27 Febbraio 2018

Comprare farmaci di notte costa 10 euro in più

CLAUDIA OSMETTI L’ influenza conviene prenderla di giorno. E mica perché uscire alle undici si sera, imbacuccati come dei pupazzi, solo per raggiungere la farmacia aperta, che magari sta pure dall’ altro lato della città, rischia di far alzare la febbre e di prolungare il concerto di starnuti. Cioè, anche l’ aspetto più strettamente medico va considerato: ma qui la questione riguarda il portafoglio. Da qualche settimana a questa parte, aspirine, tachipirine e pastiglie alla rinfusa, se comprate di notte, costano di più. Parecchio di più. Si chiama “diritto addizionale” è una sorta di “tassa fissa” che finisce direttamente nelle casse del farmacista di turno ed è stata più che moltiplicata da un decreto del ministero della Sanità nel novembre scorso. Fino a pochi mesi fa per acquistare, a mezzanotte, una confezione di Enterogermina bisognava mettere in conto all’ incirca sette euro, adesso l’ esborso è pari al doppio. IL BANCONE Il surplus da bancone, infatti, è passato da 3,87 euro (oltre il prezzo del medicinale richiesto) a 7,50 euro, e nelle farmacie dei piccoli Comuni, quelli che non raggiungono i 3mila abitanti, il balzo bollato a Roma è andato addirittura da 4,81 euro a dieci tondi tondi. Tutt’ altro che bruscolini, anzi. Significa che se una semplice siringa sterile, di quelle necessarie ai malati di diabete per esempio, normalmente raggiunge il prezzo di appena un euro, quando viene ordinata dopo una certa ora e fuori città, fa schizzare lo scontrino alle stelle. L’ ultimo regalino, passato persino in sordina, che ci lascia Beatrice Lorenzin. A farne le spese, nel vero senso della parola, sono proprio i clienti di mezza Italia che, alle prese (speriamo di no) con una colica nel dopo cena, non possono punto aspettare la sveglia per chiedere aiuto al farmacista sotto casa. Col risultato che, in alcuni casi, flaconi e pillole “fuori orario” diventano più salati del ticket del pronto soccorso, e però incrementano il fatturato degli addetti ai lavori che già staziona intorno ai 370mila euro all’ anno. Di media. Intendiamoci: i farmaci urgenti, quelli prescritti da una guardia medica o da un dottore in ospedale, non rientrano nella normativa. Per loro il “diritto addizionale” viene rimborsato dal sistema sanitario, quindi se lo accolla lo Stato. Per tutti gli altri, invece, resta sul groppone (o meglio, sul conto corrente) dello sfortunato paziente. Sfortunato due volte, tra l’ altro. Da Palermo a Sondrio ci sono 1.500 farmacie di turno che applicano il nuovo tariffario, e non vanno confuse con quelle che restano aperte 24 ore al giorno. «È proprio questa la differenza che giustifica la norma», chiarisce il dottor Silvio Damioli, titolare di una farmacia in centro a Milano, «nei piccoli borghi non c’ è uno sportello aperto in maniera continuativa, ma il servizio, ovvio, deve essere garantito. A queste condizioni rivolgersi alla “farmacia di turno” può voler dire svegliare il titolare a notte fonda e non semplicemente rivolgersi a uno specialista che stava comunque al lavoro a causa della turnazione interna dei dipendenti. Così diventa una sorta di “diritto di chiamata'” né più né meno come per altre professioni». Ironia della sorte, poi, varia da zona a zona. La Sanità, si sa, è appannaggio delle Regioni che decidono modalità, tempistiche e orari anche delle farmacie. DA ZONA A ZONA Quelle laziali fanno scattare il “notturno” alle 22, le lombarde alle 20, le toscane non prevedono proprio la serranda abbassata. Federfarma, l’ associazione delle farmacie tricolori, liquida le polemiche come «infondate e sterili», ricordando che la pratica era sulla scrivania di via Ribotta da 25 anni. Ma c’ è anche chi ha deciso di battere i pugni sul tavolo, come il Codacons. «Si tratta di un regalo del governo alle farmacie, impreziosito dall’ aumento del prezzo fino al 40% per i medicinali galenici (quelli preparati in loco, ndr)» sbotta l’ associazione che ha presentato un ricorso al Tar del Lazio. Chi vivrà vedrà. In fondo, basta la salute. Specialmente di notte. riproduzione riservata.

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