Comitato per verità e giustizia
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fonte:
- Eco di Biella
Si è costituito ufficialmente il comitato “A Casa con Me” dei parenti delle vittime del Tempio crematorio di Biella. Per ora hanno aderito 39 famiglie. «Il nostro obiettivo – riporta un comunicato – è ottenere verità e giustizia sulla vicenda che ha coinvolto le nostre famiglie». Il presidente del comitato è Laura Attena e i referenti sono Alessandra Muggeo, Luca Lanza, Fabrizio Demaria e Paolo Galuppi. Ingiustizia. «Oggi – prosegue il comunicato ripercorrendo l’iter processuale e non risparmiando delle critiche alla Procura – abbiamo voluto sottolineare quanto sia stata ingiusta la condanna comminata in 1° grado di giudizio ( 5 anni e 5 anni e 4 mesi) ai due fratelli Ravetti, titolari con il padre della società che gestiva il Tempio crematorio, la Socrebi.I Ravetti e i loro collaboratori, nonostante indiscutibili ed evidenti prove video registrate all’interno del Crematorio e nonostante gli stessi Ravetti avessero ammesso i reati che gli venivano contestati (doppie e triple cremazioni, vilipendio e distruzione di cadavere, violazione di sepolcro e corruzione)e, non solo, dopo che la stessa Pm Camelio, incaricata di svolgere le indagini, avesse definito la vicenda “una lugubre catena della morte”. Nonostante tutto questo la Procura di Biella ha presentato la richiesta di archiviazione per la maggior parte delle istanze avanzate dalle parti lese, tralasciando sostanzialmente tutto quello che negli interrogatori era stato detto e confermato dagli indagati e cioè che i fatti delittuosi erano da tempo se non da anni, perpetrati all’interno del Crematorio». Le denuncia collettiva. «Di conseguenza – ribadisce il comunicato – tutte le famiglie, circa 500, hanno inoltrato un’ulteriore denuncia per tentare di far ripartire le indagini ma, dopo più di quattro mesi di attesa, il giudice incaricato Pisano, tenendo conto esclusivamente della proposta del Pm, ha archiviato la nostra istanza. Quando siamo venuti a conoscenza dell’archiviazionearchiviazione, il dolore, la sfiducia, la delusione e l’indignazione nei confronti della Magistratura sono stati molto forti. Come è stato possibile che dopo tutte le confessioni di reato, le video registrazioni, le situazioni accertate durante le indagini, non ci fossero abbastanza elementi per poter riaprire un’ulteriore fase delle indagini?». Non ci arrendiamo. Ecco che è stata pertanto presa la decisione di creare un comitato per continuare a lottare. «Noi non ci arrendiamo – viene spiegato con forza -, andremo avanti con i nostri legali, fino in fondo, fin ove la legge ce lo permetterà! Inoltre, a seguito del pronunciamento/beffa del giudice Pisano, molti di noi, in particolare quei parenti che hanno dato il consenso ad un laboratorio specializzato per le perizie all’interno dell’urna del proprio congiunto che aveva subìto la cremazioni multipla, risultata non conforme alla tempistica, sono stati oggetto, in questi ultimi giorni, dell’attenzione dei Carabinieri». Si indaga sulle vittime? Nel comunicato si parla quindi di accertamenti misteriosi di cui non si riesce a comprendere l’obiettivoobiettivo. «Alcuni famigliari – viene spiegato – sono stati contattati e convocati per “accertamenti” sull’ter delle pratiche per l’ispezione delle urne (costi, documentazione e richiesta di presunte anomalie)e per avere chiarimenti sui contratti che legano i rapporti con gli avvocati che stanno seguendo la loro vicenda. Perché i Carabinieri ci stanno convocando? Il nostro consulente forense, Generale Garofano, che ci è stato proposto sia da Codacons sia dall’avvocato Guarini, ci aveva descritto e chiarito bene quale sarebbe stato l’iter ispettivo, per questo non comprendiamo l’iniziativa dei Carabinieri e ci chiediamo se è lecito convocare delle persone, senza una motivazioni scritta e specificata. Perché iniziare un accertamento o indagine su persone che liberamente e coscientemente hanno acconsentito e sottoscritto un contratto con dei legali per essere assistiti, contratto ovviamente regolare ed esigibile in qualsiasi momento? Chi ha “suggerito” questa strana operazione? Forse per screditare e delegittimare il nostro impegno e il lavoro dei nostri legali? Perché si è investito tempo, uo-mini e risorse economiche che invece andrebbero impiegate per indagare altrove, magari per riaprire una nuova fase d’indagine nei confronti dei Ravetti e dei loro complici? In un prossimo futuro con quale serenità e fiducia potremmo rivolgerci alla Magistratura?». Per informazioni: email “acasaconme500500@ gmail.comcom. La pagina Facebook la si può trovare in “Parenti cremati”. Il numero di telefono è il seguente: 3470076616.
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