18 Gennaio 2012

Colosseo, ritirato l’esposto contro il bando del restauro

Colosseo, ritirato l’esposto contro il bando del restauro

L’ esposto non può bloccare il restauro del Colosseo, anche perché «la Soprintendenza archeologica dispone di 82 milioni di euro e altri 710 sono nel bilancio del Ministero per lavori ritenuti urgenti». La Uil Beni culturali fa un passo indietro, «per non alimentare sospetti», ora che l’ attenzione di Magistratura e Corte dei Conti l’ ha suscitata. E ritira la denuncia presentata a marzo 2011 in cui si ipotizzava il reato di abuso d’ ufficio relativa alla convenzione stipulata tra il commissario straordinario all’ Archeologia di Roma, Roberto Cecchi (ora sottosegretario) e il Gruppo Tod’ s rappresentato da Diego Della Valle. «Contro di noi è in corso da settimane un’ aggressione mediatica istituzionale», le motivazioni della segreteria nazionale della Uilbac in una lettera inviata alla Procura della Repubblica di Roma, alla Corte dei Conti e al ministro Lorenzo Ornaghi. Il sindacato sottolinea «la storica attività esercitata a tutela del patrimonio culturale ed ha sempre sostenuto e sostiene come il Colosseo vada restaurato al pari degli altri beni culturali presenti nella città di Roma e sull’ intero territorio nazionale». Dopo esser stata convocata da Gianni Alemanno, la Uilbac si sfila così dalle polemiche, l’ intento è non passare per chi ha fatto saltare il restauro dell’ Anfiteatro Flavio. «Abbiamo segnalato l’ attenzione dei media nonché di soggetti istituzionali che, invece di valutare i profili di legittimità di un accordo che a tutt’ oggi continua a non essere pubblico, hanno scatenato un vero e proprio attacco nei confronti della Uil Beni e Attività Culturali sostenendo la tesi che il restauro del Colosseo fosse bloccato per colpa della nostra iniziativa». Dieci milioni di euro della fidejussione sono già nelle casse del ministero versate dal patron della Tod’ s, Diego Della Valle, sponsor unico del restauro. Un altro pronunciamento è previsto per il 25 gennaio da parte dell’ Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, investita dal ministero dei Beni culturali e dall’ Antitrust. Lo stesso giorno era prevista la sentenza del Tar. «Ringrazio la Uil Beni Culturali per aver ritirato l’ esposto, secondo l’ invito che avevamo fatto da tempo», commenta Alemanno che ringrazia anche quei «dirigenti Uil che si sono adoperati in tal senso. Credo sia un atto di responsabilità e buona volontà». Oggi incontrerà il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «Spero che anche da parte loro ci sia lo stesso tipo di scelta che permetta finalmente di sbloccare il restauro del Colosseo». Di poche parole il ministro Ornaghi: «Aspettiamo e vediamo: confidiamo». L’ assessore alle Politiche culturali Dino Gasperini si appella «al senso di responsabilità di tutti», intanto il presidente del Codacons Carlo Rienzi fa sapere di aver notificato al Tar un atto di «motivi aggiunti» con istanza di convocazione delle parti per un tentativo di conciliazione. L’ associazione avanza però una serie di richieste, misure che mirano a garantire l’ uso non commerciale del Colosseo. Tra queste l’ affidamento a un «soggetto terzo di caratura internazionale scelto dal gruppo Tod’ s ma gradito a ministero e Codacons, di un protocollo tecnico diretto a garantire l’ utilizzo non commerciale del documento», la redazione di un protocollo di regole «ad hoc per la corretta utilizzazione del monumento con l’ apporto di soggetti ambientalisti e rappresentanti dei cittadini», l’ estensione della possibilità di finanziare il restauro anche ad altre società, la designazione da parte del Comune di un organismo composto «oltre alla onlus designanda già da Tod’ s, da altre 10 onlus con finalità di protezione e tutela» che esercitino funzioni di controllo «sul corretto utilizzo non commerciale del monumento fino alla conclusione dei lavori»; infine «la concordata riduzione a 5 anni della possibilità di sfruttamento dell’ immagine del Colosseo dalla data di stipula dell’ accordo». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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