21 Giugno 2005

COMMERCIO: PARTE DA TORINO LA RIVOLTA CONTRO I TICKET

COMMERCIO: PARTE DA TORINO LA RIVOLTA CONTRO I TICKET/ANSA




EPAT, 64% ADESIONE; DA MERCOLEDI` PROTESTA IN TUTTA ITALIA





(ANSA) – TORINO, 20 GIU – E` partita da Torino la rivolta di bar e dei ristoranti contro i buoni pasto e da mercoledì la protesta si estenderà, con modalità diverse, all`Italia intera, a partire dai 340 fast food di McDonald`s. In tutto sono 65.000 i pubblici esercizi, fra i quali anche gastronomie e rosticcerie, che hanno convenzioni con le società che emettono i ticket restaurant. L`accusa mossa da bar e ristoranti è che le commissioni siano troppo elevate (dal 7 al 12%), con aumenti “intollerabili“ negli ultimi anni, e i pagamenti troppo lenti. Prendere un ticket anziché contanti sarebbe quindi un affare che non conviene più. “Non esiste nessun `cartello` tra le società che emettono i buoni pasto“, ribatte l`Anseb, l`associazione che le riunisce, secondo la quale “servono regole certe per il settore“. Sull`adesione dei locali torinesi è guerra di cifre: l`Epat parla di “un risultato superiore a ogni più rosea aspettativa“, con il 64% dei locali che non ha accettato i buoni pasto, mentre per la Fiepet torinese (federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti) “da un sondaggio effettuato in 150 bar e ristoranti di Torino e provincia risulta che oltre il 70% ha dichiarato di non aderire alla protesta“. Diversa la posizione della Fiepet nazionale che sostiene lo stato d`agitazione. Al di là delle cifre, quasi tutti i locali nel centro di Torino hanno esposto la locandina dell`Epat: da quelli storici, come il Caval `d Brons di piazza San Carlo o Augustus di via Roma, a quelli di moda nell` ultimo periodo, come il `libri-caffe“ Mood di via Battisti. “Pasti buoni sì, buoni pasto no“, è lo slogan coniato dal McDonald`s di piazza Castello. Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori: il Codacons ha presentato un esposto al procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, in cui ipotizza il reato di serrata. L`Adoc sostiene che pagare in contanti anziché con i buoni pasto può arrivare a costare alle famiglie italiane fino a 1.200 euro l`anno e chiede l`istituzione di una Commissione “che vigili sui processi di vendita dei ticket“. La Confcommercio ha inviato una lettera ai ministri dell`Economia, Domenico Siniscalco e delle Attività Produttive, Claudio Scajola, nella quale sostiene che serve una delega al governo con l`obiettivo di vietare le gare al massimo ribasso salvaguardando il valore del buono-pasto nell`intera filiera. Il capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera dei deputati, Pino Sgobio, chiede che il governo “si adoperi presso i soggetti interessati al fine di sbloccare la situazione“. Per l`esecutivo parla il vice ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso che invita l`Autorità garante per il mercato e la concorrenza ad avviare “un`istruttoria utile e necessaria per la massima trasparenza possibile“. “Lo sciopero dei buoni pasto – sostiene – è pienamente legittimo, ma bisogna evitare che a rimetterci siano gli anelli deboli della catena, i consumatori-lavoratori e gli esercenti“.(ANSA).

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this