4 Gennaio 2013

Commercio, deregulation flop. Unico risultato: fastidi e disagi per i lavoratori e le loro famiglie

Commercio, deregulation flop. Unico risultato: fastidi e disagi per i lavoratori e le loro famiglie

Quanto accaduto in occasione delle festività natalizie appena concluse, con moltissimi negozi che sono rimasti aperti anche nel giorno di Santo Stefano ed alcuni che hanno alzato le serrande persino il 25 dicembre, deve essere motivo di un’attenta riflessione su quali siano le reali conseguenze della deregulation negli orari degli esercizi commerciali che il Governo Monti ha introdotto col Decreto Salva Italia del dicembre 2011». La considerazione è di Maurizio Franz, presidente dei Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, da sempre in prima linea contro la liberalizzazione degli orari nel commercio, che sottolinea come l’assenza di qualsivoglia limite agli orari ed alle giornate di apertura dei negozi
non abbia comportato, a differenza di quanto ipotizzato dal governo dei professori, alcun effetto propulsivo per quanto concerne i consumi. «È emblematico – precisa Franz – che persino nelle feste di fine anno, tradizionalmente le più vivaci sotto questo aspetto, le vendite siano state deludenti a tal punto che questo Natale, come riferito da Codacons, verrà ricordato come il peggiore degli ultimi 10 anni sul fronte dei consumi, con un calo di oltre il 20% rispetto all’ anno scorso». «Non si può pretendere di dare nuovo slancio ai consumi semplicemente aumentando il numero delle ore di apertura dei negozi o i giorni di lavoro – continua Franz – quando il potere d’ acquisto dei nostri cittadini è sempre minore a causa di salari troppo leggeri dovuti soprattutto ad un cuneo fi scale che attualmente incide sulla busta paga del lavoratore per oltre la metà: servono interventi strutturali, e non di mera facciata come questo, che siano in grado di dare ai nostri cittadini l’ effettiva possibilità di spendere di più». «Dopo aver escluso alcun effetto benefico sull’ economia – attacca il presidente Franz – non resta che constatare, invece, le conseguenze deleterie che la liberalizzazione ha comportato sotto il profilo sociale con riferimento agli operatori del commercio ed alle loro famiglie: essere costretti, infatti, a recarsi al lavoro anche la domenica o in occasione di altre festività, spesso senza neppure la maggiorazione prevista per il lavoro festivo, finisce per privare chi opera nel commercio degli irrinunciabili spazi da trascorrere in famiglia in compagnia dei propri cari, oppure semplicemente dei necessari momenti di relax da dedicare alla cura della propria persona o, per chi crede, alla pratica spirituale». «Recentemente la Corte Costituzionale – ricorda Franz – ha purtroppo rigettato il ricorso che la nostra Regione, alla pari di altre, aveva puntualmente proposto contro il Decreto Salva Italia rivendicando la propria competenza esclusiva, ai sensi dell’ articolo 117 comma 4 della Costituzione, in materia di determinazione degli orari di apertura dei negozi: la motivazione della Consulta si basa sul fatto che il provvedimento governativo incide sulla concorrenza che è materia di competenza esclusiva dello Stato». «Senza addentrarmi in dispute squisitamente giuridiche che non mi com petono – conclude Maurizio Franz – mi limito a ricordare come la competenza statale in materia di orari di apertura dei negozi è tutt’ altro che pacifica, tanto che sono svariate le pronunce giurisprudenziali che propendono, invece, per una competenza regionale: ed è proprio su queste basi che la Lega Nord, per dare una concreta risposta alle svariate richieste di regolamentazione ormai provenienti da più fronti, ha appena depositato in Consiglio regionale una proposta di legge tesa a ripristinare, in Friuli Venezia Giulia, il vecchio regime delle 29 domeniche annue di apertura che si sono dimostrate essere, prima dell’ avvento di Monti, il congruo compromesso capace di tutelare le esigenze e gli interessi di tutti i soggetti coinvolti nel settore».

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