2 Aprile 2007

COLDIRETTI: LA VIA LIBERA AI TRUCIOLI NEL VINO TROVA L` 88% CONTRARI

Il via libera all`utilizzo dei trucioli di legno per invecchiare il vino spaventa i consumatori secondo un sondaggio condotto sul sito www.coldiretti.it dal quale emerge che ben l`88 per cento dei rispondenti non acquisterebbe un vino se sapesse che è stato invecchiato in via accelerata con i trucioli invece che in botte come da tradizione. Lo rende noto la Coldiretti al termine del primo Vinitaly dopo che il Decreto del Ministero delle Politiche agricole, Alimentari e forestali del 2 novembre 2006 ha di fatto autorizzato la discutibile pratica enologica anche in assenza di un`adeguata informaqzione in etichetta. Un via libera che riguarda oltre il 70 per cento della produzione italiana che esclude solo i vini a denominazione di origine (DOC/DOCG), che rappresentano meno di un terzo del mercato. Il fatto che solo l`8 per cento per consumarli chiederebbe una riduzione di prezzo, mentre gli indifferenti sono appena il 4 per cento, conferma – sottolinea la Coldiretti – la necessità di rivedere la decisione assunta specialmente in assenza di una informazione trasparente in etichetta sul metodo di produzione utilizzato. Un obiettivo che la Coldiretti intende raggiungere con il ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio (Tar), per fermare l`invecchiamento artificiale dei vini Made in Italy, presentato insieme a Città del Vino, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Adoc, Slow-food Italia, Legambiente e ad alcuni produttori titolari. L`obiettivo del ricorso – sottolinea la Coldiretti – è quello di tutelare le produzioni agroalimentari nazionali di qualità, che costituiscono un patrimonio irrinunciabile per il nostro paese, e i consumatori che verrebbero a trovarsi di fronte a un prodotto artificiale, considerando anche i danni che i cosiddetti trucioli potrebbero comportare alla salute. L`utilizzazione dei cosiddetti trucioli per invecchiare il vino, aggravata dalla mancanza di una informazione trasparente, – continua la Coldiretti – inganna i consumatori e danneggia i produttori che si impegnano nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la maturazione dei vini in botti di legno. L` Italia che ora rappresenta circa il 25 per cento delle esportazioni mondiali e ha conquistato negli Usa il primato delle vendite, deve scegliere senza indugio – precisa la Coldiretti – la strada della qualità e della trasparenza senza cedere alle tentazioni di una concorrenza fondata sulla bassa qualità che non valorizza le potenzialità del territorio nazionale. Una necessità per non compromettere il successo fatto registrare dal vino Made in Italy che nel 2006 ha realizzato un boom del 6,5 per cento nel valore delle esportazioni e – precisa la Coldiretti – un successo rilevante negli Stati Uniti (+ 5 per cento) e nei nuovi Paesi emergenti come India (+71 per cento) e Cina (+105 per cento), secondo le elaborazioni su dati Istat. I risultati commerciali del 2006 con una vendemmia buona e su quantità contenute attorno ai 50 milioni di ettolitri dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che nello scorso anno ha esportato un quantitativo di oltre 18 milioni di ettolitri che è pari al 38 per cento dell`intera produzione nazionale. Un spinta che – conclude la Coldiretti – ha portato a un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l`export anche grazie alle garanzie sul divieto dell`utilizzo dei trucioli e al valore aggiunto assicurato dal legame tra vino e territorio.

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