17 Marzo 2015

Colletta del Codacons, ma il rom resta in carcere

Colletta del Codacons, ma il rom resta in carcere

di Luana de Francisco La solidarietà del Codacons e di tutti coloro che, nei giorni scorsi, avevano contribuito alla raccolta fondi che ha permesso di saldare il conto delle bollette non pagate di Mario Levacovich e della sua famiglia e di fare tornare luce e gas nella casa Ater in cui abitano, in via Divisione Garibaldi Osoppo, non è bastata a farlo uscire dal carcere. O meglio, a garantirgli l’ autorizzazione a tornare agli arresti domiciliari con obbligo d’ indossare il braccialetto elettronico. Esaminata l’ istanza di revoca della misura presentata dalla difesa, infatti, il tribunale di Udine ha ritenuto comunque invariate le condizioni di precarietà economica del nomade e immutato anche, quindi, il rischio di trovarsi a breve con la corrente nuovamente tagliata e con il braccialetto inutilizzabile. Il provvedimento di rigetto a firma del giudice del dibattimento, Paolo Lauteri, è stato depositato ieri. Il fatto che a reperire e imprestare a Cinzia Braidich, cioè alla compagna del nomade sottoposto a misura cautelare per una serie di furti in abitazione, i circa 500 euro necessari a coprire la parte residua di debito contratto con Green Network (dallo scorso ottobre, per un ammontare di oltre mille euro), sia stato un «ente benefico» e non direttamente «il soggetto moroso», secondo il magistrato significa che Levacovich e la sua convivente «non dispongono ancora di mezzi e risorse» sufficienti a onorare le future bollette e che esiste dunque il pericolo che la morosità si ripeta. «Il domicilio, quindi – conclude il giudice – era e resta inidoneo». Immediata la reazione dell’ avvocato Maria Elena Giunchi, che lo assiste e che ha già provveduto a presentare appello al tribunale del Riesame di Trieste. «Si tratta di una decisione fortemente contestabile – afferma il legale -, in quanto in netto contrasto con la statuizione motivata e ragionata del tribunale del Riesame, che in dicembre, pochi giorni dopo l’ arresto, aveva accordato a Levacovich i domiciliari con braccialetto elettronico, in considerazione tra l’ altro dell’ idoneità del domicilio, che a oggi, con il ripristino della corrente, permane. Il ragionamento del giudice – continua – è apodittico e sfornito di qualunque appiglio concreto». La colletta lanciata dal Codacons, che da anni aiuta la famiglia di Levacovich, così come decine di altre persone con disagi economici, e che da tempo ha segue la sua compagna nei rapporti con le istituzioni e, in particolare, con il Comune di Udine (è l’ amministrazione a pagare l’ affitto all’ Ater e ad averle assegnato un lavoro di badante), aveva anche l’ obiettivo di risparmiare alle casse pubbliche il ben più oneroso mantenimento in carcere del rom. Ogni giorno di detenzione in via Spalato costa circa 200 euro. Aspetto di non poco conto, secondo la stessa difesa. «Spiace constatare – osserva l’ avvocato Giunchi – come tutti gli sforzi fatti per evitare ulteriori e inutili esborsi allo Stato, per mantenere un detenuto che ben poteva trascorrere il periodo di internato al proprio domicilio, si siano rivelati al momento vani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox