18 Ottobre 2020

COME CAMBIA LA NOSTRA VITA

Massimo M. Veronese Il tamburello, ma in solitario. O il tiro al piccione da debita distanza. Il rugby subacqueo (esiste, fidatevi): anzi no, vietato pure quello. L’ arrampicata per chi ce la fa, altrimenti la cyclette, ma in casa. Perché lo sport, marcato stretto dal Covid e sotto tiro dei provvedimenti del governo, praticamente non c’ è più, soprattutto quello di contatto, soprattutto quello amatoriale. Niente feste di compleanno alla nonna, niente serate con gli amici, niente baci con la fidanzata e adesso niente movimento, nemmeno per sfogare la frustrazione, nemmeno per evitare di perdere peso. Tutto come a maggio. L’ elenco degli sport banditi a tempo indeterminato, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, sembra la lista dei most wanted dell’ Fbi, e alcuni dei ricercati onestamente in pochi li conoscono. Tipo il Fistball, definito «sport sferistico di squadra», o il Korfball, disciplina dicono nata nei Paesi Bassi che in italiano può essere tradotta come «pallacesto», senza però essere la pallacanestro, il Sepak takraw, gioco originario del Sud-Est asiatico simile alla pallavolo ma dove le braccia vengono sostituite dai piedi e il S’ istrumpa, si chiama proprio così, che è un tipo di lotta figlio della Sardegna. Ma pazienza. Perché il divieto, oltre agli sport mezzi sconosciuti a agli sport di squadra tutti riguarda anche tutti i tipi di arti marziali: Aikido, Capoeira, Judo, Ju-Jitsu, Karate, Kendo, così come pugilato, lotta, Muay Thai, Savate, Sumo e via menando. Stoppate pure le discipline legate alla danza. Dal liscio, alle caraibiche fino a quelle regionali e alla street dance si potranno fare «esclusivamente in forma individuale», anche se resta il punto di domanda sul ruolo dei cosiddetti «congiunti» come sparring partner. Lo stesso criterio è stato adottato anche per quello che riguarda il canottaggio in tutte le sue variabili, la ginnastica, dall’ artistica alla ritmica e il pattinaggio. Dovranno fermarsi rugbisti e hockeisti mentre quelli che fanno bob, slittino e rafting, sorpresa sorpresa, potranno continuare nelle loro acrobazie ma sempre rigorosamente in solitudine. Il decreto, come noto, non riguarda professionisti e associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Coni e dal Cip. Totale: 130 sport mandati nello spogliatoio da Conte. Un bella botta. Che apre anche un altro fronte: quello dei rimborsi. «È evidente che chi ha sostenuto spese per abbonamenti, corsi, lezioni, relative ad attività che ora non potranno più essere praticate, ha diritto al rimborso di quanto pagato, in proporzione al periodo in cui resteranno in vigore i divieti varati dal governo» spiegano quelli del Codacons che ha calcolato anche il danno: 2,5 miliardi di euro. Non una cosa per pochi intimi visto che i divieti riguardano 19 milioni di italiani, il 32% della popolazione, in pratica, un italiano su tre. Come mesi fa si quindi si può fare attività sportiva all’ aperto ma, come raccomandato fino alla nausea, nel rispetto della distanza di almeno due metri. Il calcetto scordatevelo. Si salvano invece palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, stando belli lontani gli uni dagli altri e senza assembramento. Almeno per il momento: «Su piscine e palestra dobbiamo valutare» ha detto il presidente delle Regioni Stefano Bonaccini. L’ opzione quindi resta in piedi. Ma ha già il fiato corto.
massimo m. veronese

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