Codacons si costituisce parte civile
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fonte:
- Il Quotidiano del Sud
BARI – Il Codacons annuncia la richiesta di costituirsi parte civile, anche in rappresentanza degli azionisti che si affideranno all’associazione entro il 18 gennaio, nell’udienza preliminare che inizierà il 28 gennaio nei confronti di tre ex amministratori della Banca Popolare di Bari, accusati di ostacolo alla vigilanza e false comunicazioni sociali, «che hanno contribuito a causare il dissesto della banca – dice l’associazione mandare in fumo i risparmi dei piccoli azionisti». Il Codacons, che già assiste centinaia di azionisti nell’altro processo in corso sulla gestione dell’istituto di credito barese, chiederà «il risarcimento del danno subito a causa della perdita di valore delle proprie azioni, oltre al danno morale» che l’associazione quantifica in «10 mila euro ciascuno». Il filone d’inchiesta al via il 28 gennaio è il secondo sulla vecchia governance della banca che arriva davanti al giudice, dopo quello in corso a carico di Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale, accusati di aver falsificato per anni i bilanci e i prospetti e di aver ostacolato l’attività di vigilanza di Bankitalia e Consob. Nel primo, le parti civili che hanno chiesto di costituirsi sono quasi 3mila Questo secondo procedimento, sulle cosiddette «operazioni baciate», riguarda di nuovo Gianluca Jacobini, con Giuseppe Marella e Nicola Loperfido, rispettivamente ex responsabili dell’Internal Audit e della Direzione Business della banca. Si tratta di uno dei filoni sulla gestione della banca, commissariata a dicembre 2019, relativo alle cosiddette “operazioni baciate”, che nell’aprile scorso ha portato al sequestro di beni per circa 16 milioni di euro. Nel procedimento sono individuate come persone offese Banca d’Italia e Consob. Stando alle indagini della guardia di finanza, coordinate dal procuratore facente funzione Roberto Rossi e dai sostituti Savina Toscani e Federico Perrone Capano, li indagati avrebbero concesso finanziamenti ad alcuni clienti della banca, prevalentemente grossi gruppi imprenditoriali, patto che poi fossero, almeno in parte, «direttamente o indirettamente utilizzati per l’acquisto di azioni proprie, complessivamente incidenti sui fondi propri della banca, in negativo, per 48,9 milioni di euro». l valore delle azioni così vendute, cioè, di fatto comprate con fondi della banca stessa, sarebbe poi stato inserito indebitamente nel patrimonio di vigilanza così falsificando e sovrastimando la situazione economica dell’istituto di credito. In questo modo gli ex dirigenti della Popolare di Bari avrebbero ingannato Bankitalia e tutti gli altri soci presentando una solidità finanziaria inesistente, «non corrispondente al vero» «sovrastimata».
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