30 Gennaio 2018

Commissione banche, partiti divisi

 

RISPARMIO TRADITO La commissione bicamerale d’ inchiesta sulle banche rischia di non arrivare a una relazione unica. Oltre a Liberi e Uguali, col leader Bersani pronto a presentare un suo documento alla Camera, anche i 5stelle potrebbero sfilarsi. Il commissario grillino Alessio Villarosa è negativo: alla fine «non ci sarà nessuna relazione comune ma tanti documenti dei singoli gruppi». Per il senatore Andrea Augello (Idea) la situazione è difficile: «Abbiamo già pronta una nostra relazione». Forza Italia avverte: «Se Casini vuole una relazione finale condivisa da tutti dovrà fare proposte per il prossimo Parlamento». Su tutto incombe la campagna elettorale e la presentazione in lista di candidati come Andrea Arman (pentastellato candidato a Montebelluna) protagonisti in questi mesi delle battaglie a difesa dei risparmiatori. Per ora la sintesi di Casini prevede alcuni punti cardine intorno ai quali sembra esserci una sostanziale convergenza di vedute tra le varie compagini. Tra le idee in bozza, attribuzione di maggiori poteri investigativi alla Banca d’ Italia e norme per garantire costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le autorità di vigilanza nazionali, superamento del vigente modello ibrido di verifiche (settoriale e per finalità). STOP PORTE GIREVOLI Maggiori limiti alla possibilità di essere assunti o avere incarichi presso gli enti vigilati, le cosiddette porte girevoli, caso particolarmente grave a Vicenza. Tra le misure di trasparenza è prevista anche l’ introduzione di regole più stringenti per l’ innalzamento delle competenze dei cda e il perseguimento di un maggior rigore in tema di conflitto di interessi. Creazione di procure distrettuali per i reati finanziari e di una procura nazionale di coordinamento. È forse questa la richiesta principale sulla quale molti partiti sembrano convergere. La bozza Casini prevede inoltre la creazione di reati per le condotte di gestione fraudolenta e di truffa di mercato, anche in assenza di declaratoria di insolvenza. Si chiede inoltre una nuova fattispecie penale che sanzioni l’ induzione, da parte dell’ istituto di credito, del soggetto finanziato ad acquistare strumenti finanziari dell’ istituto stesso, le baciate. Si propone poi l’ attribuzione alla Consob di maggiore potere regolamentare sulla profilatura dei clienti e la valutazione di adeguatezza prevista dalla Mifid. Molte altre le misure suggerite, come la previsione di eventuali nuove forme di ristoro per le vittime delle crisi bancarie. I pentastellati poi vogliono censurare l’ intervento per salvare Popolare Vicenza e Veneto Banca, utilizzando 5 miliardi pubblici per consentire ad una banca privata di acquisire le due banche venete. Proposta poi la nazionalizzazione di Banca d’ Italia e Borsa Italiana, più una nuova gestione dei crediti a rischio con sostegno statale alle imprese. ZAIA INTERVENGA SULLE PMI Quello del credito è il problema del giorno. Patrizio Miatello dell’ associazione Ezzelino da Onara scrive una lettera al presidente della Regione Veneto Luca Zaia chiedendo il varo di «un Fondo Regionale/Nazionale per le micro e piccole imprese con fatturato al di sotto dei 10 milioni, colpite e danneggiate dalla crisi di ex Veneto Banca e ex Banca Popolare di Vicenza». Cioè il 90% delle imprese finite nella liquidazione. Senza contare «i 100.000 fra imprenditori, artigiani e liberi professioni che con le quote azionarie garantivano mutui e fidi per la loro attività e che ora sono stati trasformati in debitori e in pericolo di sopravvivenza». Il Codacons Veneto invece applaude alla decisione del gup di Roma di aprire alla citazione in giudizio di Banca Intesa: «Finalmente i giudici hanno abbattuto quel muro di ipocrisia che vedeva indenni le banche che acquisivano gli istituti in crisi». Maurizio Crema © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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