento  è  previsto.  Solamente  alcuni  comuni  in  Italia  (finalmente)  hanno  iniziato  ad  affrontare  il  problema,  riconoscendo  l’esistenza  di  questi  residui,e  fornire  delle  linee  guida  per  il  loro  smaltimento  (Bra,  Milano,  Aosta  ed  infine  la  regione  Toscana  con  l’ARPA).  Biella,  invece,  l’argomento  è  ancora  sconosciuto.  Violazione  di  sepolcro  vilipendio  di  cadavere.  Altre  due  accuse  pesanti  che  vi  sono  piovute  sul  capo.  Sulle  prime  pagine  dei  giornali  si  è  scritto  di  casse  aperte  colpi  d’ascia.  Ossa  rotte.  Non  tutti  è  capitato  di  assistere  all’estumulazione  di  un  proprio  caro,  scaduti  tempi  di  concessione  del  loculo,  ma  chi  vi  ha  assistito  sa  che  l’ascia  il  falcetto  sono  gli  “strumenti”  del  mestiere.  Quindi  cosa  c’è  di  vero  dietro  queste  accuse  ? Innanzitutto,  faccio  presente  che,  al  tempio  crematorio  giungevano  dei  feretri  che  erano  rimasti  anche  per  oltre  30  anni  all’interno  di  loculi  in  muratura.  Spesso  queste  bare,  per  via  del  lungo  tempo  trascorso  in  luoghi  umidi  del  processo  di  decomposizione  del  corpo  umano,  arrivavano  in  pessime  condizioni,  perciò  diventava  difficile,  sia  trasportarle  sia  cremarle.A  causa  di  queste  condizioni,i  feretri  faticano  ad  entrare  normalmente  nel  forno  ed  il  rischio  che  provochino  un  inceppamento,  impedendo  al  portello  di  richiudersi,  con  conseguente  fuoriuscita  di  fiamme,  è  molto  alto.  Quindi,  per  ragioni  di  sicurezza,  diventava  necessario  aprire  queste  bare  trasferire  resti  mortali  in  apposite  casse  di  cellulosa  previste  dalla  legge.  Non  era  certo  un’operazione  piacevole,  ma  era  più  sicuro,  sia  per  gli  operatori  che  per  l’intera  struttura,  procedere  con  l’apertura  della  bara.  Ci  tengo  sottolineare  come  questa  operazione  venga  normalmente  svolta  da  qualunque  operatore  cimiteriale  impresario  funebre.  Io  stesso,  quale  impresario  funebre,  ho  eseguito  questa  operazione  cimiteriale  e,  comunque,  ho  assistito  più  volte  all’apertura  di  feretri  estumulati.  Le  accuse,  non  è  un  mistero,  sono  partite  da  un  vostro  ex  dipendente.  Ma  qual  era  il  clima  che  si  respirava  in  azienda?  È  stato  descritto  un  ambiente  lavorativo  pessimo,  in  cui  Alessandro  ed  io  siamo  stati  dipinti  come  dei  tiranni  degli  sfruttatori.  Secondo  me,  non  era  così.  C’era  un  ottimo  rapporto  tra  tutti  noi,  si  lavorava  molto,  ma  non  mancavano  momenti  conviviali:  si  andava  spesso  mangiare  una  pizza  insieme  oppure  giocare  calcio.  Insomma,  il  clima  che  si  respirava  non  era  così  terribile.  Solo  con  un  dipendente  il  rapporto  non  è  mai  stato  dei  migliori.  Questa  persona  era  stata  ripresa  formalmente  più  di  una  volta  e,  poco  prima  dell’inizio  delle  indagini,  gli  avevamo  comunicato  che  non  avremmo  voluto  proseguire  il  rapporto  lavorativo.  così  si  era  messo  in  malattia.Al  momento  dell’assunzione  non  sapevamo  che  questo  dipendente  avesse  avuto  problemi  con  la  giustizia 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox