12 Luglio 2006

Codice appalti, voce a tutti

Vertice del ministro delle infrastrutture con le categorie per studiare le modifiche. Codice appalti, voce a tutti

Authority: l`Anas ha realizzato la metà dei lavori

Tavolo con le parti sociali, compresi i rappresentanti dei consumatori, per modificare le parti del codice appalti per le quali l`Italia non ha preso impegni vicncolanti con l`Ue. è quanto è stato deciso ieri al termine dell`incontro del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, con i rappresentanti delle associazioni direttamente coinvolte con l`entrata in vigore del codice degli appalti: Confindustria, Ance, Agi, Oice, Ancpl, Aniem, Cna, Adusbef, Confartigianato, Consiglio nazionale architetti, Consiglio nazionale ingegneri, Consiglio nazionale geologi, Fillea Cgil, Feneal Uil, Adiconsum, Aduc e Codacons. Di Pietro intende `riunire tutte le parti sociali per avviare il dialogo sulle possibili modifiche da apportare a quelle norme del codice ritenute facoltative e fare il punto della situazione per capire nella pratica cosa cambierà rispetto alla legge Merloni, secondo quanto si legge in una nota del ministero`. In particolare, `la discussione ha riguardato: il capitolato generale, l`avvalimento e l`appalto integrato`. Di Pietro ha proposto ai partecipanti della riunione di far pervenire al più presto ipotesi di modifiche che saranno utili per la formulazione finale del codice e la sua definitiva entrata in vigore con particolare riferimento alle norme facoltative.Intanto, ieri nel corso di un`audizione informale alla camera, il presidente dell`Authority di vigilanza sui lavori pubblici, Alfonso Maria Rossi Brigante, ha sostenuto che la rete autostradale è cresciuta meno del traffico e che l`Anas ha concluso soltanto metà, circa, dei lavori appaltati. Traffico e autostrade. Il primo aumenta senza sosta a ritmi sostenuti le seconde, anziché tenere il passo, crescono ma di poco. Se negli ultimi venti anni, infatti, il traffico è più che raddoppiato, registrando un aumento del 101,45%, la rete autostradale è cresciuta solo del 7,57%, una percentuale che corrisponde ad un`aggiunta di 379 chilometri nell`estensione delle tratte autostradali. Dati, questi, che fanno dell`Italia, il fanalino di coda in Europa sul fronte della dotazione delle infrastrutture autostradali. Precedenza a Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Danimarca, che, pur partendo da una situazione di svantaggio battono in lunghezza le autostrade del Belpaese. A fare il bilancio sullo stato di salute delle autostrade in Italia è il presidente dell`Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, Alfonso Rossi Brigante, che ieri in commissione ambiente della Camera ha riferito sulle prospettive di sviluppo del settore stradale. `Siamo passati da una situazione in cui nel 1975 eravamo secondi in Europa, mentre oggi ci hanno superato diversi paesi europei, tra cui Francia e Spagna` ha detto Brigante che ha evidenziato come il mancato potenziamento delle infrastrutture stradali renda l`Italia meno competitiva. `Il gap sul fronte delle infrastrutture ci penalizza anche sul piano della competitività. Basti dire che, per quanto riguarda il trasporto merci, il costo della logistica in Italia pesa per il 24% sui costi totali, con quattro, cinque, a volte anche dieci punti di differenza rispetto ad altri paesi europei`. Secondo il presidente dell`Autorità di vigilanza, le soluzioni vanno individuate `attraverso una migliore programmazione delle opere pubbliche, che tenga conto anche di una mutata sensibilità per i problemi dell`ambiente, da valutare anche in sede progettuale, e attraverso il potenziamento degli uffici tecnici, che devono essere dotati di professionalità in grado di controllare imprese e concessionarie`. A tal proposito Brigante ha ribadito il rischio di una `progressiva chiusura del mercato degli appalti autostradali`. La quota delle opere che le concessionarie possono realizzare in proprio o tramite società collegate, senza dare spazio a procedure di evidenza pubblica, è piuttosto considerevole. Inizialmente la quota massima era fissata al 20%, con successive convenzioni aggiuntive è stata elevata al 40% ed, in ultimo, nel 1999 è stato elevato al 60%. Limite confermato dalla legge Merloni, così come è stata modificata dalla legge 166/02, meglio nota come legge obiettivo.

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