29 Febbraio 2020

Col virus gelo sul prezzi L’ inflazione è a zero nel mese di febbraio

la paura del contagio
di Francesca Conti MILANO Inflazione in stallo a febbraio. Nelle sue stime preliminari, l’ Istat rileva una variazione nulla su base mensile e un aumento dello 0,4% su base annua. Una frenata, anche se lieve, rispetto alla crescita dello 0,5% registrata a gennaio. Tra le associazioni dei consumatori si animano subito le discussioni sul fatto che il risultato rifletta o meno gli effetti dell’ epidemia di coronavirus. Per il Codacons l’ emergenza “inizia a far sentire i suoi effetti sugli indicatori economici nazionali”, mentre per l’ Unione Nazionale Consumatori non c’ “nessun effetto coronavi rus”. Più critica Confcommercio: “È sempre meno probabile evitare la recessione”. A spiegare la lieve decelerazione registrata a febbraio sono le componenti più volatili, ovvero i beni energetici non regolamentati (che passa da +3,2% a +1,5%) e beni alimentari non lavorati (da +0,8% a +0,2%) oltre ai servizi relativi ai trasporti. La dinamica dei prezzi di questi beni. L’ inflazione, sottolinea l’ istituto di statistica, “si conferma debole”. L’ inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari fre schi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono entrambe stabili a +0,8%. L’ inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’ indice generale e per la componente di fondo. Ad aumentare – anche se in misura contenuta – sono soprattutto i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona che ac Prezzi inchiodati L’ inflazione su base mensile è nulla, la variazione dei prezzi si attesta intorno allo 0%. celerano da +0,6% di gennaio a +0,7% di febbraio, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’ acquisto rallentano (da +1,3% a +1,0%). Subito dopo la pubblicazione dei dati le associazioni dei consumatori commentano con differenti punti di vista rispetto al tema coronavirus. Per il Codacons “è evidente che l’ allarme coronavirus ha avuto un impatto immediato sull’ inflazione”, perché la situazione in Italia “ha determinato un blocco generalizzato dei consumi da parte delle famiglie in quasi tutti i settori, a partire dai trasporti, e la riduzione della spesa ha contribuito a mantenere fermi i listini al dettaglio”. Non è d’ accordo l’ Unione nazionale consumatori: “La gran parte dei prezzi viene rilevata nei primi 15 giorni lavorativi del mese. Gli ultimi dati sono arrivati all’ Istat il 23 febbraio, ossia dopo il caso di Codogno”.

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