1 Novembre 2013

Colaninno lasciala presidenza si conclude l’ avventura in Alitalia

Colaninno lasciala presidenza si conclude l’ avventura in Alitalia

Alitalia sempre più nel caos. Mentre AirFrance-Klm annuncia di aver totalmente svalutato le azioni e fa capire di non voler sottoscrivere il nuovo aumento di capitale, il presidente Roberto Colaninno, il capitano coraggioso voluto da Silvio Berlusconi, annuncia l’ addio. Colaninno ieri ha fatto sapere di essersi «impegnato nel salvataggio di Alitalia come imprenditore, dedicando il massimo impegno personale e l’ impegno di capitale attraverso il gruppo Immsi di cui detengo la maggioranza». «Dopo aver sostenuto la ricapitalizzazione di Alitalia – ha detto – annuncio sin da ora che, al termine delle operazioni ad essa relative, quando le mie dimissioni verranno formalizzate insiemea quelle di tutto il consiglio di amministrazione, non sarò disponibile ad assumere nuovamente incarichi di vertice nella società». «Con l’ investimento realizzato» ha proseguito Colaninno «rimarrò un importante azionista di Alitalia, certo di contribuire, nella carica di consigliere di amministrazione, al consolidamento futuro del rilancio della società. Desidero ritornare a concentrarmi sulle attività industriali del mio Gruppo Immsi. L’ impegno profuso in Alitalia in questi anni ha contribuito al cambiamento industriale e strategico della compagnia e ha consentito di sviluppare rapporti positivi con Air France». La notizia arriva nel giorno in cui Alitalia ha comunicato i risultati del terzo trimestre, che vedono un utile netto di 7 milioni, in calo rispetto ai 27 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. La compagnia italiana, attraverso una nota, ha attribuito il risultato deludente al calo dei ricavi da traffico passeggeri. L’ indebitamento finanziario netto risulta pari a -813 milioni, in miglioramento rispetto agli 851 milioni al 30 giugno scorso, ma sempre, comunque, molto negativo. La nuova giornata di fuoco per Alitalia era cominciata con la notizia della svalutazioni del pacchetto di azioni del la compagnia italiana detenuta da AirFrance-Klm. Una decisione contenuta nella relazione trimestrale del gruppo franco -olandese, in cui si riferisce di un aumento del 29,1% del suo reddito operativo come risultato della ristrutturazione, ma il cui utile netto è risultato dimezzato, appesantito dal deprezzamento del valore dei titoli dell’ azienda italiana. AirFrance-Klm detiene il 25% del capitale di Alitalia e ha tempo fino a metà novembre per decidere se sottoscrivere o meno l’ aumento di capitale deciso dall’ azienda italiana. Ma qui arrivava la seconda doccia gelata per la compagnia italiana. Secondo la stampa francese infatti AirFrance-Klm sarebbe orientata ad un «no» all’ aumento di capitale. I media d’ Oltralpe però spiegano che la compagnia franco -olandese resterebbe comunque in agguato, in attesa delle difficoltà in cui Alitalia potrebbero ritrovarsi nei primi mesi del prossimo anno. Secondo «fonti concordanti», le possibilità di una partecipazione alla ricapitalizzazione di Alitalia da parte del gruppo franco -olandese sono «quasi nulle», perché non sarebbero state accolte le condizioni poste dal gruppo presieduto da Alexandre de Juniac, come la ristrutturazione del debito, la revisione del piano industriale e una maggiore intervento nella gestione. AirFrance-Klm si avvierebbe quindi a una diluizione della sua quota in Alitalia dal 25% attuale a meno del 10%. Le notizie provenienti dalla Francia hanno subito provocato la reazione, per prima quella del il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi, secondo cui «AirFrance resta il primo interlocutore, anche alla luce dei cinque anni di lavoro con Alitalia, ma se decidessero di non sottoscrivere l’ aumento di capitale in Alitalia, è evidente che un partner internazionale forte si deve trovare». Anche il Pd ha preso posizione, attraverso le parole di Antonio Misiani, tesoriere del partito: «Se AirFrance esce di scena è necessario ripensare la strategia industriale e lavorare per individuare un nuovo partner. Il tempo stringe e purtroppo paghiamo il disastro fatto da Berlusconi e dal Pdl, un disastro da 5 miliardi di euro». Sul fronte bancario, quello che potrebbe risultare maggiormente danneggiato dal passo indietro di AirFrance-Klm, sono arrivate le dichiarazioni dei due amministratori delegati delle banche impegnate nella partita, Unicredit ed Intesa San Paolo. Federico Ghizzoni. ad di Unicredit, ha spiegato che «l’ obiettivo di Unicredit non è di diventare socio di Alitalia, ma creare le condizioni affinché i soci sottoscrivano l’ aumento di capitale e questo abbia successo, per poi uscire dall’ equity». Il suo omologo in Intesa, Carlo Messina, ha ribadito che «bisognerà arrivare ad un accordo con un partner industriale che deve essere AirFrance, ma se non sarà così valuteremo una soluzione diversa». Intanto si muovono le associazioni di consumatori. Il Codacons ha chiesto all’ Enac di farsi garante dei viaggiatori: «Dopo le ultime notizie emerse in queste ore, e considerata la delicata fase di incertezza che coinvolge il futuro della compagnia aerea, è necessario garantire i collegamenti Alitalia a lungo termine, e il rispetto dei diritti dei passeggeri».
 

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