Competitività, l`Italia perde colpi
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fonte:
- Corriere della Sera
Il Paese scivola al 47esimo posto, dietro anche al Botswana
Pesano burocrazia e tasse. Ma Confindustria minimizza
Paludi burocratiche di un?amministrazione inefficiente e costosa, mercato del lavoro imbrigliato da ragnatele normative, infrastrutture inadeguate: sono queste le zavorre che impediscono all?Italia di migliorare sul fronte della competitività, provocandone una ulteriore caduta nella graduatoria internazionale in cui si ritrova appena 47esima su 104, con sei posizioni perse in un solo anno. L?Italia perde terreno rispetto a tutti i suoi partner europei, è infatti ben lontana da Gran Bretagna (11esima), Germania (13), Spagna (23) e Francia (27), ma si vede scavalcare anche da molti dei paesi entrati quest?anno nell?Ue e da altri paesi in via di sviluppo. Lo rivela il World Economic Forum (Wef) con la classifica della competitività 2004. La classifica del Wef, spiega il rapporto, è stata stilata in base ai risultati dell?Executive Opinion Survey, un sondaggio esaustivo che quest?anno ha preso in esame oltre 8.700 business leader delle 104 economie mondiali da cui proviene la fetta maggiore del PNL globale maggioranza dei leader d?impresa.
LA CLASSIFICA – Nel 2001, ricorda il Wef, l?Italia era 26esima e da allora gli altri non sono certo rimasti fermi a guardare. Se il Bel Paese era abituato a confrontarsi con le economie avanzate, ora subisce l?umiliazione di vedersi superare da Botswana, Tunisia,
Sudafrica, Cipro, Ungheria, Giordania e Malta. Ventuno posizioni perse dal 2001 e «ora l?Italia rappresenta il fanalino di coda dell?Europa dei 15 e di molti paesi candidati all?adesione», si legge sul rapporto. Nel bel Paese «il peggioramento della performance interessa tutti i fronti, registrando cali particolarmente netti nella qualità delle istituzioni pubbliche». Ed è a questo punto, citando esempi di «peggioramento delle performance» nelle istituzioni, che il Wef punta il dito su: «favoritismi nelle decisioni pubbliche,
indipendenza della magistratura e impatto della criminalità a
livello aziendale».
TASSE E BUROCRAZIA – Dopo il capitolo della Pubblica amministrazione, tra i fattori che remano contro la competitività del paese, seguono a pari demerito le aliquote fiscali, le eccessive restrizioni delle leggi sul lavoro e l?inadeguatezza delle infrastrutture. Alti livelli di criticità si registrano anche sull?accesso ai finanziamenti e le normative fiscali. Tutti gli aspetti legati
alle tasse vedono l?Italia tornare in fondo alle classifiche:
malissimo la pressione fiscale, in cui finisce al 100esimo posto,
ma anche volume e effetti delle imposte (98) ed efficienza del
sistema fiscale (94).
TECNOLOGIA – Per l?innovazione tecnologica emergono dati contrastanti. I risultati peggiori toccano la capacità di integrazione
tecnologica (79esima posizione) e le spese private in ricerca e
sviluppo (78). Ma va male anche il livello di priorità stabilito
dal governo sull?ICT (73), la collaborazione impresa-università
per la ricerca (64), il successo dell?esecutivo nel promuovere
l?ICT (66) e le normative che regolano il settore (59). Il
rapporto include tra gli svantaggi competitivi anche il livello
di accessi Internet nelle scuole, ma con la 53esima posizione qui
l?Italia comincia a risalire la classifica. A questo punto, con la 45esima posizione su «prontezza verso la tecnologia», si entra nella parte «vantaggi» del sistema paese. Il dato migliore riguarda i telefoni cellulari, con la quarta posizione su 104 e la terza al mondo in assoluto per la «qualità del business». Bene anche la diffusione di Internet e informatica, l?Italia è 28esima sui personal computer, 42esima sugli host internet e 26esima sugli utenti del web. A dispetto dei ripetuti allarmi, il rapporto include il capitolo «fuga dei cervelli» tra i punti di forza dell?Italia, che si piazza al
45esimo posto.
LE REAZIONI – La classifica del Wef produce subito effetti e reazioni. Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, commenta così la posizione dell`Italia: «Al di là del merito di queste classifiche credo che, onestamente, tutti viviamo e lavoriamo in Italia, e non credo che abbiamo davanti tutti questi paesi. Noi facciamo della questione competitività – aggiunge Beretta- un punto centrale, una sfida per la crescita e lo sviluppo». Ben diverso il commento di Intesaconsumatori che in una nota dichiara: «Non
basteranno decenni per riparare i guasti procurati all`economia del paese ed ai consumatori da un governo la cui finanza allegra e
creativa ha arricchito con il pretesto dell`euro pochi a danno di
molti».
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