COMMERCIO: VENDITE MAGGIO -1,9% ANNO, -0,3% MESE
Vendite al dettaglio in calo a maggio: l’indice Istat e’ sceso dello 0,3% su base mensile e dell’1,9% su base annua. Per il Codacons il dato più preoccupante ed inquietante, però, è come sempre il calo delle vendite di prodotti alimentari, che scendono in un anno (dati grezzi) del 2%. A diminuire non sono più soltanto le vendite dei piccoli negozi, che precipitano del 3,9% su base tendenziale, ma anche la grande distribuzione che scende dello 0,8%. Nessuno si salva, insomma, né gli ipermercati (-1%) né i discount, che anche durante la crisi avevano sostanzialmente retto e che invece ora scendono dello 0,8%.
Questi dati confermano drammaticamente che agli italiani non basta più contenere gli sprechi e cercare prezzi più convenienti che erano le 2 tendenze prevalenti fino al 2009. Orami 1/3 degli italiani ha problemi ad acquistare cibo: il 13% della popolazione, i poveri, non ha più soldi a sufficienza per mangiare ed il resto, 15,5 milioni di italiani, o ha eliminato dal paniere i prodotti che costano di più o si deve indebitare per acquistare cibo (comperandolo da chi fa credito, facendosi prestare i soldi da finanziarie o parenti o pagando in ritardo le bollette pur di poter mangiare).
Ecco perché al Codacons giungono sempre di più proteste di consumatori che lamentano di ricevere nello stesso mese le fatture di luce, gas e telefono. Bollette anche basse, ma che sommate in una volta sola non consentono di gestire per quel mese il bilancio della famiglia: quelle che possono attingono ai risparmi, ma sempre più italiani finiscono per pagare in ritardo, aspettando che entri lo stipendio successivo. Niente più domiciliazione bancaria, quindi, in modo da evitare di andare in rosso.
Una situazione da Terzo Mondo, quella della povertà assoluta e relativa, che il Codacons chiede sia affrontata dal Governo al prossimo Consiglio dei Ministri. Tra le proposte a costo zero che avanza l’associazione di consumatori c’è l’alternanza delle bollette in modo che, ad esempio, energia e telefono si alternino, mesi dispari l’una e mesi pari l’altra. Anche la scadenza della fatture è troppo ravvicinata: 20 giorni dalla data di emissione, specie nei mesi estivi quando le Poste vanno in tilt, significa far guadagnare lauti interessi di mora alle compagnie.
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