COMMERCIO, CROLLANO LE VENDITE AD APRILE
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fonte:
- Il Campanile
L?Istat: – 3,9% in un anno e ? 0,8% su marzo. Insorgono consumatori e commercianti, governo sotto accusa
Crollano le vendite ad aprile e un altro colpo intontisce un?economia già provata da mesi di recessione. L?Istat, pubblicando i dati, rende noto il risultato: – 3,9 per cento su aprile 2004 e ? 0,8 sul mese precedente. A farne le spese, stavolta, non sono solo i piccoli esercizi (- 4,8 per cento), ma anche la grande distribuzione (- 2,7 per cento); mentre le flessioni più marcate si sono registrate tra prodotti alimentari (- 3,6 per cento) e non (- 4 per cento). Penalizzati di più, ancora una volta Sud e isole, che mettendo a segno un ? 8,2 per cento, guidando la classifica del territorio più martoriato. Anche il Nord-Est, però, subisce un calo del 4,3 per cento, a testimonianza che la crisi economica e dei consumi investe tutto il territorio nazionale. Così l?ennesimo dato negativo preoccupa il mondo delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, ma anche le associazioni dei consumatori, che da mesi si battono per una politica dei prezzi e della trasparenza che tuteli gli utenti e il potere d?acquisto dei loro redditi.
Con il risultato di aprile, secondo Confesercenti, si è toccato il fondo. Secondo una nota degli esercenti, bisogna rimettere in moto il paese che non marcia e il prossimo Dpef «è l?ultima occasione di questa legislatura per mettere a punto interventi concreti, realizzabili e credibili». Uno di quelli più urgenti è fissare il prezzo di riferimento del petrolio per il calcolo delle accise a un massimo di 40 euro a barile. Stessa musica da Confcommercio, che legge nei dati Istat un risultato che va oltre la recessione e che risulta «pesante» per tutta l?economia. Secondo una nota del Centro studi dei commercianti, al netto della componente prezzi, la flessione in quantità delle vendite in aprile è del 5 per cento rispetto ad aprile 2004, come sintesi di un -3,7 per cento nell?alimentare e di un – 5,7 per cento nel non alimentare.
Sul piede di guerra, invece, le associazioni di consumatori che chiedono al governo di intervenire a tutela degli utenti. Il presidente di Adiconsum, Paolo Landi, è convinto che i dati sulle vendite al dettaglio siano lo specchio di una crisi ben visibile: «Ogni giorno riceviamo segnalazioni in tal senso dalle famiglie: infatti gli unici settori che nei primi mesi del 2005 hanno fatto registrare variazioni positive sono i grandi magazzini e gli hard discount, punti vendita dove il prezzo più concorrenziale va a discapito della qualità del bene venduto». Dal Codacons, il presidente Carlo Rienzi chiede di rilanciare i consumi attraverso la diminuzione dei prezzi di almeno il 20 per cento e la «liberalizzazione dei saldi in tutta Italia per incentivare gli acquisti, solo così si potrà uscire dall?emergenza».
Anche per i sindacalisti dell?Ugl, il calo delle vendite è una cattiva notizia. Il segretario generale, Stefano Cetica non ha dubbi: «Considerato che il Pil si regge sui consumi delle famiglie, il calo delle vendite al dettaglio registrato dall?Istat è davvero una cattiva notizia».
I dati Istat sono per l?opposizione, l?escamotage per colpire al cuore ancora una volta, la politica economica del governo. Il segretario diessino, Piero Fassino sostiene che i dati Istat fotografano «la stagnazione dei consumi» e dimostrano «la gravità della crisi che attraversa il Paese». Mentre per Rifondazione comunista i dati forniti dall?Istat confermano inequivocabilmente che l?Italia è in piena recessione economica e che questo governo non sta facendo nulla per migliorare la situazione.
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