5 Febbraio 2002

Collasso-Argentina: investitori col fiato sospeso

La corsa ai rendimenti ha portato a sottovalutare i rischi presenti nei prodotti messi sul mercato dal Paese latinoamericano

Collasso-Argentina: investitori col fiato sospeso

Sono oltre ottomila i risparmiatori bresciani che hanno in portafoglio obbligazioni

Rendimenti a due cifre, in qualche caso corsi (vale a dire prezzi dei titoli) molto sotto il nominale, sottovalutazione (o non conoscenza) del cosiddetto «rischio Paese»: è accaduto così che circa 250mila investitori italiani, e oltre 8.000 bresciani, sono finiti dentro la rete dei titoli di Stato emessi dalla Repubblica Argentina. Il crollo repentino, ma non inatteso, dell?economia del Paese latino-americano ha vaste e complesse implicazioni sia sul versante interno che su quello internazionale; sia sul piano economico che su quello politico. In queste pagine affrontiamo gli effetti della crisi sui risparmiatori italiani, vale a dire su quei 250mila investitori che detengono circa il 10% dei bond argentini; percentuale che in passato è stata anche superiore al 16% e che nel tempo è diminuita sia per le forti vendite dei titoli che per l?aumento del debito argentino, ora intorno a 150 miliardi di euro. Ma come è accaduto che tanti risparmiatori si siano fatti attrarre da un investimento oggettivamente a rischio? Imprudenza, qualche leggerezza e, naturalmente, il consiglio del consulente finanziario che ha fatto balenare le opportunità del rendimento a due cifre senza però sottolineare tutti i rischi contenuti nell?investimento. Poi quando il Tesoro ha dichiarato il default (vale a dire l?impossibilità di far fronte agli impegni) del debito si è scatenato il panico. Immediata, anche se tardiva, la reazione del sistema del credito che ha istituito una task force con un duplice obiettivo: stabilire l?esatto importo dell?esposizione italiana; mettere a punto gli argomenti in vista della trattativa con il Governo argentino che, presto o tardi, dovrà mettere a punto una proposta di ristrutturazione del debito. Le proposte potrebbero andare dalla riduzione dell?interesse (praticamente scontata) fino al congelamento o alla riduzione del capitale. Oltre al sistema del credito si sono mosse anche le organizzazioni dei consumatori che hanno costituito il Comitato investitori in titoli argentini (Cita). L?idea del Comitato è che esistano responsabilità diffuse su questo versante è che sia necessario arrivare ad una «divisione» del danno. Una volta avviata la pratica del risarcimento internazionale, la vicenda dei risparmiatori italiani che hanno puntato sull?Argentina, potrebbe arrivare anche nelle aule dei Tribunali. Il Cita ha deciso infatti di avviare un confronto con l?A bi e «azioni presso gli organi di vigilanza, Banca d?I talia e Consob, che avrebbero dovuto svolgere un?azione di controllo più stringente» a tutela degli interessi dei risparmiatori che hanno acquistato titoli argentini. In una nota di Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – che hanno promosso il Cita – «non escludono, dopo la verifica dei fatti, nessuna azione, compresi denunce ed esposti, a tutela dei risparmiatori» e «porteranno le istanze dei risparmiatori interessati in ogni sede opportuna per evitare qualsiasi possibile discriminazione nei loro confronti qualora si giunga ad intese fra Governo argentino e organismi finanziari internazionali». Il Cita chiede «alle banche una più efficace azione di trasparenza attenendosi rigidamente alle disposizioni in materia di risparmio emanate da Consob e Banca d?Italia».

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