28 Giugno 2013

Compravendita di senatori De Gregorio vuole patteggiare

Compravendita di senatori De Gregorio vuole patteggiare

Leandro Del Gaudio Chiede di patteggiare una condanna a un anno e otto mesi, si affida a una lunga deposizione spontanea, incontra telecamere e giornalisti, poi attende il verdetto del giudice napoletano. E, nell’ attesa, pubblicizza un libro sulla «operazione libertà» (una sorta di ribaltone antiprodi), apre lame di luce su un viaggio in Cina, destinazione Hong Kong, per bloccare indagini milanesi a carico di Silvio Berlusconi. Un Sergio De Gregorio a tutto campo, nel giorno della prima udienza sulla presunta compravendita dei senatori tra il 2006 e il 2008, che avrebbe dato la spallata conclusiva al governo di Centrosinistra, spianando la strada all’ ultimo esecutivo targato Berlusconi. Corruzione e finanziamento illecito dei partiti, la Procura di Napoli accorda parere favorevole alla richiesta di patteggiamento dell’ ex senatore. Difeso dal penalista napoletano Carlo Fabozzo, De Gregorio viene formalmente stralciato dal procedimento che vede invece imputati gli altri due presunti registi dell’ operazione libertà: Silvio Berlusconi (ieri assente, era rappresentato dai penalisti Michele Cerabona e Niccolò Ghedini); e Valter Lavitola (difeso dal penalista Gaetano Balice). C’ è una richiesta di patteggiamento, sulla scia di una sorta di confessione resa in questi mesi da De Gregorio, che incassa l’ ok dei pm Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio (ieri in aula), titolari delle indagini assieme ai colleghi Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock. Tre milioni di euro (uno in chiaro, due in nero), tanto sarebbe costato il ribaltone di De Gregorio dal centrosinistra allo schieramento opposto, secondo le indagini condotte dal nucleo di polizia tributaria agli ordini del colonnello Nicola Altiero. Processo allo start, inchiesta per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, tocca alle eccezioni difensive. La prima punta ad ottenere il trasferimento degli atti per competenza territoriale dinanzi ai giudici di Roma, su cui c’ è opposizione ferma della Procura, alla luce del luogo in cui è avvenuto l’ ultimo incasso, in un conto corrente di una banca napoletana. Più complesso invece il secondo punto eccepito dai legali di Berlusconi, quello sulla «operatività dell’ articolo 68 della Costituzione», che disciplina la libera espressione del voto di un parlamentare come insindacabile fatto di coscienza. Detto in modo diretto: soldi o non soldi, il voto di un parlamentare non può essere messo sotto processo. Anche sul punto c’ è la contrapposizione della Procura, che ricorda che con lo stralcio del parlamentare, il caso De Gregorio esce formalmente dall’ udienza. Ora la parola passa al gip Amelia Primavera, che dovrà sciogliere la riserva il prossimo 19 luglio, intervenendo su un tema privo di precedenti: può rigettare l’ eccezione e mandare avanti il processo, o spedire gli atti a Roma, dinanzi alla giunta del Senato o alla stessa Corte costituzionale. Intanto, il gip accoglie le prime richieste di costituzione di parte civile: c’ è quella del Codacons, con la soddisfazione del presidente Carlo Rienzi, pronto ad avanzare una richiesta risarcitoria in caso di condanne; e quella sostenuta dagli avvocati Sergio Scicchitano, Maria Raffaella Talotta e Alfonso Trapuzzano, per conto di Idv (il partito «tradito» da De Gregorio); mentre è stata rigettata la costituzione di Antonio Di Pietro (che aveva chiesto risarcimenti per un milione di euro). Ma è anche il giorno del rientro a Napoli di Lavitola (detenuto ai domiciliari a Roma, con tanto di braccialetto elettronico), che in una pausa dell’ udienza parla a voce alta: chiede a un conoscente del decreto svuota carceri del ministro Cancellieri, ricorda l’ esperienza di detenuto a Napoli «come una fase terribile della vita, in una cella con un extracomunitario condannato per omicidio e in preda a crisi psichiche». Intanto, è ancora De Gregorio a far parlare di sé, a proposito della mission cinese in favore di Berlusconi, raccontata nel libro «Operazione libertà»: aprile 2007, De Gregorio avrebbe raccontato a Berlusconi della trasferta dei pm milanesi ad Hong Kong, a caccia di presunti fondi neri per centinaia di milioni di euro nel corso dell’ inchiesta sui diritti Mediaset. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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