22 Novembre 2011

Composti chimici versati nei lavandini  

Composti chimici versati nei lavandini
 

CATANIA Il Gip Alessandro Ricciardolo ha disposto il rinvio a giudizio di otto persone nell’ ambito dell’ inchiesta della Procura di Catania su presunti casi di inquinamento ambientale nella facoltà di Farmacia provocati da sversamenti nei lavandini dei laboratori di composti chimici utilizzati per sperimentazione. Il reato ipotizzato dalla Procura è di disastro ambientale, gestione di discarica abusiva e falso. Il Gup ha invece archiviato la posizione di altri 4 imputati accusati di turbativa d’ asta. Tra le persone per quali il procuratore aggiunto Michelangelo Patanè e il sostituto Lucio Setola hanno ottenuto il rinvio a giudizio ci sono i direttori del dipartimento Scienze farmaceutiche, Franco Vittorio, e amministrativo dell’ università, Antonino Domina, e i responsabili della sicurezza. Tra gli imputati loro c’ era anche l’ ex rettore e parlamentare nazionale del Mpa Ferdinando Latteri, morto il 14 luglio scorso. Nel procedimento si sono costituite parte civile 16 persone che si dichiarano parti lese (i familiari di sei persone decedute e sei malati gravi), la Cgil, Cittadinananzattiva Sicilia e il Codacons. L’ Università è presente al dibattimento ma deciderà la costituzione di parte civile in sede di giudizio. È invece ancora pendente al Gip la richiesta della Procura di fare svolgere un incidente probatorio per accertare se vi sia un nesso di casualità tra i casi di morti per tumore di ricercatori e studenti della facoltà di Farmacia e il disastro ambientale avvenuto alla cittadella universitaria. Questa seconda inchiesta, che ipotizza i reati di omicidio colposo e lesioni colpose, ed è stralciata dalla prima, è stata aperta dopo la denuncia del padre di Emanuele Patanè, un ricercatore morto di tumore che dopo l’ avvio dell’ indagine ha reso pubblico il testamento del figlio contenuto del computer portatile del giovane. Secondo la ricostruzione dell’ accusa, in un arco temporale compreso tra il 2004 ed il 2007, i composti chimici che venivano utilizzati per gli esperimenti nella facoltà di farmacia sarebbero stati scaricati nei lavandini dei laboratori inquinando, giorno dopo giorno, il sottosuolo di parte della cittadella universitaria. Inoltre, sempre secondo quanto sostenuto da investigatori ed inquirenti, dalle vasche di raccolta in cui venivano versati metalli pesanti – tutte sostanze considerate altamente inquinanti e in alcuni casi anche cancerogene -, sarebbero fuoriuscite esalazioni fortemente irritanti e nocive. Uno dei più clamorosi momenti in questa vicenda maturò nel novembre del 2008 quando vennero posti i sigilli al dipartimento di Farmacia del complesso situato nella Cittadella universitaria catanese. Nel corso dell’ indagine è stata anche svolta un’ ulteriore attività di accertamento che portò, tra l’ altro la Procura della Repubblica ad avviare uno screening tra le persone che hanno lavorato dal 2000 al 2007 nel laboratorio della facoltà di Farmacia. Studenti, dottori, tecnici e specializzandi che hanno trascorso più mesi nella struttura: obiettivo della verifica accertare il loro stato di salute. L’ indagine, come per altro spiegò in quei frangenti la stessa Procura catanese, venne promossa d’ iniziativa dall’ autorità giudiziaria consentendo di «pervenire a concreti risultati sul piano investigativo grazie al riserbo che ne ha accompagnato la sua origine e sviluppo». Una preoccupazione quella di evitare, in quella prima fase, qualsiasi "fuga in avanti" «per evitare la diffusione di notizie incontrollate ed inesatte attinte da fonti non ufficiali» e scongiurare il rischio di «recare danni alla privacy, con l’ indebito coinvolgimento di persone estranee ai fatti, inopportunamente chiamate in causa con la diffusione di notizie attinenti anche alla salute individuale oltre che al sereno e corretto ulteriore sviluppo delle indagini».
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox