8 Gennaio 2010

Come è strano fare il sindaco

 

Qualche quotidiano meneghino ha titolato, l’ altro giorno: "Elezioni amministrative in vista, rumor di tintinnette!". Indicando con questa inquietante parolina un risveglio manettifero, che mai s’ è peraltro addormentata, della vigile procura milanese nei confronti di vertici amministrativi regionali e comunali. Adesso è toccato a Donna Letizia finire come San Sebastiano trafitta dalle frecce procuratizie per via della movida notturna all’ Arco della Pace. E prima ancora per il troppo smog. Il mese scorso era stata la volta del Celeste, il Governatore Formigoni, indagato per inquinamento, dopo che, incredibile a dirsi, un’ altra magistratura come il Tar, gli aveva dato torto a proposito degli oli combustibili da lui bloccati e, poco dopo, rimessi in auge dal Tribunale Amministrativo Regionale. I due casi giudiziari ripropongono il ruolo dei magistrati nelle dinamiche elettorali non tanto o non solo per l’ intervento a gamba tesa in vicende dove il campo dell’ inquinamento è simile a quello delle cento pertiche: c’ è sempre un angolo cui appigliarsi per indagare, incriminare, processare, per di più i soggetti antagonisti, cioè che inquina e chi lo impedisce. Per ciò una certa magistratura si "diverte" a sparare avvisi di garanzia come atti dovuti e in nome della sacralità intangibile dell’ obbligatorietà dell’ azione penale che, tuttavia, di sacro ha ben poco trattandosi di scelte, di atti selettivi, di azioni compiute dal libero arbitrio dell’ indagante Pm. Tanto più se chi ne chiede l’ intervento è un comitato di zona o il codacons che sono parte in causa della vicenda e che, a loro volta, fanno politica. Sia sul rumore cittadino, di giorno e soprattutto di notte, sia sullo smog, è opinione diffusa, soprattutto nei palazzi di giustizia, che compito di un sindaco e di un governatore sia di usare ogni misura atta a salvaguardare la salute del cittadino, ad ogni costo: safety first. Se le cose stessero davvero così, Letizia Moratti dovrebbe, domani mattina (oggi per chi legge), ridurre di almeno dieci, dodici gradi il riscaldamento (più inquinante delle auto) di tutti gli edifici milanesi. Col risultato di un ricorso al Tar vinto dai petrolieri, che è il meno, e di una epidemia di raffreddori e influenze nella città, che sarebbe un disastro. E allora? Allora ci si deve porre il problema di una giustizia che sappia porre filtri, gerarchia di danni, dentro quella "obbligatorietà". Che si occupi di fatti gravi e gravissimi in questa Lombardia, in uno spirito ad adiuvandum e non ad accusandum. Ma siamo ingenui. Chiediamo troppo. In quel palazzo in vago stile iracheno si procede con codici, pandette, norme, e soprattutto, col combinato disposto dell’ art. 135 e del modello 21: iscrizione immediata, dopo la notizia criminis, nella lista degli indagati. Come si vede, un gioco da bambini se basta inviare la terribile notizia del crimine per ottenere un’ iscrizione nel fatidico registro degli indagati. E’ come un cavalierato ai tempi di Giolitti, non si nega a nessuno. Va anche notato che da molti anni gli avvisi di garanzia sono qui considerati, se non dei cavalierati, qualcosa di inevitabile. Fioccheranno ancora, interferendo nella autonomia della Polis che è rappresentazione di consensi e di interessi e mediazione. E con una opposizione che ne approfitta strillando strillando, e con i soliti pierini della Lega in vena di maramaldi distinguo. Del resto, l’ insonne Palazzaccio vigila sul Pirellone e dintorni: ha tuttora nelle "sue" carceri un assessore regionale, Prosperini, e la moglie (già assessore a Pavia) del Parlamentare del Pdl, Abelli. Sono in carcere da mesi. Domanda: ma perché in Italia, e solo in Italia, il carcere si sconta prima di ogni processo con condanna? E se i due amministratori, come non siamo in pochi a pensarlo, fossero innocenti? Sapessi com’ è strano, a Milano…
 

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