16 Gennaio 2015

Colosseo: Tod’s, tribunale archivia nuova richiesta Codacons

Colosseo: Tod’s, tribunale archivia nuova richiesta Codacons

(ANSA) – ROMA, 16 GEN – Il Tribunale di Roma “ha archiviato l’ennesimo procedimento” avviato dal Codacons sul contratto di sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo: a precisarlo è il gruppo Tod’s, che in una nota definisce “vergognoso” che l’associazione “continui a utilizzare in modo strumentale pronunce di Autorità che hanno sistematicamente rigettato ogni suo tentativo di screditare una iniziativa di mecenatismo cui tutto il mondo guarda con estremo favore”. “Stando a quanto comunicato dal Codacons che tenta di camuffare la sconfitta parlando di ‘clamorosa ordinanza’ – sottolinea Tod’s in una nota -, anche il Tribunale di Roma ha archiviato l’ennesimo procedimento avviato su richiesta di questa associazione. Lo stesso avevano fatto in passato l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (2012), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (2012), il Tar Lazio (2012) e il Consiglio di Stato (2013). Non solo: il 19 dicembre 2014 il Tribunale di Roma ha inibito all’Associazione i ‘Veri Amici del Colosseo’ (promossa dal Codacons nel tentativo di screditare quella fondata da Tod’s) di utilizzare la propria ragione sociale condannandola addirittura a pagare le spese del procedimento”. “Ma non c’è bisogno dell’intervento delle Autorità – di cui comunque si rispetta il giudizio – per verificare che Tod’s ha mantenuto in pieno la promessa fatta fin dal 2011 di non sfruttare a fini pubblicitari la sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo. Basta infatti visitare il monumento – si legge ancora nella nota – per vedere che non c’è alcuna pubblicità del gruppo Tod’s, così come basta acquistare un biglietto per l’accesso al Colosseo per verificare che non vi è inserito alcun marchio dello sponsor. Per tutte queste ragioni Tod’s continuerà a perseguire in tutte le sedi competenti l’attività di discredito posta in essere da anni dal Codacons non solo nei confronti dell’azienda, del suo marchio e di chi vi lavora, ma di uno dei simboli dell’Italia nel mondo, danneggiando così anche la credibilità del nostro Paese”. (ANSA).

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