23 Settembre 2009

Coldiretti in piazza a Montecitorio

Sul tema dei prezzi. Bisi: «Ingiustificati gli aumenti degli alimentari»

Sono ancora i prezzi e il loro insostenibile livello al centro della protesta di Coldiretti. L’organizzazione infatti questa mattina torna in piazza per denunciare il problema. E la manifestazione si svolgerà a Montecitorio dove dalle 10.30, verrà presentata l’Operazione verità sulla spesa alimentare degli italiani. Un modo concreto per rispondere all’eterno interrogativo: perché i prezzi alla produzione sono crollati, senza la più minima conseguenza sugli scaffali?  L’iniziativa – che viene organizzata in occasione della giornata di mobilitazione promossa dalle Associazioni dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) – ha come obiettivo quello di valorizzare i primati del Made in Italy dal campo alla tavola per garantire un giusto prezzo per gli agricoltori e acquisti convenienti per i consumatori, anche per favorire la ripresa economica. E’, infatti, scandaloso secondo Coldiretti che nei negozi si assista ad un aumento del prezzo del pane, mentre il grano viene pagato oggi ai produttori il 28 per cento in meno dello scorso anno. «I dati relativi all’inflazione nel mese di agosto pubblicati dall’Istat – commenta il presidente di Coldiretti Piacenza, Luigi Bisi – evidenziano una crescita tendenziale dei prezzi degli alimentari che è, senza alcuna giustificazione, di nove volte superiore al valore medio dell’inflazione. Al contrario, i prezzi pagati agli agricoltori per i prodotti agricoli in campagna sono in forte calo per tutte le tipologie e di conseguenza l’andamento crescente dei prezzi al consumo degli alimenti non è giustificabile, se non con la presenza di manovre speculative». «Il settore primario – dice ancora Bisi – è stato toccato dalla crisi conseguentemente al comparto agroalimentare: ciò che oggi chiediamo è un intervento da parte delle istituzioni, affinché si possa avere una ridistribuzione del reddito lungo la filiera. Il che rappresenta non solo l’interesse dei produttori e di tutto il settore, ma soprattutto dei consumatori, che nel caso di smantellamento del settore primario rischierebbero di vedere messa a rischio la propria sicurezza alimentare. Del resto i dati parlano con chiarezza: il grano duro viene pagato oggi 22 centesimi al chilo agli agricoltori, mentre la pasta è venduta in media a 1,5 euro al chilo, secondo il servizio sms consumatori. Con una moltiplicazione di oltre il 400 per cento dal campo alla tavola se si considerano le rese di trasformazione. Il record della riduzione nei campi si è verificato per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione nei campi del 31 per cento rispetto allo scorso anno. Nell’attività di allevamento il confronto su base annua segnala una variazione negativa per i prezzi alla produzione di suini (- 9 per cento), mentre ancora più accentuato è il calo delle quotazioni dei lattiero-caseari, che rispetto ad agosto 2008 registrano in media una flessione del 15 per cento, mentre segnano un meno 8 per cento i prezzi degli avicoli».

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