10 Dicembre 2010

Commerciante ridotto sul lastrico per 2.500 euro

SOVERIA SIMERI La morte di un’ attività commerciale per due assegni in protesto del valore di 2.500 euro. Mutuo bloccato, immobili pignorati, andati all’ asta e acquistati dallo stesso Istituto bancario coinvolto. E’ proprio quanto accaduto ad un commerciante della presila catanzarese. Ricostruiamo, in sintesi, la terribile sventura. «Il tutto – racconta il figlio del commerciante – ha inizio a causa di un istituto di credito di Catanzaro, presso il quale era stato aperto un regolare conto corrente a nome di mio padre. La banca decide inspiegabilmente di decurtare l’ iniziale fido da 100.000 a 50.000 euro e di protestare due assegni del valore di 2.500 euro, nonostante vi fosse disponibilità». Da qui, a sentire il giovane, una serie di reazioni a catena, quali «la chiusura di un’ attività commerciale e il blocco di un mutuo di 300.000 in essere presso un istituto di credito di Taverna». A finire sotto la lente di ingrandimento del Codacons, questa volta, è dunque una drammatica vicenda che vede come protagonisti una società e una banca di cui la stessa vittima è pure socio. Al momento il Codacons, nella persona del vicepresidente Francesco Di Lieto, ha presentato un esposto al prefetto e una denuncia alla Procura della Repubblica. «L’ istituto di credito – continua sempre il figlio del commerciante protestato – oltre al blocco del mutuo ha provveduto a pignorare gli immobili messi in garanzia. Immobili che sono stati quotati da una perizia del Tribunale di Catanzaro per un totale di 500.000 euro». Uno scandalo? Ecco la dichiarazione del figlio della vittima: «l’ assurdo e lo scandalo è che gli immobili andati all’ asta sono stati acquistati dalla banca stessa, oltre che da parenti e amici dei dipendenti. Questo fa emergere un palese conflitto di interessi che non è consentito dalla legge». Non sarebbero mancati, a detta del giovane, neanche i tentativi da parte della sua famiglia di estinguere il debito con la banca. «E’ da precisare che la mia famiglia aveva già tentato di trovare un accordo extragiudiziale con la banca, offrendo alla medesima spontaneamente tutte le proprietà in località Ruggero al fine di estinguere totalmente il debito pendente presso la banca. Tale offerta – puntualizza il giovane – avrebbe comunque significato una perdita economica notevole per la mia famiglia, perché a fronte di un debito di 300.000 euro venivano offerti beni per 600.000 euro. La banca all’ epoca non accettò però questa proposta di transazione: evidentemente aveva già valutato di poter acquisire gli immobili ad un valore di gran lunga inferiore». Gli immobili, a quanto pare, sono stati venduti per l’ irrisoria somma di 150.000 euro («vendita che così condotta non ha portato alla totale estinzione del debito») e non per un totale di 500.000 euro. «Vogliamo – conclude la vittima – che la vicenda sia resa pubblica al fine di evitare che altri onesti cittadini siano vittime di banche speculatrici».
 

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